1^ sezione - Provvedimento

Comunicato N. 18 del 21 novembre 2017

Corte Federale d'Appello

Nella riunione collegiale, ritualmente convocata, svoltasi in data 21 novembre 2017 a Roma (ore 15.00) presso la Sede Federale, presenti: il Presidente Avv. Antonio Villani, i Componenti Avv. Claudio Cesare Iacovoni ed Avv. Alberto Gava, nonché il Segretario Avv. Marzia Picchioni (Funzionario F.C.I), la Corte Federale d’Appello, I^ sezione, della F.C.I. ha emesso il seguente provvedimento:

 

RG. N. 6/2017 APP., AVENTE AD OGGETTO: APPELLO AVVERSO IL COMUNICATO DEL TRIBUNALE FEDERALE, SEZ. I, N. 9 DEL 23.10.2017 DI CONDANNA A MESI 27 DI INIBIZIONE TEMPORANEA – RICORRENTE DOTT. CARLO ROSCINI.

VISTO il reclamo depositato dal difensore del Sig. Roscini, Avv. Maccarone;

VISTO l’art. 45 co. 8 Reg. di Giustizia federale FCI;

DESIGNATO relatore l’Avv. Alberto Gava, che espone i termini della vicenda processuale;

PRESENTI per l’Ufficio della Procura Federale l’Avv. Nicola Capozzoli, unitamente al Procuratore Aggiunto Avv. Ida Blasi, nonché il Segretario, signor Alessandro Bezzi; è, altresì, presente personalmente l’incolpato Sig. Carlo Roscini, assistito dal proprio legale Avv. Vincenzo Maccarone.

CONCLUSIONI

L’UFFICIO DELLA PROCURA FEDERALE chiede la conferma del giudizio di colpevolezza nei confronti del Sig. Roscini con riferimento ai due episodi oggetto di condanna nel procedimento di prime cure nonché la conferma della pena comminata dal Tribunale Federale nella misura di 27 mesi di inibizione, in ragione della gravità dei fatti oggetto di giudizio che vedono il Sig. Roscini proseguire in azioni che si pongono in evidente spregio delle norme federali, nonostante il ruolo apicale dal medesimo Roscini rivestito in Federazione nel corso degli ultimi 30 anni;

IL DEFERITO Sig. Carlo Roscini, a mezzo del proprio legale Avv. Vincenzo Maccarone, si riporta in modo integrale e completo al reclamo; stigmatizza l’assoluta carenza motivazionale del Provvedimento del Giudice di primo grado; chiede, in via principale, l’assoluzione da tutte le contestazioni con la formula “perché il fatto non sussiste”; in via subordinata, una nuova e più congrua determinazione della durata della sanzione dell’inibizione inflitta al deferito, da contenersi nei minimi regolamentari, ritenendo “sproporzionata” la pena base di 9 mesi per ognuno degli episodi contestati, anche in ragione del recente provvedimento reso dal Collego di Garanzia per lo Sport in una vicenda analoga alla presente – e relativa sempre al Sig. Roscini – in cui il Collegio ha ritenuto eccessiva una pena base di mesi 12 per quattro episodi di comprovata colpevolezza.

La Corte Federale d’Appello, I^ Sezione, della F.C.I. all’esito della camera di consiglio, osserva quanto segue:

PREMESSE IN FATTO

a.-      a seguito di segnalazioni pervenute alla Procura Federale in data 8.05.2017 (Sig. Massimiliano Servo), 11.05.2017 (Sig. Massimiliano Servo), 11.05.2017 (Sig. Poldo Volpini), 16.05.2017 (Sig. Poldo Volpini), 9.06.2017 (sig. Di Rocco) e dello svolgimento della propedeutica istruttoria, la Procura Federale deferiva d’ufficio il Sig. Roscini per aver violato gli “artt. 1, commi I e II, in relazione all’art. 49, comma I, lett. d) e 51, commi I, III, lett. a), b) e c), IV e V, del Regolamento dei Giustizia della Federazione Ciclistica Italiana, perché in violazione dei principi di lealtà, rettitudine e correttezza, anche morale, nonché in violazione dell’obbligo di osservare le norme, lo statuto federale, regolamenti, deliberati e disposizioni federali, irrevocabilmente condannato con sentenza del Tribunale Federale, I Sezione, emessa in data 5.01.2017, nel procedimento n. 18/2016 R. Trib. Federale, che comminava a Roscini Carlo la sanzione della inibizione per la durata di mesi tre, nonché nuovamente condannato con sentenza del Tribunale Federale, I Sezione, emessa in data 4.05.2017, nel procedimento n. 02/2017 R. Trib. Federale, che irrogava al predetto la sanzione della inibizione temporanea per la durata di sedici mesi (confermata dalla Corte d’Appello Federale, I Sezione, con sentenza n. 14 del 17.07.2017), ignorando il divieto che derivava dalla sanzione della inibizione lui inflitta ed in corso di esecuzione, svolgeva attività federali, intrattenendo rapporti con la Federazione, ed in particolare, con il Comitato Provinciale Umbria e con soggetti tesserati”;

