2^ sezione - Pronuncia

Comunicato N. 15 del 17 dicembre 2018

Tribunale Federale

Nell’udienza collegiale, ritualmente convocata, svoltasi in data 17 dicembre 2018 presso la sede della Federazione Ciclistica Italiana sita in Roma, Stadio Olimpico -  Curva Nord, presenti: il Presidente Avv. Adriano Simonetti, componenti Avv. Laura Olivieri, Avv. Andrea Leggieri, nonché il Segretario, Sig.ra Claudia Giusti (Funzionario F.C.I.), il Tribunale Federale, II Sezione, ha emesso le seguenti pronunce:

 

DECISIONE

nel giudizio

introdotto dal ricorso iscritto al R.G. ricorsi n. 29 del 2018, presentato in data 24 settembre 2018 dal sig. Giorgio Masini  rappresentato e difeso dall’ avv. Riccardo Vitali

CONTRO

la Federazione Ciclistica Italiana, nella persona del proprio legale rappresentante p.t. rappresentata e difesa dall’ avv. Nuri Venturelli,

PER L’ANNULLAMENTO

della delibera n. 174 emessa dal Consiglio Federale il 26 luglio 2018 con la quale è stato disposto il Commissariamento del Comitato Provinciale di Terni con nomina a Commissario Straordinario del Vice Presidente Vicario FCI Daniela Isetti e del comunicato FCI con il quale è stato reso noto il Commissariamento del Comitato Provinciale di Terni;

visti il ricorso e gli allegati;

vista la memoria di costituzione della FCI;

visti e ritenuti inammissibili, per quanto sarà oltre detto, i motivi aggiunti del ricorrente del 15.11.2018 e le pur autorizzate note difensive in ordine ai motivi aggiunti, depositate dalla FCI;

uditi, alle udienze pubbliche del 16 novembre e del 6 dicembre 2018,  l’ avv.  Vitali per il ricorrente sig. Masini, e, per la resistente, l’ avv. Nuri Venturelli;

richiamato il provvedimento emesso a scioglimento della riserva assunta all’udienza del 16 novembre 2018, con cui il Tribunale ha dichiarato la tempestività del ricorso presentato dall’odierno ricorrente, stante l’applicabilità della normativa sulla sospensione dei termini feriali al caso di specie, per le ragioni ivi addotte;

visti tutti gli atti e i documenti di causa;

udito il relatore, avv. Laura Olivieri

Ritenuto in fatto

Con ricorso notificato il 24.9.2018, il sig. Giorgio Masini, Presidente del Comitato Provinciale di Perugia della FCI, ha impugnato la delibera del 26 luglio 2018 emessa dal Consiglio Federale, con la quale è stato disposto il Commissariamento del Comitato Provinciale di Terni, con contestuale nomina di un Commissario Straordinario nella persona del Vice Presidente Vicario FCI sig.ra Daniela Isetti.

Ha dedotto il ricorrente di aver avuto notizia del commissariamento solo con comunicazione a firma del segretario generale della FCI ricevuta il 9 agosto 2018 e di aver formalizzato richiesta di accesso agli atti per meglio comprendere le ragioni del grave provvedimento, riservandosi motivi aggiunti ed impugnando ora per allora i predetti provvedimenti siccome irrituali ed infondati.

In particolare il ricorrente ha dedotto che la delibera sarebbe stata adottata in “spregio delle perentorie disposizioni statutarie al riguardo” con conseguente illegittimità del provvedimento. Nel merito, il ricorrente ha reclamato la piena “operatività” del Comitato Provinciale di Terni che si sarebbe contraddistinto per aver svolto sempre e al meglio le proprie funzioni istituzionali, in linea con le disposizioni statutarie e con l’ordinamento federale; testimonianza di ciò si avrebbe nel numero delle società membre, nelle gare organizzate e nei ripetuti attestati di stima ricevuti dal “governo centrale”.

