1^ sezione - Pronuncia ricorso avverso comunicato n. 9/2016 del Tribunale Federale

Comunicato N. 10 del 6 aprile 2017

Corte Federale d'Appello

Nella riunione collegiale, ritualmente convocata, svoltasi in data 22 marzo 2017 a Roma, presso la Sede Federale, presenti: il Presidente Avv. Antonio Villani ed i Componenti Avv. Claudio Cesare Iacovoni, Avv. Decio Barili ed Avv. Barbara Baratto Vogliano, nonché il Segretario Avv. Marzia Picchioni (Funzionario FCI).

La Corte Federale d’Appello, I Sezione, ha emesso la seguente pronuncia:

R.G. Ricorrente Ufficio della Procura Generale dello Sport avverso il comunicato n. 9 del 10 novembre 2016 emesso dal Tribunale Federale, I Sezione

VISTO il reclamo dell’Ufficio della Procura Generale dello Sport avverso il comunicato n. 9 del 10 novembre 2016, emesso dal Tribunale Federale della FCI, I Sezione;

RELATORE: l’Avv. Claudio Cesare Iacovoni;

SONO PRESENTI, per l’Ufficio della Procura Generale dello Sport il Procuratore Generale dello Sport Dott. Enrico Cataldi ed il Procuratore Nazionale dello Sport Avv. Antonio Marino;

SONO PRESENTI, per i deferiti, l’Avv. Giuseppe Napoleone (legale del signor Gianni Savio), l’Avv. Maria Laura Guardamagna (legale del signor Angelo Citracca), l’Avv. Marco Cecconi (legale del signor Bruno Reverberi) e l’Avv. Michele Re (legale del signor Marco Coledan) nonché, personalmente, i deferiti Giovanni Savio ed Angelo Citracca;

CONCLUSIONI NEL MERITO: la Procura Generale dello Sport ha chiesto l’accoglimento del Reclamo proposto, con la conseguente condanna dei deferiti alle sanzioni già indicate nel primo grado del procedimento: per il signor Gianni Savio l’inibizione per la durata di anni 1 (uno) e mesi 6 (sei), per il signor Bruno Reverberi l’inibizione per la durata di anni 2 (due), per il signor Angelo Citracca l’inibizione per la durata di anni 1 (uno) e per il signor Marco Coledan l’inibizione per la durata di mesi 3 (tre); le difese dei quattro deferiti hanno chiesto, tutte, il rigetto del reclamo proposto dall’Ufficio della Procura Generale dello Sport e, di conseguenza, la conferma integrale del provvedimento di primo grado, portante l’assoluzione dei deferiti per tutte le violazioni disciplinari loro contestate.

*  *  *  *

La Corte Federale d’Appello, all’esito della camera di consiglio conclusasi in data 27 marzo 2017 con la pubblicazione del solo dispositivo, evidenzia ed osserva quanto segue.

1. La fase delle indagini

Il presente procedimento disciplinare prendeva l’avvio da un’inchiesta giornalistica portata avanti dal Dott. Marco Bonarrigo, giornalista del Corriere della Sera, finalizzata a far luce su un fenomeno molto diffuso nel mondo del ciclismo – così come emergeva da voci dell’ambiente e da rumors degli addetti ai lavori – avente ad oggetto una sorta di consuetudine e di anomalo modus operandi posto in essere da alcuni direttori sportivi di società ciclistiche professioniste, i quali subordinavano l’ingaggio nelle loro società al reperimento diretto, da parte dell’atleta interessato, di soldi e/o di sponsor.

Lo svolgimento delle indagini, come sottolineato dallo stesso organo inquirente, presentava sin dall’inizio notevoli difficoltà alla luce di un sistema sostanzialmente “omertoso”, con la conseguenza che molte delle testimonianze assunte dalla Procura Federale risultavano in un primo momento incomplete e reticenti.

Queste difficoltà, unitamente ai problemi che incontravano gli organi della Procura Federale sia in relazione alle limitate risorse a loro disposizione che ai tempi ristretti di acquisizione delle varie testimonianze – spesso assunte in luoghi molto distanti tra loro – avevano portato in un primo momento la Procura Federale, in data 19/1/2016, a richiedere una proroga delle indagini, concessa in pari data dalla Procura Generale dello Sport presso il Coni e, successivamente, ad avanzare in data 7 marzo 2016 una prima richiesta di archiviazione del procedimento, in quanto il risultato probatorio conseguito non era stato considerato sufficiente idoneo al fine di sostenere l’accusa in giudizio.

In data 21 marzo 2016, la Procura Generale disponeva lo svolgimento di ulteriore attività di indagine mentre in data 3 maggio 2016 la Procura Federale della FCI avanzava una seconda richiesta di archiviazione fondata, sostanzialmente, sulle stesse motivazioni indicate nella prima richiesta.

In data 10 maggio 2016, la Procura Generale disponeva l’avocazione delle indagini e, a conclusione delle stesse, riteneva accertata la sussistenza di violazioni disciplinari nei confronti di alcuni tesserati, circostanza che portava alla specifica richiesta di deferimento nei confronti dei signori Gianni Savio, Bruno Reverberi, Angelo Citracca e Marco Coledan.

 

2. L'atto di deferimento

Con atto del 13 settembre 2016 (prot. n. 7379), la Procura Generale dello Sport deferiva innanzi il Tribunale Federale Sezione I Sezione della FCI i1 signor Gianni SAVIO, in qualita di team manager della Società Androni Giocattoli, il signor Bruno REVERBERI in qualita di team manager della Società Ciclistica Bardiani, il signor Angelo CITRACCA in qualita di team manager della Società Vini Farnese ed i1 signor Marco COLEDAN corridore professionista tesserato FCI, tutti per violazione dell'art. 1 del Regolamento della Giustizia Federale FCI, nonchè le società Androni Giocattoli Sidermac, Bardiani e Vini Farnese per la responsabilità oggettiva derivante dalla ritenuta consumazione degli addebiti di cui sopra.

In particolare:

1. al signor SAVIO si contestava (a) di aver condizionato, nel corso dell'anno 2013, il passaggio al professionismo dei ciclisti Matteo Mammini e Patrick Facchini, chiedendo al primo la somma di Euro 50.000,00 ed al secondo il reperimento di una sponsorizzazione per ottenere l'ingaggio nella squadra di cui Savio era team manager – nonchè (b) di aver chiesto al signor Giuseppe Rivolta - procuratore dei corridori Christian Delle Stelle, Angelo Pagani e Antonio Parrinello - di reperire uno sponsor al fine di consentire l'ingaggio degli atleti stessi;

2. al signor REVERBERI veniva contestato (a) di aver condizionato il passaggio al professionismo di atleti non sulla base di meriti sportivi acquisiti, bensì al reperimento di uno sponsor, in particolare di aver richiesto la sponsorizzazione della società Conf. Stir. S.r.1. facente capo alla famiglia del signor Ivan Ruffoni, al fine di garantire l'ingresso in squadra del giovane Paolo Colonna, amico del figlio di Nicola Ruffoni, nonchè partner di squadra, determinando di fatto l'estromissione dal team del corridore Andrea di Corrado; (b) di aver richiesto al ciclista Marco Coledan, in assenza di specifica clausola contrattuale, nella stagione 2013, l'importo iniziale di 10/15 mila euro, poi innalzati a 30/40 mila euro, una volta appresa la disponibilità del Coledan, per consentirgli lo svincolo dal rapporto contrattuale in essere; (c) di aver ottenuto dai ciclisti Andrea Di Corrado e Christian Delle Stelle la sottoscrizione di contratti opzionali (di durata maggiore rispetto a quelli depositati) al fine di vincolare gli atleti a vantaggio della società e (d) di aver richiesto al signor Giuseppe Rivolta, procuratore dei corridori Christian Delle Stelle, Angelo Pagani e Antonio Parrinello, di reperire uno sponsor al fine di consentire l'ingaggio degli atleti in questione;

