2^ sezione - Procedimento RG 3/22 - Motivazioni

Comunicato N. 5 del 1 novembre 2022

Corte Federale d'Appello

La Corte Federale d’Appello nelle persone del Presidente Avv. Barbara Baratto Vogliano, i Componenti Avv. Francesco Salvatore Augello e Avv. Mattia Cornazzani (Giudice relatore ed estensore) e con l’assistenza dell’Avv. Marzia Picchioni (Funzionario FCI) - Segretario

Visto il reclamo della A.S.D. Sport Union in persona del legale rappresentante ed altri avverso la decisione del Tribunale Federale II Sezione nel procedimento RG n.21/2022 pubblicato nel Comunicato n.16 del 22 settembre 2022 recante il rigetto del ricorso promosso da A.S.D. Sport Union, intervenuti Gruppo Sportivo Emilia A.S.D., Unione Ciclistica Larcianese A.S.D., Unione Sportiva Legnanese 1913 A.S.D., UC Pecciolese e Venturo S.S.D.R.L., per l’annullamento dell’assemblea della Lega Ciclismo Professionistico del 29 giugno 2022, nonché ogni atto ad esse conseguente o correlato;

Vista la costituzione in giudizio della Federazione Ciclistica Italiana avvenuta mediante il deposito, in data 03 ottobre 2022 di memoria di costituzione ed allegati;

Vista la costituzione in giudizio da parte di U.S. Pontedecimo 1907 Sez. Ciclismo A.D. intervenuta mediante il deposito di proprio atto in data 11 ottobre 2022;

Disposta la sospensione cautelare come da decisione pubblicata in data 13 ottobre 2022 all’esito della decisione in camera di consiglio successiva all’udienza del 12 ottobre 2022;

Disposta la celebrazione dell’udienza di discussione per il giorno 26 ottobre 2022 ore 17:00.

Visto il Comunicato n. 4 del 26 ottobre 2022

DECISIONE

Il reclamo è fondato e merita integrale accoglimento, con conseguente riforma della decisione di promo grado, per i motivi che seguono.

Premesso

Non sussistono questioni pregiudiziali o di rito, il Collegio ha provveduto ad ogni verifica in punto alla competenza ed alla tempestività del reclamo, all’avvenuto versamento della tassa di accesso ed alla regolare costituzione del contraddittorio nel grado di giudizio.

Si rigetta, con riferimento a tale ultimo punto, l’istanza di declaratoria di invalidità od inammissibilità della costituzione in giudizio della Federazione, poiché evocata dal disposto dell’art. 39 del Regolamento di Giustizia Federale, quale controinteressato, innanzi al Tribunale Federale (di ciò notiziata, come risulta agli atti) e, in virtù della natura devolutiva del gravame, anche nel presente grado. 

Si rigetta altresì l’istanza preliminare della parte reclamata in punto alla declaratoria di invalidità ovvero di inammissibilità della costituzione in giudizio del terzo intervenuto e controinteressato U.S. Pontedecimo 1907 Sez. Ciclismo A.D.

Quest’ultimo, infatti, già era costituito in primo grado senza che alcuna eccezione venisse sollevata in punto alla validità dell’intervento. A ciò non può che conseguire, nell’avviso della Corte, l’ammissibilità della costituzione dell’intervenuto anche nel presente grado di giudizio.

 La Corte rigetta l’istanza preliminare della parte reclamata – afferente la violazione ovvero l’inammissibile compressione del diritto al contraddittorio costituzionalmente garantito – poiché infondata.

L’assenza di un termine per la costituzione non implica, di per sé, alcuna compressione del diritto di difesa ben potendo, la parte che intende costituirsi, provvedervi sino all’udienza mediante il deposito di un fascicolo comprendente gli atti ed i documenti di cui intenda valersi in giudizio. Sovvengono a ciò, le numerose disposizioni del codice di procedura civile che prevedono tale prerogativa per la parte resistente, per esempio nell’ambito dei procedimenti camerali o cautelari, ai quali – se non altro per verosimiglianza – è assimilabile la dinamica processuale del presente grado di giudizio in ambito sportivo.

