1^ sezione - RG 2/20

Comunicato N. 2 bis del 25 giugno 2020

Corte Federale d'Appello

Nella riunione collegiale, ritualmente convocata, svoltasi in data 25 giugno 2020 ore 12.30 con modalità telematiche ai sensi del Protocollo di udienze tramite collegamento da remoto della FCI, presenti il Presidente Avv. Antonio Villani, i Componenti Avv. Claudio Iacovoni, Avv. Alberto Gava, nonché il Segretario Avv. Marzia Picchioni (Funzionario F.C.I), la Corte Federale d’Appello, I^ sezione, della F.C.I. ha emesso il seguente provvedimento:

 

RG 2/20 istanza di revocazione del Sig. Ugo Fagiolo avverso la Sentenza della CAF sez. II ci cui al Comunicato n. 8 del 3 luglio 2018.

 

VISTA l’istanza di revocazione depositata dal difensore del Sig. Fagiolo dall’Avv. Vincenzo Maccarone;

 

VISTO l’art. 45 co. 8 Reg. di Giustizia federale FCI;

 

DESIGNATO relatore l’Avv. Alberto Gava, che espone i termini della vicenda processuale;

 

PRESENTI per l’istante l’Avv. Vincenzo Maccarone; per la FCI l’Avv. Nuri Venturelli su delega del Presidente Federale.

 

CONCLUSIONI

 

L’Avv. Venturelli, nell’interesse della FCI, insiste riportandosi alla memoria di costituzione, per il rigetto dell’istanza di revocazione in quanto preliminarmente inammissibile giacché tardiva ed avente ad oggetto una sentenza non revocabile giacché superata da una successiva pronuncia del Collegio di Garanzia e, comunque, infondata nel merito giacché le condotte di cui alla revocanda sentenza sarebbero comunque rilevanti in punto di illegittimità di gestione amministrativa del comitato federale, anche se non passibili di sanzione disciplinare.

 

L’Avv. Maccarone per l’istante si riporta al ricorso, del quale rileva l’ammissibilità dovendosi far decorrere il termine per l’impugnazione dalla pronuncia del Collegio di Garanzia dello Sport n. 24/2020 depositata in data 24 maggio 2020. Nel merito sottolinea come, all’esito di tutti i giudizi relativi alla condotta del Dott. Roscini, quest’ultimo sia stato considerato responsabile solo con riferimento alla vicenda del pagamento, con fondi della Federazione, di sanzioni per violazione del codice della strada (in relazione ai quali avrebbe peraltro offerto un pronto rimborso). Sarebbe stata, dunque, confermata l’inerenza di tutte le altre spese all’attività istituzionale del Roscini; dal ché non vi sarebbe alcuna grave irregolarità amministrativa e di gestione che giustificherebbe l’adozione della delibera 323. Sarebbe, dunque, palese il contrasto di giudicati, giacchè la sentenza revocanda si basa su un presupposto radicalmente smentito da altra sentenza emessa dalla Corte Federale d’Appello.

 

La Corte Federale d’Appello, I^ Sezione, della F.C.I. all’esito della camera di consiglio, osserva quanto segue:

 

PREMESSE IN FATTO

 

L’Avv. Maccarone, nell’interesse del Dott. Ugo Fagiolo, formula istanza revocazione avverso la sentenza della Corte Federale di Appello sez. II di cui al comunicato n. 8 del 3 luglio 2018 che ha respinto il ricorso dell’Avv. Maccarone e confermato il comunicato n. 5 del 13 aprile 2018 in ordine all’annullamento della deliberazione federale n. 323 del Consiglio Federale del 21.12.2017, con la quale veniva disposto il commissariamento del Comitato Regionale umbro e nominati il commissario straordinario e il vice commissario straordinario.

In punto di ammissibilità dell’istanza, l’Avv. Maccarone sostiene che il termine di 15 giorni per la sua proposizione decorrerebbe dal 24 maggio 2020, data di conoscenza delle motivazioni poste a base della sentenza del Collegio di Garanzia dello Sport, in mancanza delle quali l’istante non avrebbe saputo cosa dover impugnare. Rileva poi, in proposito, che, alla lettura di tali motivazioni risulta evidente come l’istanza di revocazione avrebbe dovuto proporsi – come in effetti è stato fatto – solo contro la sentenza della Corte Federale di Appello, giacché il Collegio di Garanzia dello Sport, limitatamente ai punti oggetto del presente giudizio, si è limitato ad una pronuncia di inammissibilità, senza entrare nel merito della questione.

