2^ sezione - Decisione Fabris

Comunicato N. 2 del 20 maggio 2020

Corte Federale d'Appello

La Corte Federale d’Appello – 2^ Sezione, composta dai Sigg.:

Avv. Gianluca Gulino – Presidente f.f.;

Avv. Miriam Zanoli – Componente effettivo;

Avv. Rosita Gervasio – Componente supplente ed estensore;

nella procedura n. 01/2020, promossa dai sigg. Nadia BAU’ e Matteo FABRIS, quali esercenti la potestà genitoriale sul figlio minore sig. Luca FABRIS, nei confronti della Società A.S.D. U.S. SCUOLA CICLISMO VO’, per il rilascio del nulla osta al trasferimento del predetto tesserato ad altro Sodalizio;

e nel giudizio sul ricorso in Corte Federale d’Appello dei sigg. Nadia BAU’ e Matteo FABRIS, nelle spiegate qualità, avverso la pronuncia n. 29/2019 del Tribunale Federale – 2^ Sezione, giusta Comunicato n. 1 del 9 Gennaio 2020, di rigetto in primo grado della avanzata istanza.   

 

IN FATTO:

 

Con reclamo depositato il 24 Gennaio 2020, i sigg. Nadia BAU’ e Matteo FABRIS, quali esercenti la potestà genitoriale sul figlio minore sig. Luca FABRIS, rappresentati e difesi dall’Avv. Marco MAZZUCATO, impugnavano innanzi a questa Corte Federale d’Appello la pronuncia n. 29/2019 del Tribunale Federale – 2^ Sezione, come da Comunicato n. 1 del 9 Gennaio 2020, con la quale, in esito alla instaurata procedura, veniva rigettato il ricorso in primo grado promosso dagli stessi sigg. BAU’-FABRIS nei confronti della Società A.S.D. U.S. SCUOLA CICLISMO VO’ (in seguito, breviter, anche solo SCUOLA CICLISMO VO’), al fine di ottenere il nulla osta al trasferimento del suddetto tesserato da quest’ultimo Gruppo Sportivo ad altro Sodalizio, ai sensi dell’art. 28 del vigente Regolamento Tecnico dell’Attività Agonistica (R.T.A.A.).

A fondamento ed a supporto delle proprie ragioni, i ricorrenti, già in prime cure, lamentavano, a scapito del giovane Luca, tesserato con la SCUOLA CICLISMO VO’, per la stagione 2019, nella categoria Esordienti 2° anno, continue “umiliazioni, minacce, bestemmie sia dal personale tecnico e sia dal presidente” del club medesimo: il che, sempre a detta degli istanti, avrebbe determinato nel ragazzo uno stato di profondo malessere e disagio, incompatibile con la permanenza dello stesso in seno al prefato club.

Acquisite le controdeduzioni di parte convenuta, la quale negava ogni addebito, escludendo fermamente il verificarsi di contingenze tali da giustificare lo scioglimento del vincolo sportivo con il sig. Luca FABRIS e sottolineando, altresì, come nessuna segnalazione e/o contestazione al riguardo fosse mai, in precedenza, pervenuta ad opera dei genitori del nominato atleta, il Tribunale, all’esito della discussione, decideva di respingere la spiegata domanda, considerato che “allo stato degli atti non risulta[va] essere stata fornita dal ricorrente alcuna documentazione probatoria in merito alle lamentate problematiche ambientali indicate nel ricorso”.

Avverso la emanata pronuncia proponevano, come detto, appello i sigg. Nadia BAU’ e Matteo FABRIS, sempre per conto e nell’interesse del minore Luca, con libello introduttivo, nel quale, dopo analitica ed esaustiva premessa, veniva ampiamente e diffusamente ribadita la questione oggetto del contendere, con articolate argomentazioni in punto sia di fatto che di diritto.

Più specificamente, si focalizzava l’attenzione su un episodio accaduto il 27 Agosto 2017 in località Concadirame (Rovigo), allorquando, al termine di una gara ciclistica giovanile cui aveva partecipato anche il sig. Luca FABRIS, sin da allora nei ranghi della SCUOLA CICLISMO VO’ (Categoria G6), il Presidente di quest’ultima Società, in base alla versione fornita dai reclamanti, avrebbe aspramente ed esageratamente redarguito i corridori del proprio club, rimproverandoli e mortificandoli per il pessimo risultato conseguito e per non aver ottemperato alle istruzioni previamente ricevute.

In via istruttoria, gli appellanti producevano copiosa documentazione, tra cui alcune dichiarazioni rese da presunti testimoni oculari dei narrati eventi, e chiedevano ammettersi prova per testi, nelle persone ivi indicate e sui vari capitoli articolati.