 La costituzione in giudizio per effetto del deposito della sola procura ad litem, in assenza di memoria ed allegazioni a corredo – facoltà del tutto legittima in questo contesto – attiene pertanto ad una strategia della parte che, pur potendo costituirsi nelle forme consuete sino all’udienza, scelga di provvedervi omettendo il deposito di atti e documenti ulteriori rispetto alla procura.

In ogni caso si rinviene all’art. 45 comma 7 del Regolamento di Giustizia Federale la previsione per cui “La trattazione è orale e concentrata ed assicura alle parti ragionevoli ed equivalenti possibilità di difesa consentendo a ciascuna il deposito di almeno un atto scritto o di una memoria.” e, a tal fine, codesta Corte ha disposto un termine per il deposito di note autorizzate, a favore di tutte le parti, in qualunque modo costituitesi.

Non v’è dunque stata alcuna violazione del principio del contraddittorio, peraltro inteso nel senso più generale del rispetto del diritto di tutte le parti a contraddire anche mediante deduzioni ed argomentazioni in udienza. 

La Corte rigetta l’istanza preliminare della parte reclamata – afferente l’espunzione dal fascicolo del giudizio delle produzioni documentali, ritenute tardive, nonché di tutte le eccezioni basate su fatti storici nuovi – poiché infondata, e pertanto ammette gli atti e i documenti prodotti nel presente grado di giudizio dalle parti.

Nel caso che ci occupa, trova applicazione l’art. 45 comma 7 dal Regolamento di Giustizia Federale ove espressamente prevede che “Il Collegio, anche d’ufficio, può rinnovare l’assunzione delle prove o assumere nuove prove e deve sempre definire il giudizio, confermando ovvero riformando, in tutto o in parte, la decisione impugnata”.

Sul punto si richiama quanto disposto dal Collegio di Garanzia per lo Sport con Decisione n. 15 del 14 febbraio 2017 ove il supremo giudice sportivo rilevava quanto segue: “…vale la pena ricordare che, a mente dell’art. 2 del Codice di Giustizia Sportiva del CONI(cui ogni Federazione deve uniformarsi), i principi che ispirano il processo sportivo sono principi tesi alla piena tutela degli interessati secondo regole di informalità, pur facendo riferimento alle regole del processo civile, in quanto compatibili; ma quest’ultima locuzione non può far perdere di vista che nell’ordinamento sportivo il fine principale da perseguire, al di là dell’aspetto giustiziale pur fondamentale, è quello di affermare sempre e con forza i principi di lealtà, imparzialità e trasparenza, tipici del movimento sportivo, come pensato sin dalla sua fondazione da Pierre De Coubertin e, quindi, è compito degli Organi di giustizia considerare meno stringenti le regole formali rispetto ad aspetti sostanziali, che siano utili all’accertamento dei menzionati valori”.

Considerato

La Corte adìta ritiene opportuno affrontare il tema della incandidabilità per incompatibilità del signor Mauro Vegni per conflitto di interessi.

Risultano per tabulas rispettate le formalità sulla presentazione delle candidature, consentendo tra l’altro l’art. 13 comma 3 dello Statuto della Lega, il diritto per ciascun associato di presentare un candidato per ciascuna carica da eleggere.

La Corte adìta ritiene preliminarmente opportuno affrontare il tema del conflitto di interessi in ambito federale e, più in generale, nell’ambito dell’ordinamento sportivo, in chiave di interpretazione sistematica del compendio normativo di riferimento, tenuto altresì debito conto degli arresti giurisprudenziali più pertinenti per il caso di specie, al fine di radicare il convincimento espresso in seno alla presente motivazione.

Innanzitutto in capo ai soggetti che appartengono al mondo dello sport vi è il dovere di prevenire le situazioni attuali o potenziali di conflitto di interesse, da intendersi in concreto, quale declinazione del supremo principio di lealtà, che ispira e permea l’ordinamento sportivo a tutti i suoi livelli.