Ha infine "adombrato” una pretesa connessione tra il commissariamento oggetto dell’odierno procedimento ed il precedente commissariamento del Comitato Regionale Umbro.

Ha quindi chiesto l’annullamento del provvedimento impugnato.

Si è costituita la FCI deducendo preliminarmente la inammissibilità dell’impugnazione relativa al comunicato, in quanto non avente valore dignità di atto amministrativo da cui derivino effetti esecutivi. Ha poi eccepito la tardività del ricorso deducendo il mancato rispetto del termine di gg. 30 per la posposizione dello stesso, decorrenti dalla comunicazione del 9.8.2018 inviata dal segretario generale al ricorrente.

Nel merito, ha eccepito l’inammissibilità del ricorso per difetto di legittimazione attiva del ricorrente, richiamando l’art. 39 secondo comma dello Statuto Federale e rilevando che il ricorrente non ricoprirebbe nè la carica di componente del Consiglio Federale, nè quella di componente del Collegio Federale.

Ha poi rilevato la sussistenza di logica ed esaustiva motivazione del provvedimento impugnato dal quale emergerebbero con chiarezza:

a) la sussistenza di attività istruttoria quale presupposto della delibera;

b) l’individuazione degli elementi di fatto che dimostrano il malfunzionamento del Comitato e la presenza di reiterate violazioni della normativa federale: inerzia del Consiglio Direttivo nelle attività istituzionali; abbattimento del complesso dell’attività federale con grave riduzione del numero dei tesserati e delle società affiliate.

Ha pertanto chiesto il rigetto del ricorso.

Il ricorrente ha poi depositato in data 15 novembre 2018 motivi aggiunti di ricorso cui ha replicato la FCI con memoria autorizzata in data 30 novembre 2018.  

***

Motivi della decisione

Preliminarmente, richiamato il provvedimento emesso a scioglimento della riserva assunta all’udienza del 16 novembre 2018 in merito alla tempestività del ricorso introduttivo del presente giudizio, si deve esaminare la ritualità del deposito dei motivi aggiunti da parte del ricorrente.

Sul punto, il Tribunale ritiene inammissibile il deposito di tali motivi aggiunti e della relativa documentazione allegata, non potendosi operare nel caso di specie un’estensione analogica delle norme sul processo amministrativo; ed infatti, come dichiarato dallo stesso ricorrente nei motivi aggiunti, egli ha ricevuto, in “evasione della propria richiesta di accesso agli atti”, copia delibera impugnata prima della proposizione del ricorso principale (depositato il 24 settembre 2018); tutte le relative doglianze potevano e dovevano dunque confluire nel ricorso principale.

Si dispone pertanto lo stralcio di detti motivi aggiunti e delle pur autorizzate note della FCI. 

In merito all’eccezione di carenza di legittimazione attiva del sig. Masini, sollevata della FCI, per non risultare lo stesso tra i soggetti legittimati ex art. 39 comma 2 del Regolamento di Giustizia Federale ad impugnare la delibera, si ritiene che l’eccezione sia infondata.

Se, infatti, il richiamato secondo comma dell’art. 39 attribuisce il potere di impugnativa delle delibere consiliari alle componenti istituzionali del Consiglio Federale ed al Collegio dei Revisori dei Conti e non ai singoli tesserati e/o alle singole Società affiliate, è altrettanto vero che la disposizione che lo precede, l’art. 38, prevede inequivocabilmente una clausola di salvezza e residuale per tutte le ipotesi in cui, in presenza di situazioni giuridiche protette nell’ordinamento federale, non sia stato instaurato né risulti pendente un procedimento dinanzi agli organi di giustizia sportiva.

Ad avviso di questo Collegio, quindi, la mancata impugnativa della delibera di commissariamento da parte dei soggetti istituzionali individuati a norma del secondo comma dell’art. 39, apre un varco di tutela e legittima i soggetti terzi portatori di situazioni giuridiche protette nell’ordinamento federale quale è nel caso di specie il Presidente del Comitato provinciale sig. Masini, ad agire a tutela degli stessi ai sensi dell’art. 38.