La Società resistente, dal canto suo, attraverso il proprio Presidente e legale rappresentante, replicava con tempestiva memoria difensiva, evidenziando la pretestuosità ed infondatezza delle avverse censure e rimarcando, anzi, la lunga e gloriosa attività della compagine medesima a favore della pratica ludica ed agonistica di tanti giovani del posto e della loro crescita sportiva ed umana, attività nella quale si sarebbe sempre distinto per impegno ed abnegazione il massimo Dirigente del Sodalizio, quel sig. Graziano LOVO additato, invece, dai reclamanti come soggetto dai modi irruenti e diseducativi.

Con riferimento, poi, all’evocato episodio del 2017, il sig. LOVO rigettava ogni accusa, escludendo addirittura di essere stato fisicamente presente nell’occasione.

Ad asserito suffragio delle proprie tesi, la SCUOLA CICLISMO VO’ offriva in allegazione svariate dichiarazioni rilasciate da suoi ex atleti e/o da attuali tecnici e dirigenti.

Seguivano memorie integrative provenienti dalla difesa dei sigg. BAU’-FABRIS, in cui si poneva in discussione l’attendibilità e l’obiettività di giudizio degli autori di siffatte propalazioni, tutti in qualche maniera legati al convenuto Sodalizio; veniva, inoltre, prodotto uno scritto redatto dal giovane Luca FABRIS, nel quale si ribadiva il crescente e non più tollerabile disagio in lui provocato dal trattamento ricevuto, negli anni, dal Presidente LOVO, con conseguente impossibilità di permanenza nel club de quo.

La programmata discussione, dopo inevitabile aggiornamento e/o rinvio legato all’emergenza sanitaria per la pandemia da COVID 19, si teneva in videoconferenza il 20 Maggio 2020, come da relativo verbale in atti; quindi, all’esito della stessa, il presente procedimento impugnatorio era trattenuto in decisione.

IN DIRITTO:

 

Preliminarmente, l’adito Collegio ha verificato la sussistenza delle condizioni di ammissibilità, di ricevibilità e di procedibilità del ricorso in esame.

Sul piano istruttorio, la Corte medesima ha reputato di non accogliere le prove orali richieste dalle parti, considerando ampiamente sufficienti le diverse dichiarazioni scritte prodotte e, più in generale, l’allegazione documentale depositata.      

In punto di merito, è doveroso premettere come il tema su cui qui si dibatte, relativo al vincolo sportivo ed alla sua eventuale cessazione, sia stato da sempre, in tutti gli sport, individuali e di squadra, oggetto di approfondite ed accese discussioni circa l’opportunità o meno della permanenza e della conservazione dello stesso, anche laddove limitato nel tempo o mitigato negli effetti.

Nell’ambito di una dialettica del genere, si pongono sovente in contrapposizione, di idee ed interessi, da un lato, i rappresentanti delle Società e dei club, che, usufruendo e, per così dire, beneficiando di tale vincolo, mirano a mantenerlo e/od a prolungarlo il più possibile, dall’altro, i tesserati che questo balzello in qualche misura subiscono, i quali, invece, vorrebbero abolirlo completamente o, comunque, ridurne al minimo l’operatività e le implicazioni.

Le argomentazioni e le conclusioni che scaturiscono da un simile confronto, pur nella dicotomia dei rispettivi sostrati, materiali e precettivi, offrono spunti di riflessione non poco validi ed interessanti.

Se, per taluni versi, il vincolo è ritenuto dalle Società una indefettibile garanzia di stabilità e di durevolezza dei rapporti con i tesserati, a tutela della solidità e della continuità dell’attività sportiva, viceversa, da parte di questi ultimi, costretti a rimanere legati ad un Sodalizio per un certo periodo di tempo, anche oltre e persino contro la propria volontà, se ne invoca a gran voce l’abolizione, al preminente fine di evitare l’insorgere, in chi lo patisce, di possibili situazioni di difficoltà e di disagio, giudicate incompatibili con principi basilari come il rispetto della persona e la libertà di associazione, tanto più perché costituzionalmente sanciti e protetti.

Ad ogni buon conto, a questo Collegio preme rimarcare che, per un approccio corretto e proficuo alla questione, non possa prescindersi da una valutazione de iure condito e non già de iure condendo: laddove il vincolo sportivo esista, da esso non potrà comunque prescindersi ed andrà riconosciuto ed applicato, pur con i necessari distinguo ed i correttivi che il plesso normativo di riferimento prevede e consente.        