 

b.-     in particolare, la Procura Federale contestava al Sig. Roscini di aver commesso le violazioni contestate:

 

1)      recandosi presso il Ciclodromo comunale di Foligno, ivi intrattenendo rapporti con esponenti di società tesserati; in Foligno il 06.05.2017;

2)      intrattenendo rapporti con gli organizzatori, intrattenendosi nella zona del ristoro finale ed assistendo alle premiazioni in occasione della Gran Fondo MTB delle Sorgenti di Nocera Umbra; in Nocera Umbra, il 07.05.2017;

3)      intrattenendo rapporti con soggetti tesserati in occasione del 1° Trofeo Juniores Città di Spello; in Spello il 07.05.2017;

4)      partecipando ufficialmente per la Federazione Ciclistica Italiana alla presentazione della tappa Sagrantino del giro d’Italia il 10.05.2017 e recandosi il 16.05.2017 in Piazza Falosci, prima della partenza della tappa Sagrantino del giro d’Italia;

5)      colloquiando il giudice di gara Paola Catasti in Cozzari il giorno 11.06.2017, in occasione del Campionato Provinciale Allievi Memorial Salvatore Castellani Trofeo O.M.A.P., in Mocaiana di Gubbio;

6)      facendo pervenire al Sig. Sauro Pioppi, autore delle segnalazioni da cui erano scaturiti i precedenti procedimenti a suo carico, la richiesta di “ritirare le denunce per la richiesta danni inoltrato dalla società nei suoi confronti e Montedori”; il 07.05.2017.

 

c.-      la Procura contestava, altresì, al Sig. Roscini la “recidiva specifica, infraquinquennale, reiterata, essendo stato il fatto commesso durante l’esecuzione della sanzione irrogatagli dal Tribunale Federale, I Sezione, emessa in data 4.05.2017, nel procedimento n. 02/2017 R. Trib. Federale”;

 

d.-     seguiva, su richiesta dell’incolpato e previa rinuncia ai termini di cui agli artt. 63 ss. del Regolamento di Giustizia Federale, l’audizione del Sig. Roscini, svoltasi in data 9.09.2017, in occasione della quale quest’ultimo ripercorreva e ricostruiva le circostanze contestate;

 

e.-      deferito il Sig. Roscini innanzi il Tribunale Federale, all’udienza del 23.10.2017, la Procura Federale ripercorreva le contestazioni di cui all’atto di incolpazione e depositava note d’udienza.

In particolare, la Procura Federale premesso che:

-        il Sig. Carlo Roscini, con provvedimento del Tribunale Federale del 5.01.2017, era stato destinatario della sanzione della inibizione dall’attività federale per un periodo di tre mesi;

-        il Sig. Carlo Roscini, con provvedimento del Tribunale Federale del 4.05.2017, era stato altresì destinatario della sanzione della inibizione dall’attività federale per un periodo di sedici mesi,

ribadiva come nel periodo di esecuzione di tale ultima sanzione (a decorrere dal 5.05.2017), non sospesa dalla presentazione del Reclamo ad opera dell’incolpato, il Sig. Roscini avesse posto in essere plurime violazioni del divieto di svolgere attività federali e/o di intrattenere rapporti con la Federazione e/o con i soggetti tesserati, tutte sostanzialmente confermate dallo stesso Sig. Roscini in occasione dell’intervenuto interrogatorio.

Evidenziava, infine, la Procura che non si potesse in alcun modo sostenere che il Sig. Roscini avesse preso parte agli eventi contestati nella semplice qualità di cittadino, risultando evidente il ruolo avuto dal medesimo nelle circostanze contestate, anche in ragione del risalto mediatico ricevuto.

Concludeva, dunque, con la richiesta di applicazione della sanzione di anni 3 di inibizione, così determinata: anni due per i fatti contestati e anni uno ex art. 51, comma 4, Regolamento di Giustizia Federale;

 

f.-      il Sig. Roscini, per il tramite dell’Avv. Maccarone, prendeva posizione sulle singole contestazioni mosse dalla Procura, contestandone la fondatezza e depositando note d’udienza riassuntive.