Nel merito, l’Avv. Maccarone, a supporto del ricorso, afferma che il presupposto fondante il commissariamento – l’esistenza di gravi e macroscopiche violazioni gestionali e amministrative imputate agli organi direttivi – sarebbe venuto meno perché, a seguito dei vari procedimenti instaurati, il Roscini sarebbe stato sanzionato solo ed esclusivamente in relazione alle contravvenzioni per violazione al codice della strada.

Sussisterebbe dunque, nella vicenda de qua un errore di fatto che giustificherebbe la procedura di revocazione, con decorrenza del termine per la proposizione della medesima dal 24.05.2020, data di deposito delle motivazioni della sentenza del Collegio di Garanzia.

Chiede, dunque, che la sentenza venga revocata con conseguente annullamento della delibera del Comitato Regionale umbro.

 

Si costituisce la FCI con l’Avv. Venturelli, il quale contesta il ragionamento del Fagiolo e chiede in via preliminare la declaratoria di inammissibilità dell’istanza per tardività ai sensi del combinato disposto di cui agli artt, 63. co. 4 Codice Giustizia Coni e 70 co. 4 Reg. Giustizia Sportiva: il ricorso si sarebbe dovuto proporre nelle more del deposito della motivazione della sentenza del Collegio di Garanzia dello Sport. Il termine sarebbe, infatti, iniziato a decorrere dal 23.07.2019, data in cui la Corte Federale di Appello avrebbe statuito sulla asserita insussistenza delle gravi irregolarità amministrative presupposto della delibera federale. La conoscenza dell’eventuale errore di fatto – eventualmente idoneo a fondare la revocazione – sarebbe dunque intervenuta nel luglio 2019.

Precisa peraltro l’Avv. Venturelli che, pur volendo assimilare la sentenza del Collegio di Garanzia dello Sport ad una sentenza della Corte di Cassazione, al pari, il ricorso dovrebbe essere considerato inammissibile giacché il ricorrente avrebbe dovuto proporlo avverso la sentenza di tale ultimo Collegio – che è entrato ad avviso della FCI nel merito delle questioni poste alla sua attenzione – e non avverso la sentenza della Corte Federale di Appello.

Nel merito delle difese, sottolinea l’Avv. Venturelli che le condotte addebitate al Roscini, pur considerate in via definitiva come non disciplinarmente rilevanti (ad eccezione che per la vicenda connessa alle sanzioni stradali), sono state accertate, comunque, nella loro esistenza. Dal ché non viene in ogni caso meno il presupposto dell’esistenza di irregolarità amministrative – ben evidenziate dal Dott. Chiodi nella propria relazione – che di per sé hanno giustificato l’adozione della delibera n. 323. Un conto è infatti la rilevanza disciplinare, altro conto è la regolarità amministrativa; al punto che, sulle medesime vicende pende un giudizio civile volto alla ripetizione delle spese effettuate. Dalla mancanza di rilievo disciplinare delle diverse condotte imputate al Roscini non deriverebbe dunque, in ogni caso, l’automatica inesistenza di irregolarità amministrative tali da giustificare il commissariamento del Comitato Regionale.

Insiste quindi l’Avv. Venturelli per il rigetto dell’istanza di revocazione.

 

CONSIDERAZIONI IN DIRITTO

 

A. Preliminarmente ad ogni considerazione di merito, occorre soffermarsi sulle questioni di inammissibilità sollevate dalla Federazione Ciclistica Italiana.

 

La FCI sostiene in primo luogo che l’istanza di revoca sia inammissibile giacché tardivamente presentata: il termine di 15 giorni di cui all’art. 70 del Regolamento Giustizia Federale sarebbe infatti decorso dal giorno 23.07.2019, data di pubblicazione della sentenza della Corte Federale d’Appello in ragione della quale oggi si chiede la revocazione della sentenza oggetto del presente giudizio.

Sul punto questa Corte ritiene infondata l’eccezione della Federazione.

Il Regolamento Giustizia Federale prevede testualmente, all’art. 70, che:

 

“2. Le altre decisioni della Corte Federale di Appello per le quali sia scaduto il termine per il ricorso al Collegio di Garanzia dello Sport ovvero la decisione di quest'ultimo qualora il ricorso non sia stato accolto possono essere revocate, su ricorso della parte interessata, quando la decisione dipende esclusivamente da un errore di fatto risultante incontrovertibilmente da documenti acquisiti successivamente per causa non imputabile all'istante.