Venendo, ora, al caso di specie, è fuor di dubbio come la richiesta di svincolo o, per meglio dire, di concessione del nulla osta al trasferimento ad altra Società, formulata dai ricorrenti per conto del figlio minore, al di là ed a prescindere da qualsivoglia digressione di carattere generale ed extrasportivo, pur certamente apprezzabile, vada necessariamente delibata con riguardo alle disposizioni che, attualmente, regolano la materia.

Ci si riferisce, peculiarmente, agli artt. 26 e ss. del Regolamento Tecnico dell’Attività Agonistica nonché all’art. 32 comma 5 lettera f) del Regolamento di Giustizia Federale, ove si parla espressamente di “scioglimento coattivo del vincolo sportivo per giusta causa e per inadempienza” (enfasi e sottolineatura aggiunte).

Poiché è acclarato che il giovane Luca FABRIS, in quanto tesserato, nel 2019, per la categoria Esordienti 2° anno, fosse sottoposto a vincolo sportivo con la A.S.D. U.S. SCUOLA CICLISMO VO’, bisogna capire se, alla luce delle circostanze addotte e degli elementi raccolti, siano riscontrabili quegli eccezionali e gravi motivi (“giusta causa” e/o “inadempienza”) che consentano il venir meno dell’instaurato rapporto.

In proposito, l’adita Corte, in linea con quanto stabilito dal Tribunale Federale Nazionale nella impugnata pronuncia, ritiene non adeguatamente provate e, quindi, non condivisibili e fondate le doglianze dei ricorrenti.

A ben vedere, l’unico episodio concreto richiamato (per la prima volta in sede di appello) dai sigg. BAU’-FABRIS a presunta dimostrazione del pessimo trattamento ricevuto dal ragazzo ad opera del “personale tecnico e del presidente” del Sodalizio di appartenenza risalirebbe al 2017, al termine di una gara, in località Concadirame (Rovigo), quando i corridori della SCUOLA CICLISMO VO’, tra cui il figliolo dei reclamanti, sarebbero stati apostrofati duramente e volgarmente da un soggetto, identificato nel Presidente della Società sig. Graziano LOVO, a causa dei deludenti piazzamenti nell’occasione ottenuti.

Anche a voler prescindere dal fatto che, dagli atti di causa, non sia stato possibile accertare con sicurezza l’effettiva presenza del sig. LOVO alla competizione di cui trattasi, quel che lascia decisamente perplessi è la constatazione della totale assenza, subito dopo il ricordato avvenimento e, parimenti, nelle stagioni successive, in cui il lamentato comportamento del Presidente sarebbe proseguito, di qualsiasi rimostranza o contestazione da parte dei genitori dell’atleta.

Eppure, secondo quanto leggesi nella dichiarazione del sig. Marcellino PINCERATO (cfr. doc. 12 del reclamo), di fronte agli esagitati rimbrotti nel post-gara di Concadirame, sarebbe “intervenuta la mamma di Fabris Luca per stemperare gli animi”: il che dimostrerebbe che la signora BAU’ fosse perfettamente a conoscenza dell’accaduto e che, ciò nonostante, non si sia in alcun modo adoperata, nemmeno informalmente, per pretendere ed ottenere le necessarie spiegazioni.

Ma vi è di più: neppure nella richiesta di nulla osta inoltrata, mediante Raccomandata A.R. dell’8 Ottobre 2019, dai reclamanti alla SCUOLA CICLISMO VO’ (cfr. doc. 2 dell’appello), risulta inserita la benché minima rimostranza per l’ipotetico trattamento disdicevole patito dal ragazzo, assumendo invece, tale domanda, un profilo assolutamente neutro.

È solo dopo aver ricevuto il diniego allo svincolo ad opera del Sodalizio in parola che i reclamanti hanno iniziato a stigmatizzare la condotta tenuta da tecnici e Presidente all’indirizzo del figliolo.

Del pari, risulta comprovato per tabulas come non solo il sig. Luca FABRIS sia stato ininterrottamente tesserato con il club in parola dal 2012 in poi ma come anche il fratello minore Marco lo sia stato nelle stagioni 2017-2018-2019 e persino il padre Matteo, nel 2017 e 2018, abbia militato con la identica Società, nella Categoria Master 2, oltre ad aver rivestito, in quest’ultimo anno, la carica di Consigliere.

Orbene, atteso che, nell’intero periodo considerato, il Presidente della SCUOLA CICLISMO VO’ è stato sempre il sig. Graziano LOVO, suona quanto meno singolare e contraddittorio che la famiglia FABRIS, pur consapevole delle dozzinali ed inaccettabili maniere con cui il succitato massimo Dirigente si rivolgesse costantemente ai giovani ciclisti in generale ed a Luca in particolare (e ciò almeno dal 2017), non soltanto abbia supinamente accettato un così mortificante status quo, ma abbia addirittura intensificato il proprio coinvolgimento in seno al succitato gruppo sportivo.