Il quadro normativo dell’ordinamento sportivo internazionale ed interno offre, in materia di conflitto di interessi, un corredo di stringenti norme, cause di incompatibilità e decadenze, enunciazioni ed esortazioni protese ad evitare situazioni in cui un soggetto sia portatore di un interesse, effettivo o potenziale, confliggente con la carica, ambìta o ricoperta, e ci si limiterà a ricordarne alcuni, per quanto in questa sede possa avere rilievo.

L’art. 7.4 del codice etico internazionale UCI Code of Ethics, nella versione vigente del 3 giugno 2021 – ed il cui art. 1 espressamente prevede che le federazioni nazionali si conformino ai principi riportati, mediante un richiamo diretto al codice etico internazionale, ovvero attraverso l’adozione di un proprio codice etico federale – offre una chiara ed univoca interpretazione del conflitto di interessi: “Persons bound by the Code shall avoid any situation that could lead to a conflict of interest by taking appropriate measures such as abstaining from taking part, directly or indirectly, in a decision or an agreement and/or disclosing potential interests that are susceptible of influencing the decision-making of the person concerned. A conflict of interest shall arise when the objectivity of a person bound by the Code, in expressing an opinion, undertaking any action or taking part in a decision, may be influenced or be perceived as being influenced due to private or personal interests. Private or personal interests include gaining any possible advantage for the persons bound by the Code, their family, relatives, friends and acquaintances. …”.

A livello nazionale, preme richiamare i Principi Fondamentali degli Statuti delle Federazioni Sportive Nazionali, delle Discipline Sportive Associate, ove espressamente l’art. 8 rubricato Principio di decadenza degli organi federali al  punto 2 prevede che “Sono, altresì, incompatibili con la carica che rivestono e devono essere dichiarati decaduti coloro che vengono a trovarsi in situazione di permanente conflitto di interessi, anche per ragioni economiche, con l’organo nel quale sono stati eletti o nominati”.

Nondimeno, l’art. 10 comma 1 del Codice di comportamento sportivo CONI prevede che “I tesserati, gli affiliati e gli altri soggetti dell’ordinamento sportivo sono tenuti a prevenire situazioni, anche solo apparenti, di conflitto con l’interesse sportivo, in cui vengono coinvolti interessi personali o di persone ad essi collegate”.

Quanto, poi, alle norme federali che nella tesi propugnata dai reclamanti si assumono violate, viene in rilievo l’art. 30 dello Statuto federale nei richiamati profili di incompatibilità delle cariche elettive federali di cui ai commi 3, 5, 6 e 9, nonché la condizione di ineleggibilità prevista dal successivo art. 31 il quale, recependo il contenuto precettivo delle enunciazioni dei principi etici di condotta, prevede che siano ineleggibili tutti coloro che abbiano come fonte primaria o prevalente di reddito un’attività commerciale o imprenditoriale svolta in nome proprio o altrui direttamente collegata alla gestione federale. 

A tali disposizioni si conforma lo Statuto della Lega Ciclismo Professionistico, in virtù degli espressi richiami allo Statuto Federale ed al Regolamento di Giustizia Federale di guisa che tutte le previsioni in materia di incompatibilità ed ineleggibilità, evidentemente protese alla prevenzione di situazioni attuali o potenziali di conflitto di interessi, siano estese e debbano ritenersi applicabili anche alle cariche elettive della Lega, peraltro senza soluzione di continuità con la previsione statutaria dell’art. 18.3.