3. al signor CITRACCA veniva contestato (a) di aver condizionato il passaggio al professionismo dell'atleta Giorgio Brambilla, chiedendo al procuratore di quest'ultimo, signor Fabio Emilio Perego, un importo in denaro a titolo di sponsorizzazione, nonchè (b) di aver richiesto al signor Giuseppe Rivolta, procuratore dei corridori Christian Delle Stelle ed Angelo Parrinello di reperire uno sponsor al fine di consentire l’ingaggio degli atleti in questione;

4. al signor COLEDAN, infine, si contestava di "aver dichiarato il falso, in sede di audizione a cura della Procura Generale avvenuta in data 13.6.2016, in relazione alla vicenda di cui al capo a) dell’incolpazione provvisoria mossa a Bruno Reverberi; in particolare per aver negato espressamente e contrariamente a quanto invece dichiarato dai signori Elia Viviani, Cristian Salvato e Fabio Emilio Perego, di essere stato oggetto delle richieste economiche avanzate dal signor Bruno Reverberi in ordine al suo svincolo contrattuale dalla società Bardiani" (cfr. capo di incolpazione a pag. 7 dell'atto di deferimento).

* * * *

L'Ufficio della Procura Generale, inoltre, riteneva che dalle condotte contestate ai deferiti derivasse, in ragione della carica e del ruolo rivestito dai medesimi, la responsabilità oggettiva delle società Androni Giocattoli Sidermec, Bardiani e Vini Farnese, in ragione del vantaggio o interesse comunque garantito alle compagini citate. Nella "premessa" dell'atto di deferimento, la Procura Generale dello Sport evidenziava come, a seguito di indagine sorta dall'inchiesta giornalistica del Dott. Marco BONARRIGO, (inviato del Corriere della Sera) dal titolo "Chi paga per giocare e correre", pubblicata sull'edizione nazionale del Corriere della Sera del 13 novembre 2015, sarebbe stato portato alla luce un diffuso sistema, creato da alcuni manager di società ciclistiche professionistiche, diretto ad agevolare il passaggio al professionismo di quei corridori in grado di reperire, anche per l'intervento del proprio procuratore, uno sponsor che garantisse il pagamento del loro stipendio per il team.

Nel medesimo atto, inoltre, la Procura Generale rappresentava come risultasse oramai prassi, tale da renderne impercettibile il disvalore:

1. la contestuale sottoscrizione di più contratti da parte del corridore (di cui solo il primo oggetto di deposito, mentre gli altri sarebbero stati conservati dalla società ed utilizzati solo nel caso in cui il rendimento dell'atleta fosse risultato proficuo), condizionando in tal modo il proseguimento del rapporto contrattuale alle decisioni unilaterali della società;

2. la richiesta di somme di denaro al fine di concedere lo svincolo al ciclista, pur in assenza di una specifica clausola contrattuale che lo prevedesse.

 

3. Le memorie difensive depositate dai deferiti innanzi il Tribunale Federale

 

3.1. SAVIO

Con memoria difensiva del 26 ottobre 2016, l'Avv. Napoleone, difensore del signor Gianni Savio, contrastava l'assunto accusatorio circa la presunta violazione dell'art. 1 del Regolamento di Giustizia Federale della FCI, sostenendo l'insussistenza in atti di riscontri idonei a corroborare l'ipotesi ascritta, evidenziando come le dichiarazioni del signor Mammini – tesserato della FCI escusso in data 26 maggio 2016 - non troverebbero alcuna conferma nelle dichiarazioni rese dagli altri soggetti sentiti nel corso delle indagini preliminari (vedi Omar Bertazzo, Antonio Parrinello, Giairo Ermeti).

3.2. REVERBERI

Con memoria difensiva del 24 settembre 2016 depositata nell'interesse del signor Reverberi, l'Avv. Cecconi rappresentava come le contestazioni di cui al capo d’incolpazione sub (a) mosse dalla Procura non potessero trovare accoglimento con riguardo alla posizione del Team Bardiani in quanto si tratterebbe di circostanze non provate e che colliderebbero con molte altre dichiarazioni versate in atti (vedi dichiarazioni dello stesso signor Reverberi del 13.04.2016, del signor Ivan Ruffoni del 28 giugno 2016, del signor Paolo Colonna del 18 gennaio 2016).

Inoltre, le dichiarazioni del signor Garbelli (tesserato per la FCI ed escusso in data 8 giugno 2016) - secondo il quale il nonno del ciclista Ruffoni avrebbe pagato per consentire il passaggio al professionismo e l'ingresso nel team Bardiani sia del Ruffoni che del Colonna – risulterebbero "smentite" dal valore e dai meriti sportivi dei predetti corridori, come sottolineato dalla signora Di Leo in occasione della sua escussione avvenuta in data 18 gennaio 2016.

In relazione al capo d’incolpazione (b) - avente ad oggetto asserite irregolarità nella pratica di svincolo del corridore Marco Coledan - la difesa evidenziava la presunta lacunosità delle indagini svolte dalla Procura, richiamando le dichiarazioni rese da soggetti escussi in sede di indagini (il signor Marco Coledan, in data 13 giugno 2016; il signor Alex Carrera, procuratore sportivo, escusso in data 20 giugno 2016; il signor Roberto Amadio, escusso in data 20 giugno 2016), dalle quali si evincerebbe come:

1. esistesse un vincolo contrattuale tra il Team Bardiani e Coledan;

2. non vi fosse alcun obbligo di inserire nel contratto sportivo la previsione di un preciso ammontare per la risoluzione di detto vincolo contrattuale;

3. i corridori Viviani e Coledan si sarebbero attivati autonomamente per far fronte al pagamento delle somme necessarie per lo svincolo, ma successivamente avrebbero abbandonato l'iniziativa.

Con riferimento al capo d’incolpazione (c) - ovvero alla presunta sottoscrizione di contratti opzionali - la difesa del Reverberi sosteneva come il "secondo contratto" fosse in realtà una scrittura privata mediante la quale si conveniva un diritto di opzione alla sottoscrizione di un nuovo, ulteriore, contratto alla scadenza di quello depositato ed al ricorrere di determinate condizioni, quali i risultati sportivi.

Quanto all'ultimo capo d’incolpazione (d), la difesa richiamava le dichiarazioni rese dal signor Rivolta, escusso in data 8 giugno 2016, sostenendo come dalle stesse emergesse l'assenza di accordi ufficiali finalizzati al reperimento di uno sponsor.

3.3 CITRACCA

La difesa del signor Citracca, nella persona dell’Avv. Guardamagna, eccepiva, in via preliminare, la carenza di giurisdizione del Tribunale Federale a giudicare il proprio assistito in quanto quest'ultimo non sarebbe tesserato FCI e sostenendo, nel merito, come i fatti contestati al deferito non fossero stati in alcun modo provati.

In particolare, nella memoria difensiva depositata, si rappresentava come dalla lettura delle dichiarazioni del Perego non emergesse alcuna richiesta al Brambilla di un importo in denaro quale condizione per l'ingresso in squadra, ma semplicemente che, trovandosi la squadra al completo, non fosse possibile permettersi l'ingaggio di altri corridori salvo l'eventuale individuazione di uno sponsor aggiuntivo, sottolineando inoltre come il signor Domenico Garbelli (sentito in data 8 giugno 2016), a differenza di quanto sostenuto dal signor Perego, non avesse mai fatto alcun riferimento al Citracca (cfr. pag. 5 della memoria).

Quanto al capo b) del deferimento, la difesa contestava la fondatezza delle accuse in quanto sfornite di elementi idonei a fondare un provvedimento disciplinare nei confronti di Citracca ("il Rivo!ta ha precisato che l’argomento sponsor era stato affrontato in amicizia e non erano mai state richieste ufficiali”.)