3. Il termine per proporre la revisione o la revocazione decorre rispettivamente dalla conoscenza della falsità della prova o della formazione di quella nuova ovvero dall'acquisizione del documento. In ogni caso, il giudizio si svolge in unico grado e allo stesso si applicano le norme relative al procedimento di reclamo davanti alla Corte Federale d'Appello. Se la revisione è accolta, non è più ammesso ricorso al Collegio di Garanzia dello Sport; ogni altra pronuncia rimane impugnabile con ricorso al Collegio di Garanzia dello Sport.”

 

Ebbene, dalla lettura delle predette disposizioni, se emerge con chiarezza che il termine di 15 giorni per la proposizione dell’azione decorre dalla data della scoperta dell’errore di fatto, emerge con altrettanta evidenza la circostanza che l’istante non possa richiedere la revocazione di sentenze della Corte Federale di Appello ove ancora sia attivabile – o non sia concluso – il giudizio di impugnazione dinanzi al Collegio di Garanzia dello Sport. E ciò anche perché, ove il Giudice di ultima istanza pronunci nel merito della questione, l’eventuale istanza di revocazione non potrà che avere ad oggetto la sentenza di quest’ultimo e non la precedente statuizione della Corte Federale di Appello.

 

Il Sig. Fagiolo, dunque, non avrebbe dunque potuto proporre alcuna istanza di revisione nelle more del deposito della sentenza del Collegio di Garanzia dello Sport, non essendo sufficiente il dispositivo pubblicato per comprendere su quali singoli capi di impugnazione il Collegio si fosse pronunciato con decisione di inammissibilità piuttosto che con decisione di merito.

 

B. Ciò posto, anche l’ulteriore eccezione della Federazione volta a sostenere che il Collegio di Garanzia dello Sport si sia pronunciato nel merito delle questioni poste alla Sua attenzione da parte del Fagiolo – e che quindi oggetto della revocazione avrebbe dovuto essere proprio la sentenza del massimo organo giudicante – appare destituita di fondamento.

Ed infatti, sulle condotte la cui asserita insussistenza darebbe titolo alla revocazione della sentenza oggetto dell’istanza di revocazione l’Alto Collegio non ha statuito nel merito, bensì ha – più semplicemente – adottato una pronuncia di inammissibilità. Si legge, infatti, testualmente nella sentenza del Collegio di Garanzia dello Sport, a pagina 5, che:

 

“4. Con il terzo motivo (…) In sostanza il Fagiolo lamenta che la Corte d’Appello non avrebbe sufficientemente motivato in ordine alla sussistenza dei presupposti per l’emanazione del nuovo provvedimento di commissariamento.

Il motivo è inammissibile in quanto (…) inammissibilmente si chiede al Collegio di rivalutare nel merito la gravità dei fatti che hanno portato il Consiglio Federale all’adozione del rinnovato provvedimento di commissariamento.

 

È, dunque, corretta la condotta processuale del Fagiolo che chiede la revocazione non della sentenza del Collegio di Garanzia dello Sport, ma della sentenza pronunciata dalla Corte Federale di Appello in data 3.07.2018.

 

C. Analizzate le questioni preliminari nei termini che precedono, occorre soffermarsi sul merito della questione.

L’istante sostiene che le statuizioni di cui alla sentenza della Corte Federale di Appello del 23.07.2019 – divenute definitive a seguito della pronuncia n. 24/2020 del Collegio di Garanzia dello Sport sarebbero in contrasto con la pronuncia della stessa Corte Federale di Appello, sez. II del 3.07.2018 di cui si chiede la revocazione.

In particolare, ad avviso dell’istante, la sentenza del 23.07.2019 avrebbe definitivamente accertato l’infondatezza delle accuse mosse in quel procedimento al Dott. Roscini e mutuate integralmente dalle relazioni amministrativo-contabili del consulente della Federazione Dott. Chiodi; ebbene, poiché proprio le rilevazioni amministrativo-contabili di cui alle predette relazioni del Dott. Chiodi sarebbero state poste alla base della delibera n. 323 di commissariamento del Comitato Regionale umbro, la loro accertata infondatezza renderebbe illegittima la delibera medesima e in tal senso dovrebbe essere riformata la revocanda sentenza.