Anche la giurisprudenza italiana, ad ulteriore conforto, ha offerto un’esaustiva definizione della situazione del conflitto di interessi mediante un’analisi integrata e sistematica della disciplina normativa codicistica in materia civile e di contratti pubblici. In particolare, si richiama in questa sede, ritenendo la Corte adìta di dovervi aderire, la definizione offerta dalla Sezione Consultiva per gli atti normativi del Consiglio di Stato la quale, in seno al parere 667/2019 del 5 marzo 2019 così riferiva: “… occorra distinguere situazioni di conflitto di interessi da un lato conclamate, palesi e soprattutto tipizzate (quali ad esempio i rapporti di parentela o coniugio) che sono poi quelle individuate dall'art. 7 del d.P.R. n. 62 del 2013 citato; dall'altro non conosciuti o non conoscibili, e soprattutto non tipizzati (che si identificano con le "gravi ragioni di convenienza" di cui al penultimo periodo del detto art. 7 e dell'art. 51 c.p.c.)” e ciò in quanto “… rilevano sia palesi situazioni di conflitto di interessi, sia situazioni di conflitto di interessi (in questo senso) potenziali, perché tale nozione include non soltanto le ipotesi di conflitto attuale e concreto, ma anche quelle che potrebbero derivare da una condizione non tipizzata ma ugualmente idonea a determinare il rischio”.

Da ultimo, e per la peculiare aderenza al caso di specie, si richiama la Decisione n.  83/2021 del Collegio di Garanzia per lo Sport ove il supremo collegio giudicante ha avuto occasione di chiarire che: “La nozione di conflitto di interessi valida nel settore della contrattualistica, a giudizio del Collegio, è diversa dalla nozione di conflitto di interessi a cui si riferisce la previsione del Codice di Comportamento Sportivo del CONI, che, nell’imporre l’obbligo di prevenire conflitti anche solo apparenti, ha inteso escludere qualsiasi possibile interferenza tra l’interesse sportivo ed interessi di altra natura, quali quelli commerciali”.

Sulla scorta di quanto doverosamente premesso, la Corte adìta ritiene che un giudizio negativo in ordine alla sussistenza di una situazione di conflitto di interessi debba essere orientato, con massima prudenza e cautela, alla disamina di tutti gli elementi offerti alla cognizione del giudicante ed alla conseguente valutazione di inidoneità di ciascuno di essi ad ingenerarlo, atteso che non è dato ravvisare – nella sede che oggi rileva – alcuna differenza rispetto all’attualità od alla mera potenzialità della situazione di cui è dedotto l’interesse confliggente o contrapposto. 

Conseguentemente, la Corte adìta ritiene di riformare la decisione assunta sul punto dal Tribunale di primo grado.

Ad avviso di codesta Corte la dedotta condizione del sig. Vegni già era appalesata all’atto della celebrazione dell’assemblea elettiva del 29 giugno 2022, a cui prendeva parte al fine di esercitare il diritto di voto in capo a RCS Sport S.p.a., in virtù dei poteri institori e di rappresentanza diretta attribuitigli – da tempo e tuttora – in quanto Procuratore della società; egli esercitava altresì e per delega il diritto di voto in virtù dei poteri conferitigli da altro Ente Organizzatore al contempo. Nondimeno, in quella circostanza il sig. Vegni ben poteva dirsi infine portatore di un interesse anche personale tout court, essendo lui medesimo candidato alla carica di Presidente della Lega Ciclismo Professionistico.

La compresenza di interessi (contrapposti) di diversa natura, personale ed istituzionale, sussisteva già al tempo dell'assemblea elettiva del 29 giugno 2022 e determinava una condizione di incompatibilità del sig. Vegni, che non poteva dirsi venuta meno per il sol fatto della intervenuta sospensione del tesseramento, in epoca precedente all’invio della candidatura, dovendosene verificare la sua effettività alla luce anche di un qualsivoglia potenziale conflitto di interessi.

La dedotta condizione del sig. Vegni, poteva desumersi all’atto della celebrazione dell’assemblea elettiva del 29 giugno 2022, a cui prendeva parte al fine di esercitare il diritto di voto in capo a RCS Sport S.p.a., in virtù dei poteri institori e di rappresentanza diretta attribuitigli – da tempo – in quanto Procuratore della società, nonché per la delega al voto in virtù dei poteri conferitigli da altro Ente Organizzatore, al contempo.

La Corte non può omettere di rilevare come la parte odierna reclamante abbia prodotto ulteriori allegazioni indubbiamente idonee a confortare l’accertamento della sussistenza di un conflitto di interessi in capo alla figura del Vegni il quale, ad oggi, risulta essere Presidente della Lega Ciclismo Professionistico ed al contempo ancora attivamente impegnato nelle attività della società RCS Sport s.p.a.