3.4 COLEDAN

La Procura Generale contestava al signor Coledan di aver reso dichiarazioni mendaci - in quanto ritenute in contrasto con quelle di altri tre tesserati Viviani, Salvato e Perego - circa le richieste economiche formulate nei suoi confronti dal signor Bruno Reverberi (capo b) Reverberi).

Sul punto l'Avv. Michele Re, nell'interesse del signor Coledan, sosteneva come quest'ultimo non avesse mai negato, in sede di audizione, quanto affermato dagli altri testimoni circa la presunta richiesta di soldi rivoltagli dal Reverberi (ovvero l'ipotesi accusatoria della Procura Generale sub b) contestata al Reverberi), precisando che la mancata specificazione delle modalità e tempistiche della "richiesta di soldi" (pag. 5 della memoria) non fosse stata chiarita in quanto non oggetto di specifica domanda.

4. La pronuncia del Tribunale Federale della FCI

All'esito, pertanto, della trattazione delle udienze del 28 ottobre 2016 e del 10 novembre 2016, sentiti i deferiti richiedenti e rassegnate le conclusioni delle parti, il Tribunale Federale della FCI, I Sezione, con provvedimento di cui al Comunicato ufficiale n. 9 del 10 novembre 2016, pubblicato in data 18 novembre 2016, provvedeva a:

1. assolvere tutti i deferiti dalle contestazioni ascritte: il signor Savio (dall’incolpazione di cui al capo A del deferimento), il signor Bruno Reverberi (in riferimento all'incolpazione di cui ai capi A, B, C, e D del deferimento), il signor Citracca (dall'incolpazione di cui ai capi A e B del deferimento) ed il signor Coledan (in riferimento all'incolpazione di cui al deferimento);

2. disporre, in relazione alla posizione delle società deferite, il non luogo a procedere;

3. dichiarare, infine, inammissibile la domanda formulata dalla difesa del Citracca di condanna della Procura Generale alle spese legali sostenute per pretesa "lite temeraria".

 

5) L’atto di reclamo della Procura generale

In data 1 dicembre 2016, l'Ufficio della Procura Generale dello Sport presentava alla Corte Federale di Appello della FCI reclamo (prot. n. 08896 del 1 dicembre 2016) nel quale veniva chiesta la riforma della decisione emessa dal Tribunale Federale in data 10 novembre 2016 e la condanna degli incolpati alla pena di cui alla richiesta formulata in sede di requisitoria svolta in primo grado di giudizio.

In particolare, la Procura Generale, con motivo UNICO, lamentava l'omessa od incompleta valutazione delle prove a carico degli incolpati ovvero i1 travisamento del fatto, in relazione alle posizioni di ciascuno dei deferiti.

 

5.1. SAVIO

Capo a) punto 1

L'Ufficio della Procura Generale rappresentava come il Tribunale avesse, in primo luogo, omesso di considerare l'imbarazzo e "l'enorme difficoltà provata dal Mammini nel dover coinvolgere i suoi colleghi nonché i dirigenti di squadre ciclistiche".

In particolare, il Mammini aveva deliberatamente omesso di indicare i nominativi dei corridori che a suo dire si pagavano lo stipendio, scritti da Savio, in occasione dell'incontro avvenuto all'interno di un ristorante con il Mammini, su un tovagliolo di carta (come riferito dal medesimo Mammini in fase di indagini - audizione resa in data 26 maggio 2016) allorquando alla domanda posta: “Ricorda qualche nominativo tra quelli segnati suI tovagliolo? Rispondeva: "Allo stato non li ricordo, ma posso dire che si trattava comunque dei corridori componenti la squadra Androni Giocattoli di quella stagione agonistica, fatta esclusione per il Pellizzotti'. (cfr. all. n.14 all'atto di deferimento).

La Procura Generale, inoltre, censurava l'assunto del Tribunale secondo cui le accuse del Mammini non risultassero corroborate da riscontri estrinseci (ritenuti, tra l'altro, dalla Procura assolutamente non necessari in relazione alla mera posizione di testimone del dichiarante).

Si sottolineava, inoltre, come il Tribunale non avesse comunque valutato come riscontri delle dichiarazioni rese dal Mammini quanto dallo stesso narrato "in tempi non sospetti" sia al corridore Christian Delle Stelle che al giornalista Marco Bonarrigo.

Infine si richiedeva, in via gradata, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 37, comma 6, Codice Giustizia Coni (art. 45, comma 7, RGS) di disporre la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale mediante l'escussione del teste Roberto Mannini (padre del corridore Matteo Mannini) - non audito in sede di indagine dall'ufficio della Procura Federale e Generale - in quanto indicato come soggetto presente all'incontro in argomento (avvenuto in un ristorante).

 

Capo a) punto 2

Quanto, invece, alla seconda contestazione mossa al Savio dalla Procura Generale, si sosteneva che il Tribunale avesse svilito la portata delle dichiarazioni degli atleti Facchini, Frapporti e Malaguti i quali, nelle rispettive dichiarazioni, avevano in realtà sottolineato di aver ricevuto dal Savio richiesta di reperimento di sponsor al fine di ottenere l'ingaggio nella sua squadra.

In particolare la Procura, denunciando la lacunosità della motivazione adottata sul punto dal Tribunale, sottolineava come "Non è possibile sostenere, soprattutto nel processo sportivo dove vige il principio del “'più probabile che non” che quegli sponsor legati ai singoli corridori o da rapporti di parentela (Frapporti) o da vincoli geografici (Facchini e Malaguti) abbiano deciso autonomamente di bussare alla porta di Savio per chiedergli I'autorizzazione a sponsorizzare detti atleti" (cfr. pag. 6 atto di reclamo).

Ad avviso del reclamante, il Tribunale sarebbe incorso in un palese travisamento delle contestazioni addebitate al deferito le quali, lungi dal censurare la legittimità della sponsorizzazione quale strumento di finanziamento delle squadre ciclistiche, avevano ad oggetto la deprecabile pratica di subordinare e condizionare al reperimento di uno sponsor da parte dell'atleta corridore la disponibilità all'ingaggio in squadra, prescindendo dai meriti sportivi di quest'ultimo.

 

5.2.      REVERBERI

 

Capo a)

Con riferimento alla prima contestazione mossa al Reverberi, la Procura sosteneva che la prova della responsabilità del deferito emergesse dalle dichiarazioni dal medesimo rilasciate in sede di audizione, poi ribadite nel corso dell'udienza del 10 novembre 2016.
La Procura, inoltre, censurava la decisione del Tribunale (definita speciosa e pretestuosa) laddove sottolineava come nella vicenda Ruffoni – Colonna la sponsorizzazione fosse stata relativa al solo primo anno di attività sportiva degli atleti ingaggiati e, comunque, di natura inferiore a quanto indicato nelle deposizioni.

II Tribunale inoltre avrebbe omesso la dovuta valutazione della portata probatoria di quanto dichiarato sul punto sia dal signor Fabio Emilio Perego (vedi sit del 26 maggio 2016) che dal signor Domenico Garbelli, entrambi indicati come testimoni attendibili e conferenti ai fini della prova della responsabilità del deferito.

Capo b)

Quanto alla contestazione relativa alle pressioni esercitate sul corridore Coledan in occasione del presunto tentativo di svincolo contrattuale dell'atleta dalla società Bardiani, la Procura lamentava un travisamento delle prove acquisite agli atti del dibattimento da parte del Tribunale, in quanto in realtà, da una corretta interpretazione delle medesime, emergeva come i fatti contestati fossero provati e dimostrati: innanzitutto dalle dichiarazioni dello stesso Reverberi, nonchè dalle dichiarazioni di Viviani, del sindacalista dei corridori Christian Salvato, del procuratore Battaglini, dal manager Amadio, ed infine dal contenuto della memoria depositata dalla difesa del signor Coledan (vedi pagina 9 dell'atto di reclamo).