Il motivo di revocazione è infondato.

L’infondatezza deriva in primo luogo dalla diversa rilevanza, ai fini della legittimità della delibera n. 323 del Consiglio Federale, delle condotte oggetto della sentenza del 23.07.2019.

Ed infatti un tema è la rilevanza della condotta posta in essere da un tesserato ai fini disciplinari; altro tema è la rilevanza della condotta medesima ai fini dello svolgimento delle attività federali e dell’attivazione dei poteri propri del Consiglio Federale.

In altri termini, non vi è necessaria coincidenza tra condotta che comporta una irregolarità amministrativa nella gestione di un ente federale e condotta che comporta una responsabilità disciplinare dell’agente. Di tal ché è ben possibile che una stessa condotta che non rilevi sul piano disciplinare sia comunque tale da giustificare provvedimenti federali come quelli adottati con la delibera n. 323.

Nell’ordinamento sportivo è ben evidente la separazione dell’ordinamento disciplinare dall’ordinamento amministrativo-contabile; al punto che il criterio della distinzione tra rilievo amministrativo e disciplinare opera finanche nella ripartizione delle competenze del Tribunale federale e della Corte d’appello, ove la prima sezione è competente in questioni disciplinari, la seconda sezione è invece competente in questioni amministrative e assembleari.

D’altronde il diverso rilievo della condotta è connaturato alle diverse finalità di tutela che l’ordinamento giuridico si pone: da un lato, preservare il corretto funzionamento di organi amministrativi e assembleari; dall’altro, sanzionare chi viola i precetti dell’ordinamento sportivo.

Di tale distinzione vi è peraltro traccia anche nella sentenza del Collegio di Garanzia dello Sport n. 50 dell’anno 2019 ove, con riferimento proprio a quanto occorso al Dott. Roscini, il Collegio, nel ripercorrere la vicenda, afferma che:

 

“Per regola specifica, le spese, anche se inerenti, non possono essere rimborsate in tutti i casi in cui non siano state adeguatamente documentate.

Ben altra cosa, però, è infliggere una sanzione disciplinare per aver accertato, a distanza di tempo, che “in numerose occasioni” le spese non erano state documentate in maniera adeguata”.

 

È dunque evidente come possa ben sussistere una irregolarità amministrativa (nel caso la non adeguata rendicontazione di spese) che non abbia tuttavia rilievo disciplinare.

È proprio ciò che è accaduto in relazione alle condotte poste alla base della delibera n. 323 che, pur idonee a sorreggere una delibera del Consiglio Federale volta a rimediare alle numerose irregolarità amministrative-contabili del Comitato Regionale umbro (accertate con apposita relazione peritale), non sono risultate tuttavia – all’esito di numerosi giudizi – idonee a fondare responsabilità disciplinari personali (ad eccezione che con riferimento al pagamento, con denaro della Federazione, di sanzioni stradali).

 

D. Ciò posto, si ritiene sussistente comunque un’ulteriore ragione di infondatezza del motivo di revocazione.

Ed infatti, dalla lettura della informativa del Dott. Chiodi emerge come non vi sia piena sovrapposizione tra le condotte dal medesimo individuate in relazione alla irregolarità della gestione amministrativo-contabile del Comitato Regionale umbro e le condotte poste alla base del giudizio nell’ambito del quale è stata pronunciata la sentenza della Corte Federale di Appello del 23.07.2019.

E così, sono oggetto del giudizio concluso con sentenza della Corte Federale di Appello del 23.07.2019 le condotte addebitate al Roscini consistenti nell’aver:

  1. chiesto ed ottenuto il rimborso delle spese relative a trasferte effettuate con mezzi privati senza la preventiva autorizzazione delle missioni effettuate;
  2. chiesto ed ottenuto il rimborso delle spese per vitto (pasticcerie, panifici, ristoranti, bar), in alcuni casi per importo superiore al limite fissato dalla Federazione, non supportate da documentazione atta ad identificare i beneficiari delle somministrazioni;
  3. chiesto ed ottenuto il rimborso delle spese per contravvenzioni al Codice della Strada dell’anno compiute alla guida di automezzo privato;
  4. chiesto ed ottenuto il rimborso delle spese per omaggi e regalie (libri, fiori e piante, regali di nozze, vini) senza preventiva autorizzazione e senza alcuna indicazione dei destinatari e delle motivazioni degli omaggi e delle regalie;
  5. chiesto ed ottenuto il rimborso delle spese per carburante per l’uso di automezzo della Federazione non supportate dal Libretto di marcia debitamente compilato, né da documentazione atta a giustificare le trasferte;
  6. chiesto ed erogato al Sig. Montedori il rimborso di spese asseritamente afferenti a trasferte/missioni da questi asseritamente effettuate in nome e per conto della Federazione con mezzo privato.