Nondimeno, anche le altre parti costituite, mediante il deposito di documenti e deduzioni a verbale in udienza, hanno inteso suffragare la tesi proposta dai reclamanti; sul punto la Corte ritiene che le predette allegazioni siano pertinenti.

Questa Corte rileva come, ben possa trovare applicazione il disposto dell’art. 115 c.p.c., non avendo la parte reclamata offerto alcuna circostanziata contestazione rispetto ai suindicati elementi, nonché a quelli soggiunti, ma essendosi limitata a dedurre, in via generica e generalizzata, l’irrilevanza e l’impertinenza di quanto ex adverso dedotto e allegato.

È pertanto fondata, e dunque meritevole di accoglimento, la doglianza dei reclamanti già proposta in primo grado ed oggi reiterata circa l’esistenza di un conflitto di interessi, anche in forma potenziale, in capo al sig. Vegni, al momento della sua candidatura quale Presidente della Lega e di conseguenza la sua incandidabilità per incompatibilità.

Qui giunti pare il caso di approfondire – congiuntamente in quanto ad avviso della Corte evidentemente correlate – le questioni afferenti alla partecipazione di Hayf Sports s.l. all’assemblea elettiva, in persona del sig. Ivan Basso, della sua espressione di voto e della sua successiva elezione quale membro del Consiglio Direttivo della Lega, a cui hanno fatto seguito le dimissioni. 

La Corte ritiene del tutto irrilevante, per i fini che in questa sede rilevano, la declaratoria della cessazione della materia del contendere pronunciata dal Tribunale e ciò in quanto, nell’opinione del collegio giudicante, le dimissioni dalla carica nulla sanano in ordine ai vizi denunziati dalla parte reclamante in punto alla regolarità della convocazione verso la società sportiva, né tanto meno in ordine ai requisiti necessari affinchè il soggetto presente per conto della medesima potesse esprimere il voto.

A tutto concedere, le dimissioni del consigliere avrebbero sanato, come giustamente osserva la Federazione nel proprio atto di costituzione nel presente giudizio, il vulnus afferente alla carenza, in capo al soggetto presente, delle necessarie prerogative di elettorato passivo, ovvero il diritto di essere candidato ad accedere ad una carica elettiva. 

La motivazione a supporto della decisione proposta dal Tribunale di primo grado, ed in questa sede reclamata, è da ritenersi fallace e meritevole di integrale riforma. La dedotta irregolarità della convocazione di Hayf Sports s.l. all’assemblea elettiva, invero, non appare tanto idonea a ledere le prerogative e le facoltà ad essa spettanti in quella sede: è un dato incontrovertibile, oggi, che la società vi abbia partecipato attivamente. Al contrario, il giudizio di apprezzamento sulla denunziata irregolarità della convocazione avrebbe dovuto essere ispirato con riferimento agli effetti che, sui terzi partecipanti e presenti, avrebbero potuto riverberarsi quali conseguenze di una viziata partecipazione di Hayf Sports s.l. all’assemblea elettiva.

Senza alcuna soluzione di continuità con quanto doverosamente premesso, questa Corte ritiene che il richiamo “alla disciplina civilistica in materia assembleare ed in particolare al principio in base al quale la presenza del soggetto legittimato a partecipare all’assemblea, seppure non convocato o irregolarmente convocato, costituisce una sorta di tacita acquiescenza che elimina il vizio stesso”, sia da ritenersi inconferente in quanto riferito alla diversa ipotesi del soggetto che rifiuti o si opponga al deliberato assembleare, facendo al tal proposito valere il vizio della propria mancata od irregolare convocazione.

Nel caso che oggi occupa la Corte la doglianza promana – e ciò riveste un profilo ben diverso – dai terzi legittimati a partecipare all’assemblea, che in questa sede reclamano la decisione che ha rigettato l’impugnazione della delibera assembleare, da cui assumono lesi i propri diritti per la violazione delle norme sulla convocazione e sullo svolgimento dell’assemblea elettiva.