 

Capo c)

Con riguardo all'ulteriore contestazione mossa al Reverberi di aver chiesto ed ottenuto dai ciclisti Delle Stelle e Di Corrado la sottoscrizione di contratti opzionali aggiuntivi a
quelli regolarmente depositati, la Procura censurava come il Tribunale avesse:

- ritenuto prive di riscontro estrinseco le dichiarazioni dell'atleta Delle Stelle (riscontri, come detto, ritenuti dalla Procura non necessari in relazione a dichiarazioni rese da testimoni);

- non debitamente valorizzato il contributo dichiarativo reso dal Di Corrado al giornalista Bonarrigo contenuto nell'allegato 37 dell'atto di deferimento, frutto della trascrizione della registrazione dell'intervista pur depositata in atti, stigmatizzando il percorso motivazionale del Giudice di prime cure laddove affermava che "l’atleta non ha nemmeno rilasciato a/cuna dichiarazione alla Procura Generale dello Sport”. Le censure mosse alla decisione di primo grado, inoltre, si soffermavano sullo scarso rilievo probatorio assegnato alle dichiarazioni dei testimoni rispetto alia valorizzazione di quelle rilasciate dal deferito Reverberi: sarebbero, infatti, risultate irrisolte alcune questioni che, a dire della Procura, meritavano approfondimento come ad esempio "l'assenza di copia dei cosiddetti contratti opzionali: se davvero tali contratti rappresentavano una tipica modalità di regolamentazione del rapporto squadra- corridore, sorprende non poco che non ne sia stata fornita copia, dalla difesa del Reverberi al Tribunale" (cfr. pag. 14 atto di reclamo).

 

5.3. CITRACCA

II Reclamante censurava la decisione pronunciata dal Tribunale Federale nella parte relativa alla posizione del signor Citracca sostenendo che tutti gli elementi di prova raccolti (deposizioni del Perego, del corridore Giorgio Brambilla, di Domenico Garbelli, ecc.) convergessero a sostegno della certa responsabilità del Citracca in punto di violazione dell'art. 1, per aver condizionato l'ingresso in squadra del corridore Brambilla non ai risultati ed ai meriti sportivi di quest'ultimo, bensì al reperimento di un importo in denaro a titolo di sponsorizzazione da parte delle stesso atleta che garantisse un utile per la società.

Ad avviso della Procura Generale, invece, il Tribunale avrebbe sul punto valorizzato esclusivamente gli elementi provenienti dall'incolpato, secondo il quale "lo sponsor era stato effettivamente richiesto al procuratore Perego (per favorire l'ingresso di Brambilla), ma solo in quanto il budget della squadra era stato completato, e dunque, non vi erano più fondi per garantire una retribuzione ed un mantenimento al corridore".

 

5.4 COLEDAN

Con riferimento alla motivazione posta a fondamento dell'assoluzione del signor Coledan, il reclamante sosteneva che il Tribunale avesse omesso di rilevare le profonde contraddizioni e le reticenze emergenti dalle dichiarazioni del Coledan, in quanto contrastanti con quanto affermato dal Perego, Viviani e Amadio, giungendo ad attribuire valore sintomatico anche al contenuto delle domande poste al Coledan da parte della Procura Generale nel corso della relativa audizione.

Ad avviso della Procura Generale, l'analisi degli elementi acquisiti consentiva di rilevare con chiarezza come il Coledan avesse deliberatamente mentito nel corso della sua escussione e, pertanto, fosse meritevole della sanzione oggetto di richiesta formulata in primo grado e reiterata nel presente giudizio.

 

6) Le memorie difensive degli incolpati presentate nel procedimento di secondo grado presso la Corte Federale d’Appello.

 

6.1. SAVIO

Nella memoria difensiva depositata (a mezzo mail) in data 29 dicembre 2016 nell'interesse del signor Savio, l'Avv. Napoleone, condividendo la decisione del Tribunale di cui al comunicato n. 9 del 10 novembre 2016 oggetto dell'odierno gravame, rappresentava come l'inattendibilità e l'infondatezza delle affermazioni del Mammini (oggetto del primo capo d’incolpazione) emergessero chiaramente sia dalle deposizioni di altri soggetti sia dalle imprecisioni delle dichiarazioni rese dallo stesso.

Si poneva, inoltre, l'attenzione sulla circostanza che i componenti dell'organico dell’Androni dell'anno 2013 fossero tutti atleti quotati e richiesti sul mercato, circostanza quest'ultima che confliggeva logicamente con la necessità per i medesimi di pagare per correre.

A parere della difesa, risultava quindi evidente come il Mammini avesse mentito accusando ingiustamente il signor Savio al solo scopo di danneggiare quest'ultimo per mera finalità ritorsiva, a cagione del suo mancato ingaggio (per tali fatti il Savio sporgeva come dichiarato denuncia-querela per i reati di calunnia e diffamazione presso la Procura delia Repubblica presso il Tribunale di Torino).

Quanto al secondo capo d’incolpazione (rectius primo capo d’incolpazione, seconda vicenda), relativo al corridore Facchini, la difesa sosteneva che per confutare l'assunto di cui alla pagina 6 dell’atto di reclamo (ovvero che "Facchini, Frapporti e Malaguti avevano inequivocabilmente ricordato di aver ricevuto dal Savio richiesta di reperimento di sponsor al fine di ottenere l'ingaggio nella squadra”') fosse sufficiente leggere integralmente l'audizione di Alessandro Malaguti dalla quale si evinceva come quest'ultimo, in realtà, non avesse mai fatto cenno ad una presunta richiesta di reperimento dello sponsor da parte del Savio.

Si evidenziava, inoltre, come anche nel verbale di audizione del Frapporti non esistesse alcun passaggio che attribuisse al Savio una richiesta di sponsor essendovi, di converso, la prova del contrario in quanto il Frapporti asseriva che “fui io che contattai Gianni Savio per sapere se vi era la possibilità di entrare in una squadra professional, mi disse che ne avremmo parlato, fui io a proporre una sponsorizzazione".

Con riferimento al corridore Facchini, infine, a parere della difesa non vi era alcuna prova che deponesse per l'assunto accusatorio.

L'Avv. Napoleone concludeva, pertanto, chiedendo la conferma della decisione impugnata ed il proscioglimento dell’incolpato.

 

6.2. REVERBERI

 

Al fine di contestare le argomentazioni esposte nell’atto di reclamo della Procura Generale, la difesa del signor Reverberi, nella persona dell’Avv. Cecconi, per il tramite di memoria difensiva depositata in data 30 dicembre 2016 a mezzo mail, sottolineava come già nel corso delle indagini organi autorevoli come la Procura Federale della avessero ritenuto insufficienti ed inidonei gli elementi di accusa a comprovare le gravi contestazioni elevate ai tesserati.

Con riferimento alla prima delle contestazioni mosse al signor Reverberi (ovvero l’asserito condizionamento circa il cosiddetto passaggio al professionismo di atleti non sulla base di meriti sportivi, bensì al reperimento di uno sponsor), la difesa di quest’ultimo sostanzialmente ribadiva le argomentazioni esposte nella memoria difensiva di primo grado.

In particolare veniva evidenziato come le circostanze addotte dalla Procura non fossero provate in quanto collidevano con molte dichiarazioni versate in atti (le dichiarazioni dello stesso Reverberi del 13 aprile 2016, del signor Ivan Ruffoni del 28 giugno 2016 e del signor Paolo Colonna del 18 gennaio 2016).

Inoltre le dichiarazioni del signor Garbelli, escusso in data 8 giugno 2016 – secondo cui il nonno del ciclista Ruffoni aveva pagato per consentire il passaggio al professionismo e l’ingresso nel team Bardiani sia del Ruffoni che del Colonna – risultavano smentite dalle dichiarazioni della signora Di Leo, escussa in data 18 gennaio 2016, che ricordava e sottolineava il valore ed i meriti sportivi dei predetti corridori.

