2^ sezione - Decisione

Comunicato N. 10 del 18 dicembre 2017

Tribunale Federale

composta da

Avv. Adriano Simonetti - Presidente

Avv. Laura Olivieri Componente

Avv. Andrea Leggieri – Componente Relatore

DECISIONE

nel giudizio

introdotto dal ricorso iscritto al R.G. ricorsi n.  16 del 2017, presentato, in data 28 settembre 2017, dal sig. UGO FAGIOLO rappresentato e difeso dall’avv. Michele Lo Russo e dall’Avv. Pietro Annese

CONTRO

la Federazione Ciclistica Italiana, nella persona del proprio legale rappresentante p.t. rappresentata e difesa dall’avv. Nuri Venturelli per l’annullamento della delibera n. 210 del 2017 emessa dal Consiglio Federale in data 9 agosto 2017, con la quale è stato disposto lo scioglimento del Comitato Regionale Umbria della Federazione Italiana Ciclismo con nomina a Commissario Straordinario del Vice Presidente Vicario FCI Daniela Isetti e a Vice Commissario Straordinario dell'Avv. Carlo Moriconi; nonché del comunicato n. 15 del 10.8.2017, a firma del Segretario Generale Sig.ra Maria Cristina Gabriotti, con il quale si è reso noto il commissariamento del Comitato Regionale Umbria.

visti il ricorso e gli allegati;

vista la memoria di costituzione della FCI;

 

uditi, all’udienza pubblica del 28 ottobre 2017, nonché all’udienza del 6 dicembre 2017,  gli avv.ti  LO RUSSO e ANNESE per il ricorrente sig.Ugo Fagiolo, e, per la resistente, l’avv. NURI VENTURELLI.;

visti tutti gli atti e i documenti di causa;

udito il relatore, Avv. Andrea Leggieri

Ritenuto in fatto

Con ricorso notificato il 28.9.2017, il sig. Ugo Fagiolo, Vice Presidente del Comitato Regionale Umbria della FCI, ha impugnato la delibera n. 210 adottata dal Consiglio Federale della Federazione Ciclistica Italiana nella riunione del 9.8.2017 con la quale veniva disposto il commissariamento del Comitato Regionale Umbria con nomina a Commissario Straordinario del Vice Presidente Vicario FCI sig.ra Daniela Isetti e a Vice Commissario Straordinario dell'avv. Carlo Moriconi, nonché il comunicato n. 15 del 10.8.2017 del Segretario Generale della FCI con il quale si rendeva noto il Commissariamento

Nel primo motivo di ricorso si denunzia una presunta VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DELL'ART. 16 COMMA 2 LETT. J) DELLO STATUTO FEDERALE DELLA FEDERAZIONE CICLISTICA ITALIANA.

Sostiene la ricorrente che l'art. 16 comma 2 lett. j) dello Statuto Federale della Federazione Ciclistica Italiana dispone che il Consiglio Federale è preposto alla vigilanza del buon andamento della gestione federale ed in particolare "provvede, in conseguenza del parere negativo espresso dal Collegio dei Revisori dei Conti, relativamente al Conto Consuntivo del Comitato Regionale, o per gravi irregolarità di gestione o in caso di gravi e ripetute violazioni dell'ordinamento, ovvero in caso di constatata impossibilità di funzionamento, allo scioglimento dei direttivi dei Comitati Regionali e dei Comitati Provinciali, nominando il Commissario Straordinario il quale ....".

Per cui, appare evidente, a detta della ricorrente, come debbano sussistere gravi ed acclarate ragioni di mal funzionamento del Comitato per disporne il suo commissariamento.

Circostanze, queste, sempre a detta della ricorrente assolutamente inesistenti nel caso di specie, dal momento che il Comitato Regionale Umbria era nel pieno delle sue funzioni istituzionali, conformemente alle disposizioni di cui all'ordinamento federale.

Con il secondo ed il quarto motivo di ricorso si denunciano la VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DELLA LEGGE 241/90 E SS.MM ed un DIFETTO DI MOTIVAZIONE. ECCESSO DI POTERE PER CARENZA ED ERRORE DEI PRESUPPOSTI.