Quanto alla convocazione Hayf Sports s.l. si deve rilevare che in atti non vi è prova della consegna della raccomandata, al contrario è documentalmente dimostrato il fallimento della spedizione; neppure vi è altra evidenza recante il “comunque avvenuto recapito” della convocazione al soggetto destinatario; nulla è prodotto o riferito circa l’esistenza di ulteriori comunicazioni di invito comunque trasmesse alla Hayf Sports s.l.

In proposito la Corte ritiene che, in difetto di una prova che attesti l’avvenuta ricezione della convocazione da parte del soggetto destinatario, la stessa non possa essere definita irregolare bensì inesistente e, pertanto, insuscettibile di convalida. Sul punto sovviene la giurisprudenza di merito la quale, in plurime occasioni ha precisato che l'inesistenza si ravvisa allorché la notificazione non sia effettuata o venga effettuata in modo assolutamente non previsto dalla normativa, oppure quando venga eseguita in luogo o a persona in alcun modo riferibile al destinatario: solo al caso di inesistenza della notifica può conseguire l'assoluta insanabilità del vizio (ex multis Tribunale Messina, Sez. II, Sentenza, 19/10/2021, n. 1769). 

Sulla scorta di ciò, dunque, la partecipazione della società sportiva Hayf Sports s.l. appare di per sé idonea a viziare il regolare svolgimento dell’assemblea elettiva del 29 giugno 2022 proprio perché, secondo l’interesse portato in giudizio dai reclamanti, la medesima società non risultava (validamente) convocata. 

Venendo, poi, al secondo profilo di vizio dedotto dai reclamanti ed ora oggetto di approfondimento da parte del collegio giudicante, in punto all’asserita non idoneità del sig. Ivan Basso ad essere presente per conto di Hayf Sports s.l., la Corte si limita ad osservare quanto segue.

Lamentano i reclamanti che, in applicazione dell’art. 8 dello Statuto della Lega, all’assemblea possano partecipare i soggetti aventi diritto di voto “…rappresentati in Assemblea dal proprio rappresentante legale o da altra persona, da questi espressamente delegata, facente parte della Società Sportiva o dell’Ente, a condizione che non sia tesserata nei ruoli tecnici …” ovvero per delega conferita ad “ … un altro associato, appartenente alla medesima categoria, a partecipare all’Assemblea. Il delegato non può rappresentare più di un altro associato”.

Si rileva, altresì, che le circostanze per come dedotte ed argomentate dalla parte reclamante, nonché dalla Federazione, costituitasi in giudizio, non sono state oggetto di dettagliata od analitica contestazione dalla parte reclamata, ovvero colei contro il cui interesse venivano portate in giudizio, con conseguente applicazione, anche in questo caso dell’art. 115 c.p.c.

Dalle allegazioni prodotte si desume che il sig. Ivan Basso non risultava tesserato per la Federazione Ciclistica Italiana per le stagioni 2021 e 2022; non risultava tesserato neanche quale socio o amministratore di Hayf Sports s.l.; non risultava indicato quale appartenente al gruppo sportivo Eolo-Kometa Cycling Team (gestito dalla Hayf Sports s.l.) neanche all’UCI, come da certificazione estratta e prodotta, secondo cui il sig. Basso non rivestiva nessun ruolo tecnico o manageriale (ruolo che, in vero, il soggetto effettivamente svolge).

In definitiva, per poter validamente partecipare all’assemblea della Lega il sig. Basso avrebbe dovuto far parte della società Hayf Sports s.l., od almeno avrebbe dovuto essere tesserato, ma non nell’ambito di ruoli tecnici: dato antitetico alla luce della mansione di team manager dal medesimo effettivamente ricoperta.  