Anche in relazione al capo d’incolpazione sub b) – avente ad oggetto asserite irregolarità nella pratica di svincolo del corridore Marco Coledan – la difesa del Reverberi riprendeva le argomentazioni spese nel primo grado del giudizio.

In particolare, veniva evidenziata la lacunosità delle indagini svolte dalla Procura richiamando le dichiarazioni rese da soggetti escussi nella fase delle indagini (il signor Marco Coledan in data 13 giugno 2016, il signor Alex Carrera in data 20 giugno 2016, il signor Roberto Amadio in data 20 giugno 2016) dalle quali si poteva evincere che:

-           esisteva un vincolo contrattuale tra il Team Bardiani ed il signor Coledan;

-           non esisteva alcun obbligo di inserire nel contratto sportivo la previsione di un preciso ammontare per la risoluzione di detto vincolo contrattuale;

-           i corridori Viviani e Coledan si attivarono autonomamente per fare fronte al pagamento delle somme necessarie per lo svincolo, ma successivamente abbandonarono l’iniziativa.

Quanto, infine, al capo d’incolpazione sub c) – relativo alla sottoscrizione di “contratti opzionali” – la difesa del Reverberi, richiamando le dichiarazioni rese dal signor Delle Stelle (audizione del 28 giugno 2016), dal signor Di Corrado (trascrizione integrale dell’intervista resa al giornalista Bonarrigo), al fine di delineare la piattaforma probatoria sulla quale si è formata la decisione, evidenziava come i corridori sentiti facessero pacifico riferimento al concetto di “opzione” come relativo ad un impegno unilaterale assunto dal corridore nei confronti della squadra e non viceversa.

A parere della difesa, tale ricostruzione dei fatti non poteva essere inficiata dalle dichiarazioni rese dal signor Salvato (audizione del 13 maggio 2016) il quale, contrariamente a quanto riportato dalla Procura Generale, aveva riferito fatti di cui non aveva conoscenza diretta, ovvero di circostanze di cui, semmai, aveva sentito parlare e, come tali, del tutto inidonee a fondare un giudizio di condanna.

 

6.3 CITRACCA

Nella memoria difensiva pervenuta via mail in data 4 gennaio 2017 nell’interesse del signor Angelo Citracca, l’Avv. Guardamagna – in relazione alle contestazioni mosse dalla Procura Generale nell'atto di reclamo, laddove si censurava la decisione di primo grado per non aver tenuto in considerazione le dichiarazioni rese dal teste Perego - rappresentava come il Tribunale Federale, al contrario, proprio dalla lettura delle dichiarazioni rese dal signor Perego fosse giunto alla conclusione che "non è ravvisabile alcun comportamento in violazione dei principi di lealtà e di correttezza da parte del deferito Citracca”.

Evidenziava, inoltre, come le tesi difensive fossero state avvalorate dalle dichiarazioni dei signori Amoriello e Scinto, prodotte all'udienza del 28 ottobre 2016, mentre l'interpretazione della Procura non trovava alcun riscontro esterno. Difatti, da un lato, la Procura si era limitata a richiamare le dichiarazioni de relato del corridore Brambilla e, dall'altro, quelle del teste Garbelli, il quale, oltre a non riferire alcunchè sul caso Brambilla, ribadiva di non aver conoscenza diretta dei fatti contestati, trattandosi di semplici voci dell'ambiente.

 

6.4 COLEDAN

Con memoria difensiva depositata nel corso dell’udienza del 9 gennaio 2017 l’Avv. Re, legale

del signor Marco Coledan, chiedeva il rigetto del reclamo presentato dalla Procura Generale dello Sport, con conseguente conferma del provvedimento di primo grado.

Nello specifico, l’Avv. Re evidenziava come il signor Coledan non avesse in realtà mai dichiarato il falso davanti agli organi della Procura Generale dello Sport, essendosi limitato a rispondere, né più né meno, alle domande che gli erano state specificamente rivolte.

Si sottolineava, infine, come nel Coledan fosse da considerarsi assolutamente insussistente sia l’elemento oggettivo che quello soggettivo del reato di falsa testimonianza, da considerarsi comunque oggettivamente non integrato nella fattispecie.

 

7) Lo svolgimento del procedimento di secondo grado davanti alla Corte Federale d’Appello.

 

Udienza del 9 gennaio 2017

Presenti le parti come da verbale, veniva ammessa memoria difensiva presentata dall’Avv. Re, difensore del signor Marco Coledan, che riprendeva in toto il contenuto delle argomentazioni esposte in primo grado.

Letta la relazione introduttiva da parte del Consigliere Relatore Avv. Nicola Capozzoli, la Procura Generale dello Sport, nelle persone del Procuratore Generale dello Sport Dott. Enrico Cataldi e dei Procuratori Nazionali dello Sport Avvocati Massimo Ciardullo e Antonio Marino, si riportava in modo integrale al contenuto del reclamo proposto chiedendo la condanna dei deferiti alle sanzioni già indicate nel primo grado del processo.

Veniva, poi, depositato da parte dell’organo inquirente articolo del giornale “Il Sole 24 Ore” contenente intervista al presidente Federale della FCI Dott. Renato Di Rocco.

La Corte acquisiva il documento, nulla opponendo le altre parti.

Dopo circa tre ore, l’udienza veniva sospesa su richiesta dei difensori dei deferiti, nulla opponendo la Procura Generale dello Sport, in considerazione della non idoneità dei locali ove si svolgeva (temperatura troppo bassa in assenza di regolare funzionamento del riscaldamento): venivano sospesi i termini del giudizio disciplinare, ai sensi dell’art. 46, 5 comma, lettera C del RGF, fino al giorno effettivo della celebrazione della nuova udienza. 

 

Udienza dell’8 febbraio 2017

 

Presenti le parti come da verbale, l’Avv. Re, difensore del signor Marco Coledan, faceva pervenire in cancelleria istanza di rinvio per legittimo impedimento a comparire per impegni professionali, con successiva integrazione documentale prodotta in data 7 febbraio 2017.

Il Presidente della Corte informava le parti circa il cambiamento del collegio giudicante, alla luce dell’avvenuto rinnovo dell’Organo di Giustizia all’esito dell’assemblea elettiva della FCI svoltasi a Rovereto in data 14 gennaio 2017 e designava l’Avv. Claudio Cesare Iacovoni quale nuovo relatore, in sostituzione dell’Avv. Nicola Capozzoli, componente nel frattempo non confermato nel collegio, nonchè i nuovi componenti del Collegio giudicante quali l’Avv. Decio Barili e l’Avv. Barbara Baratto Vogliano.

Chiedendo, quindi, alle parti di interloquire sul solo punto relativo alla nuova composizione del collegio, la Procura Generale dello Sport prestava il consenso alla rilettura degli atti relativi all’udienza del 9 gennaio 2017, chiedendo la possibilità di ripercorrere brevemente i punti della discussione già effettuata a beneficio dei nuovi componenti del Collegio giudicante.

I difensori dei deferiti prestavano il consenso alla rilettura degli atti, opponendosi però ad una nuova discussione da parte dell’organo inquirente.

A quel punto, la Procura Generale revocava il consenso precedentemente prestato e chiedeva iniziarsi il processo ex novo. Il Collegio giudicante, ritiratosi in camera di consiglio, accoglieva l’istanza di rinvio per legittimo impedimento formulata dell’Avv. Re, integrata e completata in data 7 febbraio 2017 e rinviava all’udienza del giorno 24 febbraio 2017, con sospensione del corso dei termini del giudizio disciplinare ai sensi dell’art. 46, comma 5, lettera C del RGF., fino al giorno effettivo della celebrazione della nuova udienza, dichiarando il non luogo a provvedere su ogni altra questione, da considerarsi assorbita rispetto all’accoglimento dell’istanza preliminare presentata dall’Avv. Re.