In particolare, la difesa del Roscini evidenziava come, a suo avviso, l’art. 49 del Regolamento FCI vada letto nel senso di attribuire rilevanza disciplinare ai soli rapporti intrattenuti dal sanzionato che abbiano origine o siano funzionalmente collegati alla carica federale dal medesimo rivestita.

Rappresentava, dunque, come il Sig. Roscini sarebbe stato presente nelle occasioni contestate a mero titolo personale, non assumendo alcun ruolo attivo quale membro della Federazione, così come dal medesimo confermato in sede di interrogatorio. Circostanza che renderebbe in radice infondate le deduzioni della Procura Federale.

Rappresentava, altresì, che alcune delle risultanze probatorie acquisite dalla Procura in sede di indagine, come risultante da alcuni post di “sbeffeggiamento” presenti su Facebook, sarebbero state mero frutto della inimicizia di alcuni esponenti della Federazione con il Sig. Roscini (così per la segnalazione del Sig. Pioppi) e, pertanto, inattendibili;

 

g.-     con comunicato n. 9 del 23.10.2017 il Tribunale Federale, considerate le dichiarazioni, anche confessorie, riportate nell’interrogatorio del 09.09.2017 da parte del sig. Carlo Roscini, riteneva raggiunta la piena prova della responsabilità dell’incolpato relativamente a due delle circostanze contestate (quelle dedotte sub n. 1 e n. 4 dell’atto di deferimento), escludendo la rilevanza disciplinare delle altre circostanze contestate. Rilevava, altresì, con riferimento alle condotte accertate, la sussistenza della recidiva.

Riteneva, dunque, integrata la violazione degli artt. 1.1, 1.2 e 56.2 del Regolamento di Giustizia Federale e comminava una pena base di mesi 18 di inibizione, aumentata, ai sensi dell’art. 51.3.4 di mesi 9 (nove), per una pena finale di mesi 27 di inibizione;

 

h.-     con reclamo in data 8.11.2017, il Sig. Roscini promuoveva il presente appello chiedendo, in riforma della pronuncia di primo grado:

in via principale, l’assoluzione “assolvere Carlo Roscini da tutte le contestazioni mosse con la formula perché il fatto non sussiste”;

in via subordinata, di “ridurre la sanzione inflitta, contenendola nei minimi regolamentari”.

CONSIDERAZIONI IN DIRITTO

 

          A sostegno del reclamo presentato dinanzi questa Corte D’Appello Federale il Sig. Roscini deduce, in via principale, la carenza motivazionale della pronuncia del Tribunale Federale che non si sarebbe, a suo avviso, soffermato adeguatamente su tutte le deduzioni della memoria pur depositata dalla difesa nel giudizio di prime cure; in secondo luogo, ripercorre le deduzioni di merito già effettuate nel corso del giudizio di primo grado, tanto con riferimento all’interpretazione dell’art. 49 del Regolamento di Giustizia Federale, quanto con riferimento alle singole circostanze di fatto oggetto di accertamento, asserendo che, in ciascuna di tali occasioni, il Sig. Roscini avrebbe partecipato senza avere alcun ruolo attivo di membro della Federazione, ma in virtù di semplice cittadino-spettatore. In ragione di tali deduzioni chiede l’assoluzione da ogni condanna, con la formula “Perché il fatto non sussiste”;

 

          La domanda non merita accoglimento e, pertanto, deve essere rigettata.

          In particolare, dall’esame della documentazione versata in atti tanto dalla Procura Federale che dalla difesa del Sig. Roscini, nonché dalle dichiarazioni rese dal medesimo Roscini in sede di interrogatorio, emerge con immediata evidenza la responsabilità disciplinare di quest’ultimo in relazione ai due episodi per i quali è stata pronunciata condanna inibitoria nel giudizio di primo grado.