Nondimeno, avuto riguardo ai principi enunciati nelle norme statutarie federali, nonché ai principi normativi internazionali deposti in proposito dall’UCI, si deve osservare l’acclarata rilevanza del principio di obbligatorietà del preventivo tesseramento al fine di poter partecipare alle relative attività federali, ovvero agli eventi ciclistici organizzati o comunque sotto la supervisione dell’UCI.

Ciò ineludibilmente posto, la Corte non può esimersi dal rilevare come la presenza del sig. Ivan Basso all’assemblea elettiva non potesse che riverberarsi in un vizio ab origine di costituzione dell’assemblea proprio per l’ulteriore circostanza che una società sportiva – che nemmeno poteva essere presente in quanto non validamente convocata – avesse addirittura espresso una preferenza pari a n. 7 voti per mano di un delegato che nemmeno disponeva dei requisiti per partecipare all’assemblea medesima ed alle operazioni di voto.

Orbene, per le su esposte ragioni, la Corte ritiene che le operazioni svolte nell’assemblea del 29 giugno 2022 non siano esenti da censure e, pertanto, le doglianze di parte reclamante meritino di trovare adeguato conforto nella riforma della decisione impugnata.

La presenza, in assemblea, di una società sportiva non (validamente) convocata; a sua volta rappresentata per delega soggetto privo delle necessarie qualifiche soggettive (in quanto non tesserato né tesserabile poichè esercente, in concreto, un ruolo tecnico); il quale, peraltro prendeva parte attiva alle operazioni di voto, determinano – in capo alle odierne reclamanti – la sussistenza di un effettivo interesse all’impugnativa.

Rileva, nel convincimento di codesta Corte, l’applicazione del cd. principio (o prova) di resistenza, ovvero la sussistenza di una plausibile prova che, in assenza del vizio o della ragione di invalidità della delibera impugnata, il diverso e corretto esito della votazione avrebbe potuto condurre ad un risultato utile per la parte che ha domandato la declaratoria di nullità della delibera medesima.

Tale principio, di frequente applicazione in seno alle dinamiche assembleari ed a cui codesta Corte intende conformarsi, appare lucidamente descritto dalla Sentenza n. 3713 del TAR Campania Napoli, sez. I, pronunciata in data 1 settembre 2020, ove si legge che: “La verifica della sussistenza dell'interesse all'impugnativa deve manifestare la sua concretezza, nel senso che l'annullamento degli atti gravati deve risultare idoneo ad arrecare al ricorrente un'effettiva utilità, …”.

Dalle risultanze del verbale attestante le operazioni assembleari celebratesi in data 29 giugno 2022 è dato evincere quanto segue: il totale delle preferenze, in numero pari a 26, era attribuito a n. 2 società sportive – ciascuna titolare del diritto di esprimere n. 7 preferenze, per il complessivo ammontare di 14 voti – ed a n. 12 Enti Organizzatori o Aggregati – ciascuno titolare del diritto di esprimere n. 1 preferenza, per il complessivo ammontare di 12 voti. In ragione di ciò, il quorum deliberativo per la nomina del Presidente di Lega era fissato a n. 14 voti, ovvero la metà più uno delle preferenze che potevano essere espresse nel corso dell’operazione di voto. L’elezione del sig. Vegni alla carica di Presidente di Lega avveniva mediante l’espressione, in suo favore, di n. 17 preferenze e n. 9 schede bianche.

Trattandosi di una votazione a scrutinio segreto, non è dato sapere né tanto meno presumere quali, tra gli elettori, abbiano concorso ad una siffatta elezione: tuttavia, il dato che in questa sede non può essere trascurato dal collegio giudicante attiene alla circostanza che in assemblea ed all’esercizio del voto fosse presente un soggetto che – per prerogative statutarie – ha potuto esprimere n. 7 preferenze. 

Nel contesto appena descritto, il valore pari a n. 7 preferenze risulta pari al 50% del quorum deliberativo e – pertanto – di per sé idoneo ad influenzare il risultato elettorale: a maggior ragione nel caso che si tratta in cui l’elezione del sig. Vegni alla carica di Presidente della Lega Ciclismo Professionistico è avvenuta con un numero complessivo di preferenze pari a 17.