Nel merito del ricorso, esaminati tutti gli atti di causa e tutta la documentazione prodotta, alla luce delle superiori premesse, la Corte ritiene che il provvedimento impugnato sia immune dalle censure dedotte dal ricorrente, per i motivi che di seguito saranno indicati.

Il ricorrente lamenta in sostanza che non sussisterebbero i presupposti di legge per disporre il Commissariamento del Comitato provinciale di Terni e che il provvedimento impugnato sarebbe carente di motivazione.

Sul punto, la Corte ritiene di confermare quanto già espresso in altre precedenti pronunce, aventi ad oggetto la medesima fattispecie. In particolare, si ritiene che lo scioglimento di un Comitato – come di ogni altro organo elettivo federale – non ha carattere sanzionatorio e non costituisce incolpazione nei confronti del presidente o dei componenti dell’organo disciolto. Come tale, non necessita di particolari ritualità o di specifiche motivazioni. Inoltre, seguendo la teoria “sostanzialista”, si deve aderire alla impostazione che, andando oltre la previsione di cui all’art. 3 comma 3, l. 241/90, invocata dal ricorrente, reputa l’obbligo di motivazione non violato quando, anche a prescindere dal tenore letterale dell’atto finale, i documenti dell’istruttoria offrano elementi sufficienti ed univoci dai quali posano essere ricostruiti le concrete ragioni e l’iter motivazionale della determinazione assunta. Di conseguenza, le motivazioni obiettive per lo scioglimento di un Comitato, come in altri casi di scioglimento e nomina di un commissario, possono ritenersi viziate soltanto per violazione dei principi di trasparenza, imparzialità, razionalità, ovvero quando i documenti ed i fatti assunti come motivo non permettano di ricostruire le ragioni e l’iter del provvedimento. Circostanze tutte, queste ultime, che non si ritengono sussistere nel caso di specie.

Ed infatti, dalla lettura degli atti di causa, nessun dubbio emerge circa le cause che hanno indotto l'organo amministrativo a disporre il commissariamento del Comitato Provinciale di Terni: la delibera impugnata, infatti, richiama espressamente gli elementi istruttori che hanno costituito il presupposto del provvedimento; in particolare, si richiama la relazione del Commissario Straordinario per l’Umbria, che ha riferito in ordine alla circostanza che “il Comitato provinciale non ha svolto negli ultimi mesi alcuna attività effettiva; in particolare non ha svolto attività di coordinamento delle società del territorio, non ha effettuato riunioni con le medesime, non ha provveduto alla formulazione di proposte di manifestazioni o gare, o comunque di iniziative dirette allo sviluppo al miglioramento delle attività del territorio”; di tale circostanze si è avuta conferma dagli  Uffici Federali, i quali hanno confermato che “per il periodo settembre 2017/luglio 2018 non sono stati trasmessi verbali di  riunioni del consiglio del comitato provinciale”. Infine, nella medesima delibera, si è evidenziato che da un’analisi a raffronto dei dati relativi al numero delle società affiliate, al numero dei tesserati ed al numero delle gare effettuate, emerge che, il complesso dell’attività del Comitato Provinciale di Terni presenta di anno in anno un decremento crescente, arrivando nel triennio 2016/2017/2018 ad una riduzione di un terzo  delle società affiliate, alla riduzione di circa il 20% dei tesserati ed un abbattimento di oltre il 50%  delle gare effettuate.” 

In definitiva, la delibera impugnata esplicita in modo chiaro ed indiscutibile quali siano state le norme regolamentari e statutarie violate, individuando gli elementi di fatto che dimostrano la constatata impossibilità di funzionamento del comitato provinciale, integrante la previsione di cui all'art. 16 comma J) dello Statuto federale.

Nessuna censura pertanto può essere avanzata né in termini di difetto di motivazione né in termini di mancanza dei presupposti dell’impugnato commissariamento.

P.Q.M.