Sostiene la ricorrente che “il comunicato n. 15 del 10.8.2017, a firma del Segretario Generale, Sig.ra Maria Cristina Gabriotti, non esplicita le ragioni che abbiano determinato tale commissariamento, in quanto si limita ad affermare testualmente "Si porta a conoscenza che il Consiglio Federale nella riunione del 9 agosto u.s., a seguito delle numerose segnalazioni pervenute ed al fine di garantire il regolare svolgimento delle attività territoriali, ha deliberato il commissariamento del Comitato Regionale Umbria, nominando il Vice Presidente Vicario FCI Daniela Isetti quale Commissario Straordinario e l'Avv. Moriconi Carlo quale Vice Commissario Straordinario ....".

Una comunicazione che appare ictu oculi inficiata da carenza di motivazione, essendo del tutto insufficiente e criptica l'affermazione "... a seguito delle numerose segnalazioni pervenute ...".

A quali segnalazioni si riferisca il comunicato e soprattutto di quale contenuto siano contrassegnate allo stato non è dato sapere, anche in considerazione del perdurante mancato riscontro alla richiesta di accesso agli atti del ricorrente datata 15.8.2017.

In proposito, si rappresenta che, ai sensi dell'art. 3 della legge 241/90 e ss.mm., i provvedimenti che incidono negativamente su situazioni giuridiche dei destinatari debbono necessariamente essere congruamente motivati, così da consentire la verifica in sede giurisdizionale dell'iter logico-giuridico seguito e delle disposizioni normative e fattuali che abbiano influito sulla determinazione adottata.

E', d'altronde, un principio oramai consolidato in giurisprudenza quello per cui un provvedimento altamente lesivo debba essere adeguatamente motivato in ordine all'interesse pubblico da compararsi con l'interesse del privato, a maggior ragione quando il provvedimento incida gravemente sulla posizione giuridica del destinatario e sia frutto di un'ampia discrezionalità tecnica e amministrativa, come nel caso di specie.

Sostiene sempre la ricorrente che, “muovendo da tali principi giuridici, appare evidente l'illegittimità dei provvedimenti impugnati per assoluta carenza di motivazione, in quanto non emergono le reali gravi ragioni che abbiano causato il commissariamento del Comitato Regionale Umbria, alla luce del disposto ex art 16 comma 2 lett. j) dello Statuto Federale della Federazione Ciclistica Italiana.

Con il terzo motivo di ricorso la ricorrente denuncia, senza tuttavia specificare nulla a tal proposito, una presunta VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DEGLI ARTT. 24 E 113 DELLA COSTITUZIONE.

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Si è costituita la FCI sostenendo in primo luogo la INAMMISSIBILITA DELL'IMPUGNAZIONE RELATIVA AL COMUNICATO 15/2017 A FIRMA DEL SEGRETARIO GENERALE DELLA FCI.

Sostenendo che “preliminarmente si rileva la inammissibilità dell'impugnazione autonoma del comunicato in questione non avente il medesimo valore e dignità di atto amministrativo dal quale derivino effetti esecutivi. Si tratta di mera comunicazione al pubblico di altro atto amministrativo e, precisamente, della delibera di Commissariamento.

L'impugnativa autonoma del Comunicato è giuridicamente inammissibile e, sul punto, il ricorso va respinto.

In secondo luogo si sostiene la ASSOLUTA INFONDATEZZA, NEL MERITO, DELL'AVVERSO RICORSO. SUSSISTENZA DI ESAUSTIVA E LOGICA MOTIVAZIONE DEL PROVVEDIMENTO. SUSSISTENZA DEI REQUISITI NORMATIVI PER L'ADOZIONE DEL PROVVEDIMENTO. IDONEA ATTIVITÀ' ISTRUTTORIA

In particolare, sostiene la FCI la:

a) Sussistenza di attività istruttoria quale presupposto della delibera

La delibera richiama espressamente i documenti e gli altri elementi istruttori che hanno costituito il presupposto del provvedimento. Si indica infatti che si è tenuto conto della documentazione e delle risultanze istruttorie contenute in due procedimenti disciplinari nei quali era stato coinvolto il Presidente del Comitato Regionale Umbria, nonché della successiva documentazione trasmessa alla FCI da tesserati della regione che lamentavano la persistente violazione delle norme disciplinari e l'inerzia operativa del Consiglio Direttivo.