Tuttavia, nel giudizio di apprezzamento espresso da codesta Corte non viene tanto in rilievo la circostanza – di per sé oggi indimostrabile – che, sottratte le n. 7 preferenze de quibus, il candidato non avrebbe raggiunto il quorum e, pertanto, l’assemblea non avrebbe potuto eleggere il Presidente di Lega.

Al contrario, e ciò si ritiene sufficiente ai fini del raggiungimento della cd. prova di resistenza, assume pregnante significato la circostanza che un numero di preferenze pari al 50% del quorum deliberativo dell’assemblea sia stato comunque espresso da una società sportiva che non era stata (validamente) convocata e che, nonostante ciò, partecipava alle operazioni di voto per il tramite di un soggetto privo dei requisiti minimi e necessari per potervi prendere parte (ed esprimere le n. 7 preferenze) come da previsione statutaria.

Deve ritenersi con ciò soddisfatta la cd. prova di resistenza, avendo i reclamanti legittimo diritto alla celebrazione di un’operazione di voto, in seno all’assemblea elettiva del Presidente di Lega, ove le espressioni di voto, a prescindere dall’identità del destinatario delle preferenze, siano tutte valide e validamente espresse. Di fronte alla circostanza, provata e non confutata, che ciò non sia avvenuto, tanto vale e basta per ritenere invalida un’operazione di voto in cui la metà delle preferenze costituenti il quorum deliberativo siano state invalidamente espresse, con conseguente declaratoria di nullità della delibera assembleare e – infine – meritevole di tutela il diverso risultato utile invocato dai reclamanti.

Va da sé che la sussistenza del vizio affligga tutte le operazioni di voto celebrate nel corso dell’assemblea elettiva del 29 giugno 2022, con ciò determinando la decadenza di tutti coloro che furono eletti in quell’occasione e che, allo stato risultino ancora in carica, ovvero dei signori Mauro Vegni, Andrea Silvestri, Sonny Colbrelli, Davide Goetz ed Alberto Caleffi, con conseguente applicazione di quanto disposto dall’art. 21 commi 1 e 2 dello Statuto della Lega Ciclismo Professionistico.

Assorbita alla presente motivazione l’eccezione di parte reclamante relativa al vizio di costituzione del rapporto processuale, di cui al primo motivo di reclamo.

 Conseguentemente, l’adìta Corte, in difformità con quanto stabilito dal Tribunale Federale nell’impugnata pronuncia, ritiene adeguatamente provate e quindi condivisibili e fondate le doglianze del reclamante.

PQM

La Corte Federale d’Appello – 2^ Sezione, ogni diversa istanza ed eccezione disattesa così provvede:

accoglie il reclamo promosso da A.S.D. Sport Union, Gruppo Sportivo Emilia A.S.D., Unione Ciclistica Larcianese A.S.D., Unione Sportiva Legnanese 1913 A.S.D., UC Pecciolese e Venturo S.S.D.R.L., ed in riforma della decisione del Tribunale Federale – 2^ Sezione RG 21/22 pubblicata nel Comunicato n. 16 del 22 settembre 2022,

annulla la deliberazione assunta dall’assemblea della Lega Ciclismo Professionistico del 29 giugno 2022, in particolare l’elezione del signor Mauro Vegni a Presidente della Lega Ciclismo Professionistico, nonché l’elezione dei signori Andrea Silvestri, Sonny Colbrelli, Davide Goetz ed Alberto Caleffi a componenti del consiglio direttivo e, per l’effetto,

dispone la decadenza del Consiglio Direttivo.

Così deciso nella camera di consiglio del 26 ottobre 2022, convocata a mezzo piattaforma Microsoft Teams ad ore 17,00.

Motivi depositati in data 31 ottobre 2022

Roma - Montebelluna, li 31 ottobre 2022

 

IL GIUDICE FEDERALE ESTENSORE

Avv. Mattia Cornazzani

IL PRESIDENTE

Comm. Avv. Barbara Baratto Vogliano

 

Data di pubblicazione: 01/11/2022