Oggi, a Desenzano del Garda, il presidente della Fci Cordiano Dagnoni ha aperto i lavori Direttivo dell’Unione Ciclistica Internazionale, che ha scelto l’Italia come sede per la seconda volta dal 2022. In occasione dei saluti iniziali, il presidente ha ricordato che “…siamo tra i Paesi fondatori dell’Uci, fin dal 1900, e in questi 126 anni di storia ha fornito dirigenti in alcuni casi illuminati e visionari, come il presidentissimo Rodoni, che ha gestito una delle maggiori crisi del nostro sport, che rischiava di uscire dal programma olimpico. Ancora oggi i nostri dirigenti sono presenti con il loro contributo di esperienza ed idee, a cominciare dal vicepresidente Della Casa.
Negli ultimi dieci anni abbiamo ospitato sette Mondiali, tra i quali quelli su Strada del 2020 ad Imola, quando il mondo si è fermato per il Covid, organizzati perfettamente con pochissimo preavviso, evitando che non venissero assegnati, e permettendo al ciclismo di ripartire prima di altri sport. Le capacità organizzative delle nostre società sono state messe a disposizione per seguire l’UCI nell’evoluzione di questo sport, come dimostrano i primi Mondiali Gravel, organizzati nel 2022 in Veneto.
Un capacità confermata anche dagli impegni iridati che quest’anno saranno celebrati nel nostro Paese, MTB e Marathon (Val di Sole e Primero) oltre alle cinque prove di UCI WorldCup. Si prospetta un quadriennio ricco di appuntamenti: nel 2029 ci saranno i Mondiali Ciclocross a Le Bandie (TV), nel 2030 i Marathon in Val Gardena e nel 2031 i Super Mondiali in Trentino.
Il movimento italiano continua a produrre ciclisti (è il secondo paese più rappresentato nel gruppo dei professionisti, dopo il Belgio e insieme alla Francia), tecnici e personale che rappresentano energia vitale per un grande numero di team – ha poi ricordato Dagnoni -. Il ciclismo italiano non può fare a meno della dimensione universale dell’UCI e della capacità di questo organismo di gestire l’evoluzione di uno sport che ogni anno avvicina sempre più persone e culture. E la stessa UCI, d’altra parte – ha concluso il presidente federale -, trae la propria forza dalle capacità di tutte le federazioni che la costituiscono, tra le quali la FCI porta un contributo di storia e passione unici e sempre attuali, pur essendo tra le federazioni più antiche”.