Il Consiglio Federale inoltre proceduto al raffronto dell'attività sportiva regionale, tenendo a confronto il periodo gennaio/luglio 2017 con l'equivalente periodo del 2016, constatando un congruo decremento dell'attività. Infine si è evidenziata la mancata presenza di rappresentanti del Comitato alle riunioni federali nazionali e l'inesistenza di rapporti tra l'Organo Territoriale e l'Amministrazione Centrale.

Vi sarebbe stata quindi ampia attività istruttoria che ha preceduto il provvedimento di commissariamento.

b) Individuazione degli elementi di fatto che dimostrano il malfunzionamento del Comitato e la presenza di reiterate violazioni della normativa federale.

Sostiene la FCI che “la delibera oggetto di impugnazione individua in modo analitico le cause che hanno indotto l'organo amministrativo a disporre il Commissariamento:

  1. la continua presenza in tutte le attività del Comitato del precedente Presidente nonostante questi fosse colpito da provvedimento di inibizione, con tolleranza ed inerzia da parte dell'intero Consiglio Direttivo rispetto a tale grave e reiterata violazione delle norme disciplinari;

  1. inerzia del Consiglio Direttivo nelle attività istituzionali con palese decremento delle attività federali;

  2. sussistenza di un vasto movimento di protesta dei tesserati in ordine alla tolleranza da parte del Consiglio Direttivo della presenza dell'ex Presidente inibito in spregio alle norme disciplinari ed al principio del leale ecorretto comportamento;

3) sussistenza di espressa denunzia di un tesserato indebitamente allontanato dall'attività federale per aver denunziato la indebita presenza in una manifestazione federale dell'ex Presidente.

c) Chiara indicazione delle norme statutarie violate

La delibera espliciterebbe, sempre a dire della FCI, in modo chiaro ed indiscutibile quali siano state le norme regolamentari e statutarie violate.

La delibera infatti specifica in modo chiaro ed esaustivo che i comportamenti sopra evidenziati costituivano fattispecie di malfunzionamento e reiterata violazione delle norme federali ai sensi del chiaro disposto dell'art. 16 comma J) dello Statuto federale.

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All’udienza del 28 ottobre 2017 la parte ricorrente chiedeva di poter articolare dei motivi aggiunti al proprio ricorso e la parte resistente un termine per poter replicare ai predetti motivi aggiunti.

Nei propri motivi aggiunti la ricorrente sostiene la:

  • INAMMISSIBILITA DELLE MOTIVAZIONI ARTICOLATE NELLA MEMORIA DIFENSIVA DELLA FCI non potendo, a dire della ricorrente, gli scritti difensivi integrare o modificare la motivazione posta alla base di un atto amministrativo;

 

  • NULLITA' DELLA DELIBERA N. 210/2017 PER VIOLAZIONE
    DELL'ART. 18 N. 3 DELLO STATUTO FEDERALE E DELL'ART. 14 N. 5 E N. 7 DEL REGOLAMENTO ORGANICO. ECCESSO DI POTERE PER DIFETTO DEI PRESUPPOSTI.

Deduce il ricorrente che la delibera impugnata sarebbe "nulla" perché inserita all'Ordine del Giorno della riunione del Consiglio Federale senza che vi fosse stata una "..preventiva comunicazione scritta" ed in "..assenza anche di un membro ("Marchegiano")".

 -"NULLITÀ DELLA DELIBERA N.210/2017 PER VIOLAZIONE DEGLI ARTI. 16 E 17 DELLO STATUTO FEDERALE E DEL REGOLAMENTO ORGANICO. ECCESSO DI POTERE PER DIFETTO DEI PRESUPPOSTI."

Con talemotivo il ricorrente sostanzialmente lamenta che dalla delibera non emergerebbe "..chi abbia proposto e con quali modalità l'integrazione dell'ordine del giorno de qua.".