Sono, invece, oggetto dell’informativa del Dott. Chiodi (cfr. in proposito, doc. 7 allegato dalla difesa della FCI) irregolarità inerenti:

  1. a rendicontazioni del Presidente Regionale, consistenti in “costi sostenuti per approvvigionamento di carburante del mezzo federale per circa 50.000 chilometri percorsi nell’anno in questione, con rendicontazione delle spese a cadenza mensile, senza specifica indicazione del luogo e del motivo della trasferta”;
  2. a rendicontazioni dei funzionari delegati “prive di giustificazione di spesa o attribuite a costi sostenuti per acquisto di generi alimentari, quindi, non ascrivibili all’attività sportiva e/o al funzionamento del Comitato”;
  3. indennità, diarie e rimborsi forfettari, consistenti in “rendicontazioni mensili del Tecnico Regionale Montedori a rimborsi chilometrico per i suoi trasferimenti con il proprio mezzo dal Comune di residenza Città di Castello alla sede dl CR Umbria, per i quali non è stata rinvenuta documentazione dell’effettiva presenza del medesimo nei giorni indicati (es. convocazione, corsi, incontri tecnici). Al riguardo, si aggiunge che i 150 chilometri di percorrenza richiesti a rimborso sono superiori rispetto all’effettiva distanza chilometrica di andata e ritorno da Città di Castello alla sede del CR Umbria che risulta essere di 120 Km;
  4. acquisto di materiale sportivo, consistenti in “approvvigionamento superiore al reale consumo”;
  5. acquisto di materiale di consumo, consistenti in “costi non riferibili a materiale utile per l’attività sportiva”.

 

E’ dunque evidente come, anche volendo in astratto considerare non rilevanti – ai fini del commissariamento – le condotte poste a carico del Roscini e non sanzionate disciplinarmente, residuerebbe comunque un ampio spazio di legittimità in cui è stata adottata la delibera n. 323, che si fonda anche su ulteriori e diverse circostanze in fatto.

In proposito, pur non essendo oggetto del presente giudizio, non può peraltro non rilevarsi come le ulteriori e diverse condotte individuate dal Dott. Chiodi nella citata relazione appaiano astrattamente idonee – anche da sole (e quindi prescindendo dalle condotte addebitate al Roscini che, pur non disciplinarmente rilevanti, sono materialmente sussistenti) – a giustificare il Commissariamento.

È, infatti, evidente come le condotte di sperpero che sono di fatto accertate dal consulente Dott. Chiodi e che consistono di fatto nell’approvvigionamento sia di materiale sportivo, sia di materiale di consumo in quantità superiore a quanto necessario al Comitato Umbro e ai tesserati possano ben integrare – nella valutazione che è propria del Consiglio Federale – le gravi irregolarità di gestione” o le “gravi e ripetute violazioni dell’ordinamento”, richieste dall’art. 16 dello Statuto Federale ai fini dell’adozione di una delibera di commissariamento; e come, al contempo costituisca indice di altrettante gravi irregolarità nella gestione anche l’effettuazione di spese “prive di giustificazione di spesa o attribuite a costi sostenuti per acquisto di generi alimentari, quindi, non ascrivibili all’attività sportiva e/o al funzionamento del Comitato”; il tutto, si ripete, a prescindere dalla rilevanza disciplinare di tali condotte (che comunque non è stata oggetto di giudizi, ad eccezione che per i profili sopra riportati relativi al Dott. Roscini).

 

P.Q.M.

 

La Corte Federale d’Appello rigetta l’istanza di revocazione presentata nell’interesse del Sig. Ugo Fagiolo.

Dispone, altresì, incamerarsi la tassa di accesso alla giustizia.

 

Relatore estensore 

Avv. Alberto Gava 

 

Il Presidente

Avv. Antonio Villani     

                             

Data di pubblicazione: 06/07/2020