 

Udienza del 24 febbraio 2017

 

Presenti le parti come da verbale, l’Avv. Re, difensore del signor Marco Coledan, preliminarmente invitato ad interloquire sul solo punto relativo alla nuova composizione del collegio in quanto assente alla precedente udienza, non prestava il consenso alla rinnovazione degli atti; la Corte riservata ogni decisione sul punto nella sentenza, anche a seguito di istanze depositate in cancelleria prima dell’udienza, invitava le parti a concludere.

La Procura Generale dello Sport insisteva per l’accoglimento del reclamo e, di conseguenza, chiedeva la condanna dei quattro deferiti alle sanzioni già richieste nel primo grado del giudizio; chiedeva, infine, il rigetto dell’eccezione di estinzione del procedimento formulata dalle difese dei deferiti, depositando a tal fine giurisprudenza in materia di composizione del Collegio e di rinnovazione degli atti.

Il deferito signor Gianni Savio, prendendo la parola, sottolineava con forza di non avere mai commesso gli addebiti contestati e di aver sempre tenuto, nel corso della sua lunga carriera nel mondo del ciclismo, un comportamento corretto e rispettoso delle regole.

Le difese dei deferiti Reverberi, Citracca e Savio chiedevano, in primis, la revoca dell’ordinanza pronunciata dal Collegio in data 8 febbraio 2017 sollecitando di conseguenza  la dichiarazione di estinzione del procedimento disciplinare, ai sensi dell’art. 46, 2 e 4 comma, RGF, riportandosi poi alle memoria depositate; la difesa del signor Reverberi, inoltre, chiedeva dichiararsi l’inammissibilità del reclamo della Procura Generale per difetto di specificità, alla luce della recente sentenza delle SS.UU. della Corte di Cassazione n. 8825 del 23/2/2017; la difesa del signor Angelo Citracca, a sua volta, chiedeva l’applicazione dell’art. 116 del c.p.c in ordine all’insindacabilità dei giudizi resi dal Tribunale sulle prove assunte, da intendersi come potere discrezionale di valutazione; nel merito, tutte le difese chiedevano il rigetto del reclamo e la conferma del provvedimento di primo grado portante il proscioglimento dei loro assistiti.

All’esito della camera di consiglio, il Collegio giudicante emetteva ordinanza con la quale, ai sensi e per gli effetti di cui agli artt.. 37, 6 comma, CGS del Coni e 47, 7 comma, RGF, ritenendo necessario assumere nuove prove ai fini del decidere, disponeva l'audizione dei signori Roberto Mammini, Giuseppe Buda, Andrea Di Corrado, Giorgio Brambilla, Francesco Bettoni (in un primo momento era stato erroneamente indicato, al posto di quest’ultimo, il signor Gianfranco Sartori), Massimo Valenti e la rimessione della causa sul ruolo con la relativa citazione dei testi indicati.

 

Udienza del 22 marzo 2017

 

Presenti le parti come da verbale, il Collegio giudicante respingeva, con apposita e specifica ordinanza, la richiesta dell’Avv. Guardamagna, legale del signor Angelo Citracca, in merito alla necessità di citare, a titolo di controprova rispetto ai testi indicati dalla Corte Federale d’Appello, il teste Luca Amoriello.

Venivano, poi, escussi i testimoni, già citati dalla Corte Federale d’Appello per la precedente udienza fissata per il giorno 7 marzo 2017, poi rinviata con ordinanza a seguito d’istanza di legittimo impedimento a comparire presentata dall’Avv. Cecconi, legale del Sig. Reverberi;   veniva, quindi, ascoltato via Skype il signor Francesco Bettoni, legale rappresentante della ditta BM Group nonchè in aula i signori Giorgio Brambilla, atleta, e Massimo Valenti, presidente del Comitato Valle del Chiese.

Quanto ai rimanenti testimoni citati, il signor Giuseppe Buda faceva pervenire in cancelleria un proprio scritto, il signor Roberto Mammini faceva pervenire, tramite il proprio legale Avv. Luca Pierotti, generica istanza di impedimento a comparire in udienza per non meglio specificati motivi personali e sopravvenuti mentre anche il signor Andrea Di Corrado faceva pervenire un proprio scritto.

Il Collegio rigettava con ordinanza ulteriore richiesta dell’Avv. Guardamagna, difensore del signor Angelo Citracca, finalizzata a citare come teste il signor Luca Amoriello, essendo le sue dichiarazioni già state depositate nel corso del procedimento di primo grado e quindi già oggetto del compendio istruttorio e decisionale.

Tutte le parti, infine, concludevano brevemente, all’esito della nuova istruttoria integrativa, riportandosi al contenuto dei propri scritti difensivi ed a quanto già analiticamente esposto nelle proprie discussioni orali in precedenza effettuate.       

 

8) Le eccezioni avanzate dalle difese dei deferiti.

 

A) Sulla richiesta di revoca della ordinanza Collegiale resa alla udienza dell'8/2/2017 e di conseguente declaratoria di estinzione del procedimento ex art. 46, commi 2 e 4, RGF.

 

La richiesta formulata con istanza della difesa dei tre incolpati Reverberi, Savio e Citracca datata 16/2/2017, successivamente rinnovata nel corso della udienza del 24/2/2017, risulta infondata e pertanto da respingere.

Non è, infatti, rinvenibile alcun sopravvenuto giusto motivo per la chiesta revoca della ordinanza resa da questa Corte Federale in data 8/2/2017, con la quale veniva accolta la richiesta di rinvio del procedimento per legittimo impedimento del difensore dell'incolpato Coledan.

Dopo un iniziale “rigetto allo stato” per rilevata carenza di idonea documentazione, il provvedimento sollecitato dalla difesa di uno degli incolpati risultava concesso all'esito di una integrazione documentale fornita dal difensore istante, a mezzo della quale il legittimo impedimento è apparso sufficientemente provato; conseguenziale e rituale risulta la sospensione del corso dei termini di celebrazione del giudizio di appello, prevista dall'art. 46 comma 5, lett. c) RGF e pronunciata da questa Corte.

Posto quanto sopra, il procedimento non si è pertanto estinto, non essendo decorso il termine massimo per la pronuncia della decisione fissato dall'art. 46, comma 2, RGF.

Ad analoga conclusione deve pervenirsi valutando l'altro argomento posto a supporto della questione procedurale in esame, secondo il quale “...a seguito del mancato consenso alla rilettura degli atti, con conseguente venir meno di ogni atto processuale già acquisito”, il provvedimento di sospensione dei termini sopra indicato sarebbe inesistente e pertanto risulterebbe decorso il termine massimo per la celebrazione del giudizio di appello.   

Alle espressioni di volontà delle parti in ordine alla “rinnovazione degli atti” va infatti data una corretta portata processuale.

E' necessario evidenziare che all’udienza celebratasi in data 8/2/2017 il Presidente della Corte, dato atto della diversa composizione del Collegio per effetto delle risultanze elettorali (che hanno determinato la presenza di due nuovi membri effettivi), invitava le parti “ad interloquire sul punto” ed il Procuratore Generale chiedeva di poter reiterare sinteticamente la requisitoria, a beneficio dei nuovi componenti.

E' su tale aspetto che le altre parti ritenevano di verbalizzare il loro pressoché unanime “dissenso” (fatta eccezione per la difesa del Citracca, che si è rimessa alla decisione del Collegio sul punto), opponendosi alla reiterazione della requisitoria.

A corredo delle suddette posizioni, TUTTE le parti ritenevano, altresì, di far verbalizzare anche il loro “consenso alla lettura degli atti”.