  • "VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DELL'ART. 16, COMMA 2 LETT. J) DELLO STATUTO FEDERALE DELLA FEDERAZIONE CICLISTICA ITALIANA. VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DELLA LEGGE N. 241/90 E SS.MNI. DIFETTO DI MOTIVAZIONE. ECCESSO DÌ POTERE PER CARENZA ED ERRORE DEI PRESUPPOSTI

Sostiene il ricorrente che non vi erano i presupposti per la misura commissariale, che il Comitato funzionava, che svolgeva pienamente l'attività istituzionale, che non sussisteva la tolleranza della presenza operativa dell'ex Presidente inibito e che la documentazione esaminata dai Consiglio Federale non sarebbe stata attendibile e probante.

 

La resistente ha ritualmente depositato le proprie repliche sostenendo in sintesi:

in relazione alla prima censura di aver il “diritto di argomentare ed illustrare nel modo ritenuto più consono le ragioni che hanno legittimato l'adozione del provvedimento senza che tali argomentazioni possano, in alcun modo, sostituirsi alle motivazioni espresse nel provvedimento medesimo…

in relazione al secondo motivo che: “Preliminarmente va osservato che, al più potrebbe parlarsi di annullabilità e, certamente, non di nullità.

Inoltre l'unico soggetto legittimato ad un'impugnazione di tal tipo poteva essere il Vice-Presidente assente, il sig. Marchegiano. Quest'ultimo non solo non ha proposto impugnazione ma, alla successiva riunione dei Consiglio Federale, ha approvato il verbale della riunione precedente.

In ordine al terzo motivo sostiene la non applicabilità del rito societario al caso di specie.

In ordine al quarto motivo viene sostenuto e ribadito che “il provvedimento di commissariamento è stato conseguente ad ampia indagine documentale dalla quale è emerso… la continua presenza in tutte le attività dei Comitato del precedente Presidente, nonostante questi fosse colpito da provvedimento di inibizione, con tolleranza ed inerzia da parte dell'intero Consiglio Direttivo rispetto a tale grave e reiterata violazione delle norme disciplinari….palese decremento delle attività federali…..L'inerzia del Consiglio Direttivo nei rapporti con le strutture federali… e la correttezza e completezza della delibera di commissariamento.

 All’udienza del 6 dicembre 2017, La corte ritenendo documentale la fattispecie non ammetteva le prove per testi articolate dalle due difese ed inviata le parti a discutere la causa. La parte ricorrente chiedeva in sede di udienza l’acquisizione di ulteriori documenti. La Corte non ammetteva la produzione documentale richiesta dalla parte ricorrente in quanto ultronea rispetto a quello già depositata.

I procuratori delle parti dopo aver argomentato ed illustrato le rispettive memorie concludevano riportandosi alle conclusioni già rassegnate negli atti di causa.

Considerato in diritto

In via preliminare si deve evidenziare come l'impugnativa autonoma del Comunicato è giuridicamente inammissibile non essendo il comunicato un atto soggetto ad impugnazione.

 

Nel merito, occorre partire da una preliminare e generale considerazione sulla natura del processo sportivo e delle regole che disciplinano la natura dei provvedimenti che ne sono oggetto.

Quello sportivo è un processo che ha luogo e si dispiega alla luce delle norme dell'ordinamento sportivo, ordinamento che, come noto, ha la capacità di regolare fattispecie generali e astratte con valenza verso la generalità dei soggetti dell'ordinamento medesimo, in funzione del perseguimento di specifiche finalità istituzionali pubblicistiche rientranti nell'interesse generale in ragione del quale esso stesso è costituito.

Il processo sportivo, nel cui ambito trovano adeguata applicazione le disposizioni dell'ordinamento federale e di quello generale sportivo, anche internazionale, non può essere contaminato, per così dire, mediante l'introduzione di regole procedurali e di diritto sostanziale proprie di altri sistemi di giustizia, atteso che diverse sono le posizioni giuridiche coinvolte e la rilevanza delle stesse, e parimenti diverse sono le finalità perseguite dall'ordinamento sportivo e da quello generale dello Stato.