Tornando per un attimo alla gara di Concadirame, val la pena rilevare, ad abundantiam, come dei cinque atleti in forza alla SCUOLA CICLISMO VO’ iscritti a quella gara e che sarebbero stati oggetto di sgradevolissime reprimende da parte del Presidente (i.e. i sigg. DB, MB, AL, DL ed, appunto, Luca FABRIS), tutti, ad eccezione di DB, siano rimasti tesserati sino ad oggi con il club medesimo, disputando un rilevante numero di competizioni: il che appare francamente incompatibile con un comportamento minaccioso e vessatorio addebitabile all’apparato tecnico e dirigenziale dell’Associazione Sportiva.

Lo stesso rendimento agonistico del sig. Luca FABRIS nelle ultime tre stagioni appare in continuo miglioramento (dai 2 punti del 2017 ai 9 del 2019): circostanza ugualmente poco conciliabile con lo stato di prostrazione e di abbattimento denunciato dai reclamanti in capo al proprio figliolo.

Tale condizione di disagio, tra l’altro, non è supportata, come in genere accade in casi analoghi e per quanto possa occorrere, da una qualche certificazione sanitaria attestante più o meno seri disturbi ansiogeno-depressivi ovvero da documentazione comprovante uno scarso rendimento scolastico dell’adolescente coinvolto. 

Nulla di nulla, eccetto, come visto, gli incerti riferimenti ad un unico risalente episodio ed una autodichiarazione dello stesso ragazzo: troppo poco per addivenire alla concessione della nulla osta richiesto.

Così come non possono bastare gli sporadici riferimenti, contenuti in alcune allegazioni di parte resistente, al carattere del Presidente LOVO, definito “un po’ scontroso”, “una figura autoritaria”, “sgarbato e a volte severo”, “brusco” (cfr. dichiarazione sig. Filippo MAGRIN), “molto brusco”, “un po’ colorito”, incline a “sgridate a fine gara” (cfr. dichiarazione sig.ra Marta BIASIOLO), “forte e particolare” (cfr. dichiarazione sig. Matteo PAIOLA), per avvalorare decisivamente le tesi dei ricorrenti e per giustificare lo scioglimento del vincolo sportivo.

Una laconica quanto ineludibile precisazione meritano, dal canto loro, gli stralci giurisprudenziali contenuti nell’atto di appello, i quali sono estrapolati, sic et simpliciter, da una decisione di questa stessa Sezione della Corte Federale d’Appello (la n. 5 del 10 Maggio 2018), che – giova rammentarlo – afferiva ad un contesto fattuale e probatorio ben più solido ed articolato, oltre che sostanzialmente differente da quello qui in delibazione, in forza del quale l’Organo giudicante aveva statuito la configurabilità dei presupposti per il rilascio del nulla osta al trasferimento del tesserato ad altra Società, con conferma della gravata pronuncia del Tribunale Federale.

Di nessun pregio, infine, è la censura conclusiva dei motivi di appello, laddove i ricorrenti (per la prima volta in questa sede), in un passaggio della missiva della SCUOLA CICLISMO VO’ del 20 Ottobre 2019, in cui si afferma che la mentovata compagine “davanti a oggettive difficoltà di proseguire un percorso assieme, non ha mai negato il nulla osta ai propri tesserati”, intravedono “un espresso consenso al trasferimento dell’atleta”: basti osservare, al riguardo, come, fermo restando il tenore palesemente generico ed informale di un simile inciso, la individuazione di tali “oggettive difficoltà” non possa comunque essere rimessa, come pretenderebbero gli istanti, alla mera ed unilaterale valutazione della parte interessata, a fronte dell’opposizione (essa sì esplicita e categorica) allo svincolo manifestata dal Sodalizio di appartenenza già con la suindicata nota di riscontro.   

P.Q.M.

LA CORTE FEDERALE D’APPELLO

2^ SEZIONE

ogni diversa istanza ed eccezione disattesa, così provvede:

Visti gli artt. 33 e 45 Reg. Giust.,

Conferma la decisione emessa dal Tribunale Federale della F.C.I. in data 9 gennaio 2020, procedimento n. 29/2019 R.G., nei confronti di Fabris Luca.

Dispone l’incameramento della tassa di accesso.

Riserva il deposito della motivazione.

Così deciso in Ragusa, addì 20 maggio 2020

Motivi depositati in data ________________

Il Presidente f.f., Avv. Gianluca Gulino

Data di pubblicazione ___________________

 

Data di pubblicazione: 28 maggio 2020