Risulta, infine, che uno dei due Procuratori nazionali “stante la posizione assunta dalle difese revoca il consenso precedentemente formulato e chiede quindi di cominciare il processo ex novo”.    

Sul punto basterebbe osservare che in caso di rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale per il mutamento della composizione del collegio giudicante, è irrevocabile il consenso ad utilizzare le prove precedentemente acquisite mediante lettura dei relativi verbali (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 47036 del 07/10/2015 dep. 27/11/2015; Cass. Sez. 3, n. 37481 del 13/07/2011 dep. 17/10/2011).

Orbene, al di là delle allegazioni delle parti, questa Corte rileva, in primis, come l'ordinamento sportivo non contenga disposizioni che recepiscano il principio penalistico della immutabilità del Giudice rinvenibile dall'art. 525, comma 2, c.p.p., cui consegue quello della cd. “rinnovazione degli atti”: ci si deve conformare al RGF il cui art. 4 al comma 2 richiama il "giusto processo" delineato dall'art. 111 Cost. e il cui comma 6 dispone la applicabilità dei principi del processo civile.

Le stesse parti istanti sembrano ben consapevoli di tale ambito, tanto che la loro istanza congiunta ora in esame veniva inoltrata “ai sensi e per gli effetti di cui agli artt. 177, comma 2, c.p.c.”.

A sostegno della superfluità delle allegazioni in materia di “rinnovazione degli atti” ai fini che qui interessano, cioè quelli della invocata estinzione del giudizio ex art. 46 RGF, vi è una ulteriore, dirimente considerazione.

Ove mai applicabile al processo sportivo, comunque l'art. 525 c.p.p. è universalmente interpretato nel senso che gli ATTI processuali assunti nella fase precedente al mutamento del Giudice ed utilizzabili mediante loro richiamo/lettura da parte del nuovo Giudicante salvo che le parti esprimano formale dissenso sono esclusivamente gli ATTI istruttori (prove testimoniali e documentali) e non i PROVVEDIMENTI, tanto che la seconda parte del comma 2 espressamente prevede: "...se alla deliberazione devono concorrere i giudici supplenti in sostituzione dei titolari impediti, i provvedimenti già emessi conservano efficacia se non sono espressamente revocati".

All’udienza del 9 gennaio 2017, l’unica attività in ogni caso svolta in udienza risultava essere la relazione da parte del componente relatore e la produzione documentale ad opera della Procura Generale di un articolo contenente un’intervista del Presidente della Federazione ciclistica (articolo poi prodotto nuovamente alla successiva udienza senza alcuna opposizione delle parti e quindi regolarmente acquisito agli atti).

 

Dunque, nel caso di specie, giammai potrebbe ritenersi “travolta” da un eventuale mancato consenso alla rinnovazione degli atti l'ordinanza di sospensione del processo.

Pertanto, anche il “mancato consenso” alla rinnovazione degli atti verbalizzato all’udienza del 24/2/2017 dal difensore dell'incolpato Coledan, invitato anch’egli ad interloquire sulla mutata composizione del collegio all'esito del suo impedimento a comparire, non modifica comunque il quadro procedurale come sopra delineato.

Non pare, quindi, spirato alcun termine previsto per la celebrazione del processo di secondo grado, avendo correttamente la Corte sospeso i termini in virtù dell’accoglimento dell’istanza di rinvio formulata dal difensore di una delle parti del processo. 

 

B) Sulla eccezione di inammissibilità per indeterminatezza del reclamo della Procura Generale Coni.

 

Nel corso dell’udienza celebratasi in data 24/2/2017, il difensore dell'incolpato Reverberi sollevava eccezione di inammissibilità del reclamo per difetto di specificità, richiamando a supporto la recente sentenza delle SS.UU. penali della Corte di Cassazione n. 8825 del 23/2/2017, il cui principio di diritto come noto sancisce la inammissibilità dell'appello “...per difetto di specificità dei motivi quando non risultano esplicitamente enunciati e argomentati I rilievi critici rispetto alle ragioni di fatto o di diritto poste a fondamento della sentenza impugnata”.

L’eccezione è infondata e va rigettata.

Rinnovata la considerazione sopra esposta a proposito della non necessaria applicabilità al presente procedimento dei principi che regolano il processo penale, va nel merito comunque rilevato che l'atto di reclamo interposto dalla Procura del Coni risultava sufficientemente specifico nel rappresentare i motivi di doglianza rispetto alla decisione di primo grado, argomentando diffusamente con riferimento alle singole posizioni degli incolpati; non si individua - né invero è stato lamentato - alcun profilo di contrazione dei diritti difensivi degli interessati, che hanno avuto modo di articolare analitiche e compiute allegazioni difensive su ogni punto del gravame.

A riprova della specificità dei motivi dell’impugnazione vi è poi l’evidenza (di seguito illustrata) della mancata devoluzione alla Corte di taluni “capi d’incolpazione” oggetto dell'iniziale deferimento, in ordine ai quali opera il giudicato ai sensi e per gli effetti dell'art. 45, comma 7, RGF.

 

9) Le motivazioni del provvedimento di secondo grado

 

Per comodità espositiva si ritiene opportuno affrontare in modo specifico la posizione peculiare di ciascun deferito e, all’interno della stessa, analizzare in modo analitico le singole contestazioni mosse.

 

9.1 La posizione del deferito signor Gianni SAVIO

 

E’ opportuno evidenziare, preliminarmente, come nel Reclamo presentato dalla Procura Generale dello Sport non è stato possibile rinvenire alcun riferimento, alcuna argomentazione giuridica o alcuna specifica domanda e/o richiesta in relazione alla contestazione di cui al punto II) del capo di incolpazione, avente ad oggetto la richiesta al signor Giuseppe Rivolta, procuratore dei corridori Christian delle Stelle, Angelo Pagani ed Antonio Parrinello, di reperire uno sponsor al fine di consentire l’ingaggio degli atleti in questione.

 

Per questo motivo, in virtù del principio di carattere generale “tantum devolutum quantum appellatum” specificamente richiamato nell’art. 45, 7 comma, RGF, non essendo stata articolata nel reclamo alcuna doglianza specifica sulla vicenda in questione, la Corte non può che confermare, sul punto, la decisione contenuta nel provvedimento di primo grado ovvero l’assoluzione del signor Gianni Savio.

 

Diverso discorso deve, invece, essere fatto in ordine al capo di incolpazione di cui al punto I), rispetto al quale la Procura ha specificatamente impugnato la decisione assolutoria del primo grado di giudizio.

 

In relazione alla contestazione in questione è però necessario ed opportuno operare una distinzione tra l’episodio riguardante il corridore Matteo Mammini e quello riguardante il corridore Patrick Facchini.

 

 

Episodio riguardante il corridore Matteo MAMMINI

 

Il corridore Matteo Mammini accusava il signor Gianni Savio, nella qualità di team manager della società ciclistica denominata Androni Giocattoli, di avergli espressamente richiesto la somma di Euro 50.000 per ottenere un ingaggio come corridore professionista per l’anno 2013 nella propria squadra.

 

Le accuse in questione portavano la Procura Generale dello Sport ad elevare uno specifico capo di incolpazione nei confronti del signor Savio per la violazione dell’art. 1 del Regolamento di Giustizia e Disciplina.

 

All’esito del procedimento di primo grado, però, il signor Gianni Savio veniva assolto da questa accusa dal Tribunale Federale.

 

La motivazione del Comunicato n. 9 del 10 novembre 2016, in sintesi, poneva in evidenza sia la mancanza assoluta di riscontri alla narrazione dei fatti resa dal corridore Matteo Mammini (prima al giornalista del Corriere della Sera Dott. Marco Bonarrigo e poi anche di fronte agli organi della Procura Generale dello Sport), sia l’assoluta inverosimiglianza del racconto, nei termini con i quali è stato descritto.