Il ricorrente vorrebbe introdurre nell’ambito del presente giudizio una rigorosa applicazione delle norme di diritto amministrativo sia sostanziale che procedurale che non si attagliano al mondo del diritto sportivo nell’ambito del quale la finalità degli atti prevale sull’iter di adozione degli stessi. Sono, al contrario, applicabili senza dubbio, per espresso richiamo del Regolamento di Giustizia sportiva, le norme del codice civile.

Esaminati tutti gli atti di causa e tutta la documentazione prodotta, alla luce delle superiori premesse, la Corte ritiene che il provvedimento impugnato sia immune dalle censure dedotte dalla ricorrente, per i motivi che di seguito saranno indicati.

Il ricorrente lamenta in sostanza nel merito che non sussisterebbero i presupposti di legge per il Commissariamento del Comitato Regionale Umbria, che il provvedimento non sarebbe motivato e che comunque sarebbe viziato da eccesso di potere, carenza ed errore dei presupposti, che vi sarebbero delle irregolarità nell’inserimento all’ordine del giorno del Consiglio nel quale è stato deliberato il Commissariamento e nelle modalità di svolgimento della riunione. 

Procediamo con ordine:

Per quanto attiene le censure di difetto di motivazione, eccesso di potere, carenza ed errore dei presupposti del commissariamento  va anzitutto considerato che lo scioglimento di un Comitato – come di ogni altro organo elettivo federale – non ha carattere sanzionatorio e non costituisce incolpazione nei confronti del presidente o dei componenti dell’organo disciolto.

Come tale non necessità di particolari ritualità o di specifiche motivazioni.

Lo scioglimento interviene a seguito del riscontro di circostanze obiettive – indicate nelle norme statutarie – e ben può, come anche nel caso in esame, avvenire a seguito di gravi e ripetute violazioni dell’ordinamento.

Le motivazioni, obiettive, per lo scioglimento di un Comitato, come in altri casi di scioglimento e nomina di un commissario, possono ritenersi viziate soltanto per violazione dei principi di trasparenza, imparzialità, razionalità, ovvero quando i documenti ed i fatti assunti come motivo non permettano di ricostruire le ragioni e l’iter del provvedimento. A tale principio, più volte richiamato in via generale in ogni sede giuridica il Collegio ritiene di doversi attenere nel caso in esame, per escludere il dedotto vizio di motivazione.

Nessun dubbio emerge dalla lettura degli atti di causa circa le cause che hanno indotto l'organo amministrativo a disporre il Commissariamento: la continua presenza in tutte le attività del Comitato del precedente Presidente nonostante questi fosse colpito da provvedimento di inibizione, con tolleranza ed inerzia da parte dell'intero Consiglio Direttivo rispetto a tale grave e reiterata violazione delle norme disciplinari; inerzia del Consiglio Direttivo nelle attività istituzionali con palese decremento delle attività federali.  La delibera esplicita, in modo chiaro ed indiscutibile,  quali siano state le norme regolamentari e statutarie violate, specifica,  in modo anch’esso chiaro ed esaustivo,  che i comportamenti sopra evidenziati costituivano fattispecie di malfunzionamento e reiterata violazione delle norme federali ai sensi del chiaro disposto dell'art. 16 comma J) dello Statuto federale.

Nessuna censura pertanto può essere avanzata né in termini di difetto di motivazione né in termini di eccesso di potere né, tantomeno, di carenza o errore nei presupposti del commissariamento.

Nessun dubbio nemmeno sulla gravità delle violazioni in quanto in palese e continuo contrasto con il basilare art. 1 del Regolamento di Giustizia che specifica come: “Gli affiliati, i soci degli affiliati, i dirigenti, gli atleti, i tecnici, i giudici di gara, collaboratori e ogni altro soggetto tesserato che svolge attività federale, sono tenuti ad osservare una condotta, sia individuale che associativa, conforme ai princìpi della lealtà, della rettitudine e della correttezza anche morale in tutti i rapporti riguardanti l’attività federale e nell’ambito più generale dei rapporti sociali ed economici. Agli stessi è fatto obbligo, in particolare, della osservanza delle norme, statuto federale, regolamenti, deliberati e disposizioni federali, nonché di accettare la Giustizia Sportiva, così come disciplinata dal presente Regolamento.