 

IL TRIBUNALE FEDERALE SEZIONE SECONDA

RESPINGE il ricorso.

Compensa integralmente le spese tra le parti.

Così deciso in Roma, nella sede della Federazione Ciclistica Italiana, il 17 dicembre 2018

 

DECISIONE

nel giudizio

introdotto dal ricorso iscritto al R.G. ricorsi n. 30 del 2018, presentato in data 24 settembre 2018 dal sig. Alberto Stefanecchia rappresentato e difeso dall’ avv. Riccardo Vitali

CONTRO

la Federazione Ciclistica Italiana, nella persona del proprio legale rappresentante p.t. rappresentata e difesa dall’ avv. Nuri Venturelli,

PER L’ANNULLAMENTO

della delibera n. 175 emessa dal Consiglio Federale il 26 luglio 2018 con la quale è stato disposto il Commissariamento del Comitato Provinciale di Perugia con nomina a Commissario Straordinario del Vice Presidente Vicario FCI Daniela Isetti e del comunicato FCI con il quale è stato reso noto il Commissariamento del Comitato Provinciale Perugia;

visti il ricorso e gli allegati;

vista la memoria di costituzione della FCI;

visti e ritenuti inammissibili, per quanto sarà oltre detto, i motivi aggiunti del ricorrente del 15.11.2018 e le pur autorizzate note difensive in ordine ai motivi aggiunti, depositate dalla FCI;

uditi, alle udienze pubbliche del 16 novembre e del 6 dicembre 2018,  l’ avv.  Vitali per il ricorrente sig. Stafanecchia, e, per la resistente, l’ avv. Nuri Venturelli;

richiamato il provvedimento emesso a scioglimento della riserva assunta all’udienza del 16 novembre 2018, con cui il Tribunale ha dichiarato la tempestività del ricorso presentato dall’odierno ricorrente, stante l’applicabilità della normativa sulla sospensione dei termini feriali al caso di specie, per le ragioni ivi addotte;

visti tutti gli atti e i documenti di causa;

udito il relatore, avv. Laura Olivieri

 

Ritenuto in fatto

Con ricorso notificato il 24.9.2018, il sig. Alberto Stefanecchia, Presidente del Comitato Provinciale di Perugia della FCI, ha impugnato la delibera del 26 luglio 2018 emessa dal Consiglio Federale, con la quale è stato disposto il Commissariamento del Comitato Provinciale di Perugia, con contestuale nomina di un Commissario Straordinario nella persona del Vice Presidente Vicario FCI sig.ra Daniela Isetti.

Ha dedotto il ricorrente di aver avuto notizia del commissariamento solo con comunicazione a firma del segretario generale della FCI ricevuta il 18 agosto 2018 e di aver formalizzato richiesta di accesso agli atti per meglio comprendere le ragioni del grave provvedimento, riservandosi motivi aggiunti ed impugnando ora per allora i predetti provvedimenti siccome irrituali ed infondati.

In particolare il ricorrente ha dedotto che la delibera sarebbe stata adottata in “spregio delle perentorie disposizioni statutarie al riguardo” con conseguente illegittimità del provvedimento. Nel merito, il ricorrente ha reclamato la piena “operatività” del Comitato Provinciale di Perugia che si sarebbe contraddistinto per aver svolto sempre e al meglio le proprie funzioni istituzionali, in linea con le disposizioni statutarie e con l’ordinamento federale; testimonianza di ciò si avrebbe nel numero delle società membre, nelle gare organizzate e nei ripetuti attestati di stima ricevuti dal “governo centrale”.

Ha infine "adombrato” una pretesa connessione tra il commissariamento oggetto dell’odierno procedimento ed il precedente commissariamento del Comitato Regionale Umbro.

Ha quindi chiesto l’annullamento del provvedimento impugnato.

Si è costituita la FCI deducendo preliminarmente la inammissibilità dell’impugnazione relativa al comunicato, in quanto non avente valore dignità di atto amministrativo da cui derivino effetti esecutivi. Ha poi eccepito la tardività del ricorso deducendo il mancato rispetto del termine di gg. 30 per la posposizione dello stesso, decorrenti dalla comunicazione del 18.8.2018 inviata dal segretario generale al ricorrente.