 

          Con riferimento, infatti, all’episodio della frequentazione da parte del Roscini, in data 6.05.2017, del Ciclodromo sito in Foligno, la colpevolezza del ricorrente emerge ictu oculi dalla portata confessoria delle dichiarazioni dal medesimo rese in data 9.09.2017 in sede di interrogatorio. È infatti lo stesso Roscini ad ammettere: (1) di essersi recato presso il predetto ciclodromo perché ricordava che fosse in programma una gara (poi invero – ma ciò è irrilevante ai fini di questo giudizio – non tenutasi) e (2) di avere, in quell’occasione, intrattenuto rapporti con alcuni tesserati incontrati nei pressi del medesimo ciclodromo. A fronte di tali dichiarazioni, è francamente difficile – se non impossibile – credere alla tesi ricostruttiva della difesa del Roscini, secondo la quale quest’ultimo sarebbe andato a Foligno, come abitualmente aduso, per affari privati. Ciò, da un lato, perché non è fornita alcuna prova di ulteriori e diverse ragioni per cui il Roscini sarebbe andato a Foligno proprio il giorno in cui era prevista una competizione ciclistica (anche se poi effettivamente svoltasi il giorno successivo); dall’altro, perché è lo stesso Roscini a fare mea culpa nelle dichiarazioni rese in data 9.09.2017, con le quali testualmente dichiara: “mi pare che fosse in programma una gara e quindi mi sono affacciato, mi rendo conto di avere sbagliato perché non avrei dovuto recarmi in quella sede e mi scuso ma la mia passione per il ciclismo mi ha portato a curiosare in quella zona”.

          Il Sig. Roscini, dunque, si è recato a Foligno in data 6.05.2017 proprio per assistere alla competizione ciclistica in programma o, quantomeno, per “curiosare” in merito alla medesima. Circostanza che, evidentemente, si pone in aperto contrasto con i principi di lealtà, rettitudine e correttezza di cui all’art. 1 del Regolamento di Giustizia Federale nonché con le ulteriori prescrizioni che impongono il rispetto delle decisioni emesse dagli Organi di Giustizia; e che, diviene ancor più grave (ove possibile) se si considera che la condotta posta in essere dal Roscini è stata fin dall’inizio – come dal medesimo affermato (cfr. verbale che precede) – perfettamente consapevole e preordinata all’ottenimento di un risultato (l’avere a che fare, in qualche modo, con la competizione) vietato al Roscini medesimo in ragione della precedente inibitoria comminata.

 

          Quanto all’episodio della presentazione della Tappa Sagrantino del Giro D’Italia, la responsabilità disciplinare del ricorrente emerge con evidenza dal materiale fotografico depositato in atti, tanto dalla Procura Federale che dalla difesa del Roscini, la quale, anche con riferimento alla partecipazione a tale evento, tenta di giustificare la presenza dell’odierno reclamante sostenendo che: (1) la manifestazione in discussione sarebbe stata organizzata dal Comune di Montefalco; (2) il Roscini vi avrebbe preso parte come privato cittadino; (3) la foto (agli atti) scattata con le Autorità presenti in sala sarebbe stata frutto di una leggerezza del Roscini che non avrebbe saputo rifiutare (per non fare una scortesia) l’invito dei fotografi.

          Ebbene, le deduzioni che precedono non sono meritevoli di considerazione. 

          In punto di condotta materiale è certo (né il ricorrente lo nega) che il Roscini abbia preso parte alla manifestazione di cui trattasi, avendo presenziato in sala alla presentazione, anche se tra il pubblico. Al pari, è fatto provato che il Roscini abbia posato in una foto – poi pubblicata online sul sito 0742news.it – con rappresentanti istituzionali presenti in loco. Ebbene non si vede come tali accertate condotte possano ritenersi non integrare la violazione regolamentare contestata dalla Procura Federale, giacché risulta evidente che il Roscini, per il semplice fatto di essere stato presente in quell’occasione, abbia svolto – o inteso svolgere – attività federali o, comunque, abbia intrattenuto indebiti rapporti con soggetti tesserati in occasione di una importante e pubblica manifestazione ciclistica.

          Né appare possibile per il Roscini nascondersi – ad evitare la sanzione – dietro la veste di privato cittadino. In proposito, a dirimere ogni dubbio valgano infatti le seguenti considerazioni.

          La ratio della disciplina federale è nel senso di non consentire all’inibito di svolgere alcuna attività nell’ambito federale che abbia in qualche modo la capacità di “restituire” all’inibito medesimo – anche indirettamente – la funzione, l’immagine e/o il ruolo da egli precedentemente rivestito. Ebbene non v’è chi non veda come tale ratio sarebbe irrimediabilmente frustrata ove, con un semplicissimo “gioco di ruoli”, all’inibito fosse consentita la partecipazione alle attività federali alla stregua del periodo antecedente all’inibizione, con la semplice accortezza di professare la sua qualità di privato cittadino in luogo che di componente della Federazione. È infatti evidente che, ove così fosse, l’inibito – di fatto – eserciterebbe ancora, pur indirettamente, le facoltà e le funzioni tipiche della sua precedente carica federale, potendo agire in continuità quantomeno nella gestione di fatto dei rapporti con la Federazione e con i singoli tesserati.