Nessun dubbio sulla palese e reiterata violazione dell’art. 1 punto 6 del Regolamento di Giustizia laddove è espressamente previsto che: “Ai soggetti di cui al comma 1, non è consentito di avvalersi della collaborazione di persone già inibite o sospese”.

A ciò si aggiunga che il sistema dell’ordinamento sportivo viene, ad avviso del Collegio, gravemente alterato, quando ad un soggetto (nel caso di specie al Presidente del Comitato Regionale) vengono trasferiti tutti i compiti di un comitato federale regionale, incidendo così proprio sul rapporto tra il Consiglio eletto ed i suoi elettori, che certo hanno indicato un direttivo (e non solo il Presidente quindi) per chiedere conto a loro della gestione e delle iniziative, non già per assistere ad una “devoluzione” integrale dei compiti istituzionali ad un soggetto, tanto da lasciarlo operare anche se colpito da provvedimento di inibizione in spregio anche degli organi di Giustizia sportiva che hanno comminato detta sanzione.

Detto comportamento sminuisce agli occhi dei tesserati sia l’intera Federazione ciclistica sia gli organi di Giustizia che, nell’interesse generale del movimento sportivo, adottano provvedimenti che devono essere rispettati e fatti rispettare da chi ne ha il dovere.

In relazione agli ulteriori motivi di ricorso, ribadito quanto sopra sulla peculiarità del rito sportivo, occorre precisare che, in ogni caso, nel mondo dello sport l’urgenza dei provvedimenti da adottare consente (o per meglio dire impone) agli operatori di prediligere gli aspetti sostanziali a quelli formali.

A ciò si aggiunga quanto espressamente stabilito dal Regolamento di Giustizia sportiva art. 4 comma 5 ovverosia che i vizi formali non costituiscono causa di invalidità degli atti.

Tanto premesso, si deve evidenziare quanto segue:

sulla INAMMISSIBILITA DELLE MOTIVAZIONI ARTICOLATE NELLA MEMORIA DIFENSIVA DELLA FCI si ritiene che gli scritti difensivi della Federazione Ciclistica Italiana integrino e si contengano nell’ambito dell’esercizio del diritto di difesa;

sulle ulteriori censure che riguardano lo svolgimento del Consiglio che ha deliberato il commissariamento la Corte ritiene, sempre fermo restando quanto sopra specificato, che in ogni caso detti vizi, porterebbero ad una eventuale annullabilità delle decisioni e potrebbero essere fatti rilevare soltanto dai partecipanti all’assemblea,  ove astenuti o votanti contro la decisione o dagli assenti nei termini di legge.

L’art. 39 comma 2 del Regolamento di Giustizia stabilisce espressamente che: “Le deliberazioni del Consiglio Federale contrarie alla legge, allo Statuto del CONI e ai principi fondamentali del CONI, allo Statuto e ai regolamenti della Federazione possono essere annullate su ricorso di un componente, assente o dissenziente, del Consiglio Federale, o del Collegio dei revisori dei conti”

Nel caso di specie dagli atti è emerso con assoluta certezza che il Consiglio si è svolto alla presenza di 10 consiglieri su 11 e l’inserimento all’ordine del giorno del provvedimento da adottare è stato approvato all’unanimità dei presenti, così come il provvedimento stesso e che l’unico consigliere assente non solo non ha impugnato l’assemblea ma ne ha ratificato l’operato alla successiva assemblea nella quale è stata data lettura del verbale.    

 

P.Q.M.

IL TRIBUNALE FEDERALE SEZIONE SECONDA

RESPINGE il ricorso.

Compensa integralmente le spese tra le parti.

Così deciso in Roma, nella sede della Federazione Ciclistica Italiana, il 18 dicembre 2017

 

 Il Relatore

Avv. Andrea Leggeri

 

Il Presidente

Avv. Adriano Simonetti

 

data di pubblicazione: 20/12/2017