Nel merito, ha eccepito l’inammissibilità del ricorso per difetto di legittimazione attiva del ricorrente, richiamando l’art. 39 secondo comma dello Statuto Federale e rilevando che il ricorrente non ricoprirebbe nè la carica di componente del Consiglio Federale, nè quella di componente del Collegio Federale.

Ha poi rilevato la sussistenza di logica ed esaustiva motivazione del provvedimento impugnato dal quale emergerebbero con chiarezza:

a) la sussistenza di attività istruttoria quale presupposto della delibera;

b) l’individuazione degli elementi di fatto che dimostrano il malfunzionamento del Comitato e la presenza di reiterate violazioni della normativa federale:  inerzia del Consiglio Direttivo nelle attività istituzionali; abbattimento del complesso dell’attività federale con grave riduzione del numero dei tesserati e delle società affiliate.

Ha pertanto chiesto il rigetto del ricorso.

Il ricorrente ha poi depositato in data 15 novembre 2018 motivi aggiunti di ricorso cui ha replicato la FCI con memoria autorizzata in data 30 novembre 2018.  

***

Motivi della decisione

Preliminarmente, richiamato il provvedimento emesso a scioglimento della riserva assunta all’udienza del 16 novembre 2018 in merito alla tempestività del ricorso introduttivo del presente giudizio, si deve esaminare la ritualità del deposito dei motivi aggiunti da parte del ricorrente.

Sul punto, il Tribunale ritiene inammissibile il deposito di tali motivi aggiunti e della relativa documentazione allegata, non potendosi operare nel caso di specie un’estensione analogica delle norme sul processo amministrativo; ed infatti, come dichiarato dallo stesso ricorrente nei motivi aggiunti, egli ha ricevuto, in “evasione della propria richiesta di accesso agli atti”, copia delibera impugnata, in data 19.9.2018, dunque prima della proposizione del ricorso principale (depositato il 24 settembre 2018); tutte le relative doglianze potevano e dovevano dunque confluire nel ricorso principale.

Si dispone pertanto lo stralcio di detti motivi aggiunti e delle pur autorizzate note della FCI. 

In merito all’eccezione di carenza di legittimazione attiva del sig. Stefanecchia, sollevata della FCI, per non risultare lo stesso tra i soggetti legittimati ex art. 39 comma 2 del Regolamento di Giustizia Federale ad impugnare la delibera, si ritiene che l’eccezione sia infondata.

Se, infatti, il richiamato secondo comma dell’art. 39 attribuisce il potere di impugnativa delle delibere consiliari alle componenti istituzionali del Consiglio Federale ed al Collegio dei Revisori dei Conti e non ai singoli tesserati e/o alle singole Società affiliate, è altrettanto vero che la disposizione che lo precede, l’art. 38, prevede inequivocabilmente una clausola di salvezza e residuale per tutte le ipotesi in cui, in presenza di situazioni giuridiche protette nell’ordinamento federale, non sia stato instaurato né risulti pendente un procedimento dinanzi agli organi di giustizia sportiva.

Ad avviso di questo Collegio, quindi, la mancata impugnativa della delibera di commissariamento da parte dei soggetti istituzionali individuati a norma del secondo comma dell’art. 39, apre un varco di tutela e legittima i soggetti terzi portatori di situazioni giuridiche protette nell’ordinamento federale quale è nel caso di specie il Presidente del Comitato provinciale sig. Stefanecchia, ad agire a tutela degli stessi ai sensi dell’art. 38.

Nel merito del ricorso, esaminati tutti gli atti di causa e tutta la documentazione prodotta, alla luce delle superiori premesse, la Corte ritiene che il provvedimento impugnato sia immune dalle censure dedotte dal ricorrente, per i motivi che di seguito saranno indicati.