          Deve, dunque, ritenersi disciplinarmente rilevante la condotta del Roscini che ha preso parte alla manifestazione relativa alla presentazione della Tappa del Sagrantino in data 10.05.2017; e ciò a maggior ragione ove si pensi che, da un lato, nessun altro era presente in loco per la FCI (né il Roscini prova il contrario); dall’altro, che, anche nell’atteggiamento tenuto con i giornalisti (vedi foto postata sul web), il Roscini ha fatto intendere (o comunque non smentito) la sua qualità di esponente della FCI.

 

In subordine alla richiesta assolutoria, il Roscini stigmatizza l’eccessività della pena base comminata dal Tribunale (18 mesi di inibizione per soli due episodi disciplinari) a fronte di una recente pronuncia del Collegio di Garanzia del CONI (sent. n. 75/2017 del 26.09.2017) che ha censurato una decisione di questa Corte Federale per aver inflitto, nel procedimento n. 3/2017 – sempre a carico del Roscini – una pena base di 1 anno per quattro episodi di rilevanza regolamentare (due in più, dunque, di quelli accertati dal Tribunale); chiede, in ragione di ciò, una congrua riduzione della pena medesima, che sia contenuta nei minimi regolamentari.

 

La domanda merita parziale accoglimento e, per l’effetto, deve riformarsi l’impugnata decisione del Tribunale Federale, con condanna del Roscini alla sanzione della inibizione temporanea per un periodo di 15 mesi, di cui 10 mesi quale pena base e 5 mesi per l’applicazione della recidiva.

          In particolare, ritiene questa Corte, aderendo alle indicazioni del Collegio di Garanzia dello Sport (pur rese in un diverso giudizio con incolpato il medesimo Roscini) che la pena base di 9 mesi per ciascun episodio disciplinare rilevante sia, nel caso di specie, eccessiva. Al contempo, tuttavia, non ritiene che detta pena debba essere contenuta nei minimi regolamentari, né nei limiti adottati in altre pronunce già rese a carico del Roscini per fatti analoghi, come richiesto dalla difesa del reclamante. Ed infatti, se è vero che, nelle altre pronunce a carico del Roscini, aventi ad oggetto casi analoghi a quelli trattati nella presente sede, questa Corte ha convenuto di applicare una pena base di due mesi di inibizione per ciascun episodio disciplinare, è pur vero che tali scelte non sono vincolanti, ben potendo essere riviste in ragione della diversa considerazione di merito dei fatti posti alla base del procedimento disciplinare oggi oggetto di giudizio, in relazione al quale vi è piena discrezionalità del Giudicante di applicare una pena base che, ai sensi del Regolamento di Giustizia Federale, può essere ricompresa tra un minimo di 30 giorni e un massimo di 3 anni di inibizione, anche per una singola violazione.

          Ebbene, venendo alle ipotesi oggi in discussione, ci si trova di fronte ad un caso in cui un soggetto (il Roscini) che riveste (come dallo stesso affermato) ruoli federali da oltre 30 anni ha violato nuovamente, con perfetta consapevolezza (tanto da rendere confessione sul punto in sede di interrogatorio), un provvedimento di inibizione adottato nei suoi confronti dal Tribunale Federale appena qualche giorno prima dalla commessa violazione (in particolare, 2 giorni con riferimento all’episodio di Foligno e 6 giorni con riferimento all’episodio della Tappa del Sagrantino).

          Detta condotta denota, soprattutto in un soggetto qualificato come il Roscini, un consapevole e volontario disprezzo per le norme dell’ordinamento sportivo che, certamente, giustifica l’applicazione di una pena base, per ciascuno dei due episodi in discussione, più alta di quella applicata da questa Corte in analoghi casi; pena che, conseguentemente, si reputa congrua in 5 mesi di inibizione per ciascuno degli episodi contestati, per un totale di 10 mesi di inibizione quale pena base, da aumentare poi della metà, per ulteriori 5 mesi di inibizione, in ragione della accertata recidiva. Pena che andrà ad estinguersi alla data del 24 giugno 2019.

 

P.Q.M.

 

dispone l’accoglimento parziale del reclamo, cosi come proposto nello specifico punto 3 dell’atto di impugnazione ed, in parziale riforma della sentenza di primo grado, commina al Sig. Carlo Roscini la sanzione di mesi quindici di inibizione.

 

Relatore estensore

Avv. Alberto Gava

 

Il Presidente

Avv. Antonio Villani

 

Data di pubblicazione: 30/11/2017