BELRICETTO (RA) – C’è un filo rosso e verde che attraversa ottant’anni di storia e torna a vibrare potente sulle strade della campagna romagnola. È quello della “59° Coppa Belricetto – 28° Memorial Ezio Gualandi”, classica nazionale riservata alla categoria Juniores, organizzata nel cuore della piccola ma generosa frazione lughese dalla S.C. Ariete del presidente Alcide Cevenini.

Un appuntamento che quest’anno assume un significato ancora più profondo, inserendosi nelle celebrazioni dell’80° S.C. Ariete 1946-2026, un traguardo che racconta un’epopea sportiva nata dalle macerie della guerra e diventata patrimonio identitario di un territorio. E come nella migliore tradizione della grande cronaca sportiva, sarà anche l’apertura ufficiale della stagione Juniores in Emilia-Romagna, primo squillo dell’anno per il ciclismo giovanile regionale.

Era il 1946 quando, in una Belricetto ancora ferita dal ciclone devastatore del secondo conflitto mondiale, la passione prese il sopravvento sulle difficoltà. In aperta campagna, dove i ragazzi si dividevano tra il calcetto improvvisato accanto al campanile dell’oratorio e le prime corse in sella a pesanti velocipedi di ferro, un gruppo di visionari: Elviro “e Gras”, Aldo “Garion”, Giovanni “Ministron”, Giovanni “Tazaren” e il cantoniere Federico detto “Rizon”, diedero vita alla S.C. Ariete. Organizzarono la prima Coppa Martiri per dilettanti e la vittoria inaugurale sorrise al felsineo Moravio Dozza. Fu l’alba di una storia che avrebbe portato i “rosso e verdi” a diventare una macchina organizzativa collaudata, simbolo di efficienza e passione, con schiere di volontari instancabili e le rombanti moto Guzzi a scortare il gruppo sbucando dall’ultima curva di via Mazzola, in un’immagine rimasta scolpita nella memoria collettiva. Oggi quello stesso spirito anima la 59ª edizione della Coppa Belricetto, prova tra le più attese del calendario Juniores (ragazzi di 17-18 anni), crocevia fondamentale per i talenti di prima categoria internazionale e primo banco di prova stagionale sulle strade emiliano-romagnole.

Grazie alla collaborazione con la S.C. Francesco Baracca di Lugo, tutto è pronto per una giornata che profuma di grande ciclismo: partenza dal centro cittadino alle ore 13:30, quindi il circuito di 5,1 chilometri che toccherà le vie Maiano, Dell’Olmo, Mazzola e Fiumazzo, da ripetersi 18 volte per un totale di km 91,8. Un tracciato pianeggiante ma nervoso, apparentemente semplice ma insidioso, dove il vento della pianura può spezzare il gruppo e diventare giudice severo, e dove serviranno lucidità, gambe e spirito di squadra per restare davanti quando la corsa entrerà nel vivo. L’arrivo è previsto attorno alle 15:30, quando Belricetto si fermerà per applaudire il successore di Valentino Kamberaj, vincitore uscente in maglia Ausonia. Sarà ancora una volta il trionfo di una comunità che, da ottant’anni, vive il ciclismo non solo come sport ma come identità. Perché qui, tra le strade bianche e l’asfalto che profuma di pianura, ogni pedalata è memoria e futuro insieme. E quando si abbasserà la bandierina del via, Belricetto tornerà capitale del ciclismo giovanile, nel segno di una storia che continua a correre veloce.

FOTO CREDIT STEFANO E LUCIA BALLANDI

Emilia Romagna - A Belriccetto si alza il sipario sugli Juniores

BELRICETTO (RA) – C’è un filo rosso e verde che attraversa ottant’anni di storia e torna a vibrare potente sulle strade della campagna romagnola. È quello della “59° Coppa Belricetto – 28° Memorial Ezio Gualandi”, classica nazionale riservata alla categoria Juniores, organizzata nel cuore della piccola ma generosa frazione lughese dalla S.C. Ariete del presidente Alcide Cevenini.

Un appuntamento che quest’anno assume un significato ancora più profondo, inserendosi nelle celebrazioni dell’80° S.C. Ariete 1946-2026, un traguardo che racconta un’epopea sportiva nata dalle macerie della guerra e diventata patrimonio identitario di un territorio. E come nella migliore tradizione della grande cronaca sportiva, sarà anche l’apertura ufficiale della stagione Juniores in Emilia-Romagna, primo squillo dell’anno per il ciclismo giovanile regionale.

Era il 1946 quando, in una Belricetto ancora ferita dal ciclone devastatore del secondo conflitto mondiale, la passione prese il sopravvento sulle difficoltà. In aperta campagna, dove i ragazzi si dividevano tra il calcetto improvvisato accanto al campanile dell’oratorio e le prime corse in sella a pesanti velocipedi di ferro, un gruppo di visionari: Elviro “e Gras”, Aldo “Garion”, Giovanni “Ministron”, Giovanni “Tazaren” e il cantoniere Federico detto “Rizon”, diedero vita alla S.C. Ariete. Organizzarono la prima Coppa Martiri per dilettanti e la vittoria inaugurale sorrise al felsineo Moravio Dozza. Fu l’alba di una storia che avrebbe portato i “rosso e verdi” a diventare una macchina organizzativa collaudata, simbolo di efficienza e passione, con schiere di volontari instancabili e le rombanti moto Guzzi a scortare il gruppo sbucando dall’ultima curva di via Mazzola, in un’immagine rimasta scolpita nella memoria collettiva. Oggi quello stesso spirito anima la 59ª edizione della Coppa Belricetto, prova tra le più attese del calendario Juniores (ragazzi di 17-18 anni), crocevia fondamentale per i talenti di prima categoria internazionale e primo banco di prova stagionale sulle strade emiliano-romagnole.

