Una vicenda legata al doping si è trasformata in un gesto concreto di responsabilità e attenzione al territorio. A Sampieri è stato consegnato nei giorni scorsi un assegno alla Casa Gialla Sul Molo APS, realtà impegnata nel sociale e recentemente colpita dai danni provocati dal ciclone Harry.
La donazione nasce dall’accordo raggiunto tra l’ASD Team Nuova Avir e un ciclista siciliano coinvolto, nell’aprile scorso, in una vicenda doping emersa a margine di una competizione svoltasi a Ragusa. A indicare l’associazione beneficiaria è stato lo stesso atleta, nell’ambito dell’intesa definita con la società sportiva.
L’iniziativa affonda le radici in una clausola etica inserita nel regolamento interno del Team Nuova Avir e fortemente voluta dall’avvocato Giovanni Lotà, vicepresidente della società. «Fin dalla nascita del team avevamo deciso che qualsiasi episodio negativo dovesse essere trasformato in qualcosa di positivo – ha spiegato Lotà –. L’obiettivo era fare in modo che un errore potesse diventare occasione di rinascita e di aiuto per la comunità».
Alla consegna dell’assegno era presente anche Ignazio Saia, consigliere nazionale della Federazione Ciclistica Italiana, che ha espresso la vicinanza della FCI alla società ragusana e il sostegno al valore educativo dell’iniziativa. "La Federazione da tempo combatte il fenomeno e valuta con positività qualsiasi iniziativa che tende a sensibilizzare sul tema. Vicinanza alla società, che ha trovato un modo per accendere l'attenzione sul problema."
Particolarmente sentito anche l’intervento del presidente del Team Nuova Avir, Gianni Licitra: «Sono amareggiato per quanto accaduto, ma anche per l’atteggiamento assunto da alcune società nei nostri confronti. Qualcuno ci ha fatto sentire quasi un problema. Io invece penso che il problema sia chi il doping lo tollera, chi lo giustifica e chi non lo combatte. Con questa iniziativa stiamo cercando di dare un segnale chiaro e concreto».
Soddisfazione è stata espressa da Simona Trombetta, presidente della Casa Gialla Sul Molo APS: «Per noi è un aiuto importante, ma soprattutto apprezziamo il valore etico dell’iniziativa. È il coraggio di chi sbaglia, se ne assume la responsabilità e prova a trasformare quell’errore in qualcosa di utile per gli altri».
Il gesto conferma come la lotta al doping non passi soltanto attraverso le sanzioni, ma anche attraverso percorsi di responsabilizzazione, educazione e restituzione alla comunità. Un messaggio che il ciclismo deve continuare a promuovere con fermezza, nella tutela dei propri valori e della credibilità dello sport.