Il ricorrente lamenta in sostanza che non sussisterebbero i presupposti di legge per disporre il Commissariamento del Comitato provinciale di Perugia e che il provvedimento impugnato sarebbe carente di motivazione.

Sul punto, la Corte ritiene di confermare quanto già espresso in altre precedenti pronunce, aventi ad oggetto la medesima fattispecie. In particolare, si ritiene che lo scioglimento di un Comitato – come di ogni altro organo elettivo federale – non ha carattere sanzionatorio e non costituisce incolpazione nei confronti del presidente o dei componenti dell’organo disciolto. Come tale, non necessita di particolari ritualità o di specifiche motivazioni. Inoltre, seguendo la teoria “sostanzialista”, si deve aderire alla impostazione che, andando oltre la previsione di cui all’art. 3 comma 3, l. 241/90, invocata dal ricorrente, reputa l’obbligo di motivazione non violato quando, anche a prescindere dal tenore letterale dell’atto finale, i documenti dell’istruttoria offrano elementi sufficienti ed univoci dai quali posano essere ricostruiti le concrete ragioni e l’iter motivazionale della determinazione assunta. Di conseguenza, le motivazioni obiettive per lo scioglimento di un Comitato, come in altri casi di scioglimento e nomina di un commissario, possono ritenersi viziate soltanto per violazione dei principi di trasparenza, imparzialità, razionalità, ovvero quando i documenti ed i fatti assunti come motivo non permettano di ricostruire le ragioni e l’iter del provvedimento. Circostanze tutte, queste ultime, che non si ritengono sussistere nel caso di specie.

Ed infatti, dalla lettura degli atti di causa, nessun dubbio emerge circa le cause che hanno indotto l'organo amministrativo a disporre il commissariamento del Comitato Provinciale di Perugia: la delibera impugnata, infatti, richiama espressamente gli elementi istruttori che hanno costituito il presupposto del provvedimento; in particolare, si richiama la relazione del Commissario Straordinario per l’Umbria, che ha riferito in ordine alla circostanza che “il Comitato provinciale non ha svolto negli ultimi mesi alcuna attività effettiva; in particolare non ha svolto attività di coordinamento delle società del territorio, non ha effettuato riunioni con le medesime, non ha provveduto alla formulazione di proposte di manifestazioni o gare, o comunque di iniziative dirette allo sviluppo al miglioramento delle attività del territorio”; di tale circostanze si è avuta conferma dagli  Uffici Federali, i quali hanno confermato che “per il periodo settembre 2017/luglio 2018 non sono stati trasmessi verbali di  riunioni del consiglio del comitato provinciale”. Infine, nella medesima delibera, si è evidenziato che da un’analisi a raffronto dei dati relativi al numero delle società affiliate, al numero dei tesserati ed al numero delle gare effettuate, emerge che, rispetto all’anno precedente, il complesso dell’attività del Comitato Provinciale di Perugia presenta un rilevante decremento, passando le società affiliate da 70 a 59, i tesserati da 2642 a 2110 e le gare effettuate da 107 a 84. 

In definitiva, la delibera impugnata esplicita in modo chiaro ed indiscutibile quali siano state le norme regolamentari e statutarie violate, individuando gli elementi di fatto che dimostrano la constatata impossibilità di funzionamento del comitato provinciale, integrante la previsione di cui all'art. 16 comma J) dello Statuto federale.

Nessuna censura pertanto può essere avanzata né in termini di difetto di motivazione né in termini di mancanza dei presupposti dell’impugnato commissariamento.

P.Q.M.

 

IL TRIBUNALE FEDERALE SEZIONE SECONDA

RESPINGE il ricorso.

Compensa integralmente le spese tra le parti.

Così deciso in Roma, nella sede della Federazione Ciclistica Italiana, il 17 dicembre 2018.

 

Il Giudice Estensore

Avv. Laura Olivieri

 

Il Presidente

Avv. Adriano Simonetti

 

Data di pubblicazione: 17 dicembre 2018