Grazie alla collaborazione con la S.C. Francesco Baracca di Lugo, tutto è pronto per una giornata che profuma di grande ciclismo: partenza dal centro cittadino alle ore 13:30, quindi il circuito di 5,1 chilometri che toccherà le vie Maiano, Dell’Olmo, Mazzola e Fiumazzo, da ripetersi 18 volte per un totale di km 91,8. Un tracciato pianeggiante ma nervoso, apparentemente semplice ma insidioso, dove il vento della pianura può spezzare il gruppo e diventare giudice severo, e dove serviranno lucidità, gambe e spirito di squadra per restare davanti quando la corsa entrerà nel vivo. L’arrivo è previsto attorno alle 15:30, quando Belricetto si fermerà per applaudire il successore di Valentino Kamberaj, vincitore uscente in maglia Ausonia. Sarà ancora una volta il trionfo di una comunità che, da ottant’anni, vive il ciclismo non solo come sport ma come identità. Perché qui, tra le strade bianche e l’asfalto che profuma di pianura, ogni pedalata è memoria e futuro insieme. E quando si abbasserà la bandierina del via, Belricetto tornerà capitale del ciclismo giovanile, nel segno di una storia che continua a correre veloce.

FOTO CREDIT STEFANO E LUCIA BALLANDI

Carica Altro

Emilia Romagna - A Belriccetto si alza il sipario sugli Juniores

BELRICETTO (RA) – C’è un filo rosso e verde che attraversa ottant’anni di storia e torna a vibrare potente sulle strade della campagna romagnola. È quello della “59° Coppa Belricetto – 28° Memorial Ezio Gualandi”, classica nazionale riservata alla categoria Juniores, organizzata nel cuore della piccola ma generosa frazione lughese dalla S.C. Ariete del presidente Alcide Cevenini.

Un appuntamento che quest’anno assume un significato ancora più profondo, inserendosi nelle celebrazioni dell’80° S.C. Ariete 1946-2026, un traguardo che racconta un’epopea sportiva nata dalle macerie della guerra e diventata patrimonio identitario di un territorio. E come nella migliore tradizione della grande cronaca sportiva, sarà anche l’apertura ufficiale della stagione Juniores in Emilia-Romagna, primo squillo dell’anno per il ciclismo giovanile regionale.

Era il 1946 quando, in una Belricetto ancora ferita dal ciclone devastatore del secondo conflitto mondiale, la passione prese il sopravvento sulle difficoltà. In aperta campagna, dove i ragazzi si dividevano tra il calcetto improvvisato accanto al campanile dell’oratorio e le prime corse in sella a pesanti velocipedi di ferro, un gruppo di visionari: Elviro “e Gras”, Aldo “Garion”, Giovanni “Ministron”, Giovanni “Tazaren” e il cantoniere Federico detto “Rizon”, diedero vita alla S.C. Ariete. Organizzarono la prima Coppa Martiri per dilettanti e la vittoria inaugurale sorrise al felsineo Moravio Dozza. Fu l’alba di una storia che avrebbe portato i “rosso e verdi” a diventare una macchina organizzativa collaudata, simbolo di efficienza e passione, con schiere di volontari instancabili e le rombanti moto Guzzi a scortare il gruppo sbucando dall’ultima curva di via Mazzola, in un’immagine rimasta scolpita nella memoria collettiva. Oggi quello stesso spirito anima la 59ª edizione della Coppa Belricetto, prova tra le più attese del calendario Juniores (ragazzi di 17-18 anni), crocevia fondamentale per i talenti di prima categoria internazionale e primo banco di prova stagionale sulle strade emiliano-romagnole.

Grazie alla collaborazione con la S.C. Francesco Baracca di Lugo, tutto è pronto per una giornata che profuma di grande ciclismo: partenza dal centro cittadino alle ore 13:30, quindi il circuito di 5,1 chilometri che toccherà le vie Maiano, Dell’Olmo, Mazzola e Fiumazzo, da ripetersi 18 volte per un totale di km 91,8. Un tracciato pianeggiante ma nervoso, apparentemente semplice ma insidioso, dove il vento della pianura può spezzare il gruppo e diventare giudice severo, e dove serviranno lucidità, gambe e spirito di squadra per restare davanti quando la corsa entrerà nel vivo. L’arrivo è previsto attorno alle 15:30, quando Belricetto si fermerà per applaudire il successore di Valentino Kamberaj, vincitore uscente in maglia Ausonia. Sarà ancora una volta il trionfo di una comunità che, da ottant’anni, vive il ciclismo non solo come sport ma come identità. Perché qui, tra le strade bianche e l’asfalto che profuma di pianura, ogni pedalata è memoria e futuro insieme. E quando si abbasserà la bandierina del via, Belricetto tornerà capitale del ciclismo giovanile, nel segno di una storia che continua a correre veloce.

FOTO CREDIT STEFANO E LUCIA BALLANDI