 

Nel reclamo, al contrario, la Procura Generale evidenziava, in primis, l’oggettiva difficoltà provata dal Mannini nel coinvolgere nelle sue dichiarazioni altri colleghi nonchè i dirigenti delle squadre ciclistiche, e, ulteriormente, criticava l’assunto dei primi Giudici sul punto dell’asserita mancanza di riscontri estrinseci alla narrazione del corridore, evidenziando la qualità di mero testimone, e non di co-incolpato, del signor Mammini.

 

Infine, la Procura lamentava come nessuna rilevanza fosse stata data alla circostanza circa il racconto dei fatti effettuato dal Mammini anche a terze persone, quali il giornalista Bonarrigo e l’altro corridore Christian Delle Stelle, ben prima quindi di essere convocato dagli organi della Procura Generale.   

 

Il provvedimento di primo grado, sulla contestazione specifica, appare assolutamente lineare, condivisibile ed immune da censure.

Il racconto del signor Mammini, infatti, non solo non ha ricevuto alcun riscontro (rectius, alcuna conferma) ma, in alcune parti, è stato anche espressamente smentito dalle risultanze istruttorie.

Si fa specifico riferimento alla smentita che il racconto del signor Mammini ha avuto sulla circostanza di essere riuscito a contattare il signor Gianni Savio grazie all’intervento di Mario Cipollini (si legga il verbale di audizione del 26/5/2016).

Quest’ultimo, infatti, ha smentito questa circostanza con specifica dichiarazione firmata del 26/10/2016, ritualmente depositata in atti e pertanto valutabile a tutti gli effetti.

Ora se è vero che questa circostanza può essere considerata una sorta di circostanza “di contorno” e, come tale, non decisiva, è però altrettanto vero che è oggettivamente idonea a fare sorgere dei legittimi e dei ragionevoli dubbi sulla veridicità del racconto del signor Mammini.

Dubbi che aumentano in maniera esponenziale, a parere dell’organo giudicante, valutando le ulteriori circostanze riferite dal corridore.

Quest’ultimo, infatti, in modo veramente poco credibile ed inverosimile, affermava – rispondendo a specifica domanda della Procura Generale in data 26/5/2016 - di non essere in grado di ricordarsi i nomi dei corridori della società Androni che si pagavano da soli lo stipendio per correre; corridori che il signor Savio avrebbe scritto a penna su un tovagliolo di carta, in occasione di una cena alla quale era presente anche il padre del corridore, Roberto.

Ora è oggettivamente poco credibile che corridori professionisti di primo livello – quali, ad esempio, Rubiano, Sella, Felline, Rosa e Gavazzi, solo per citarne alcuni – ben conosciuti a tutti gli appassionati di ciclismo e facenti parte della squadra nella quale voleva entrare in organico, non potessero essere ricordati dal signor Mammini.   

Né può darsi rilievo, essendo circostanza neutra e non decisiva per saggiare la credibilità del teste, al fatto che il signor Mammini aveva raccontato la propria esperienza anche ad altre persone: anche ciò non prova, infatti, che quanto dichiarato dal Mammini corrispondesse effettivamente alla realtà dei fatti.

Infine, vi è un’ulteriore circostanza che non può essere sottovalutata.

Il padre del corridore, signor Mammini Roberto, ritualmente convocato dalla Corte Federale d’Appello per rispondere alle domande dell’Organo giudicante - in quanto indicato quale testimone oculare dal figlio - non si è presentato all’udienza del 22/3/2016, adducendo generici e non meglio specificati impedimenti personali e sopravvenuti (in tal senso la comunicazione del 20 marzo 2017 inviata dall’Avv. Luca Pierotti).

Pur non attribuendo, logicamente, alcun significato certo ed univoco alla mancata comparizione del signor Roberto Mammini, è però indubitabile come un’importante fonte di conferma e/o di riscontro del racconto del figlio Matteo Mammini sia oggettivamente venuta meno e non abbia avuto ingresso nel compendio decisionale sottoposto all’attenzione di questo Collegio giudicante.

Alla luce delle considerazioni finora svolte non può che confermarsi, per questo specifico episodio, la decisione di primo grado, con conseguente assoluzione del signor Gianni Savio.

 

Episodio riguardante il corridore Patrick FACCHINI

 

Diverse considerazioni devono farsi per il secondo episodio indicato nel primo capo d’incolpazione a carico del signor Savio.

Prima di analizzare, nello specifico, i fatti sottoposti all’attenzione di questo Collegio Giudicante, è opportuno fare una premessa metodologica - valutativa.

Nel corso dell’udienza del 24 febbraio 2017 sia il difensore del deferito, Avv. Napoleone, sia lo stesso deferito signor Gianni Savio, hanno operato una (sottile) distinzione tra due differenti condotte: A) il richiedere, da parte del manager della squadra al corridore, una somma di denaro o il reperimento di uno sponsor come condizione necessaria per l’ingaggio nella squadra ciclistica; B) l’accettare, da parte del manager della squadra, la richiesta di ingaggio proveniente da un corridore che procura direttamente, senza esserne richiesto, alla squadra ciclistica uno sponsor (o, condotta simile, l’accettare da parte del manager la richiesta diretta da parte di uno sponsor che subordina la sponsorizzazione della squadra all’ingaggio di un ciclista di proprio gradimento).

Ora se è palese ed ictu oculi evidente l’illiceità disciplinare della condotta sub lettera A) è, a parere di questo Collegio giudicante, parimenti criticabile, sotto il profilo etico e disciplinare, anche la seconda condotta, indicata sotto la lettera B), per i motivi che appresso si evidenzieranno.

Nella fattispecie, il secondo tipo di condotta è stato pacificamente posto in essere e riconosciuto dallo stesso incolpato, nel corso della sua dichiarazione resa innanzi il Collegio giudicante nonchè dal suo difensore (si legga pag. 6 della memoria difensiva del 28 dicembre 2016).

La condotta in questione, sia pur meno grave della prima sopra indicata, è comunque idonea ad operare un’ingiusta selezione ed una oggettiva differenziazione – non basata su criteri di competitività e capacità sportive - tra i potenziali corridori interessati a passare professionisti (come nella fattispecie) o, comunque, ad essere ingaggiati in una squadra ciclistica.

Se anche fosse stato vero che l’organico dell’Androni Giocattoli era già al completo e le risorse economiche esaurite - circostanze evidenziate dallo stesso deferito e dal suo difensore ma, come si vedrà infra, smentite dalle dichiarazioni rese in data 26 maggio 2016 dal signor Fabio Emilio Perego, Consigliere regionale della FCI e procuratore di ciclisti – è però anche vero che l’ingaggio del corridore Facchini fu possibile solo ed esclusivamente per l’intervento di ben due sponsor a suo sostegno, la ditta BM Group ed il Consorzio Valle del Chiese.

E’ lampante e di tutta evidenza che se il corridore Facchini non si fosse presentato con ben due sponsor al suo fianco, non sarebbe stato ingaggiato dalla società ciclistica, a prescindere dalle sue qualità agonistiche e dai meriti sportivi.

Ebbene, questa circostanza è, già di per sé, idonea ad integrare una evidente disparità di trattamento tra atleti che hanno alle spalle uno (o più) sponsor (oppure una particolare disponibilità economica) ed atleti che non hanno una particolare capacità economica ovvero le

relazioni necessarie per ottenere il reperimento di uno (o più) sponsor.

Una disparità di trattamento che, logicamente, prescinde da qualsiasi discorso di capacità tecnico/agonistica del corridore.

Fatta questa doverosa premessa metodologica/valutativa, è ora possibile analizzare nello specifico i fatti oggetto del deferimento.

Corrisponde al vero quanto affermato dal signor Savio e dal suo difensore in ordine al contenuto delle testimonianze rese dai corridori Frapporti e Malaguti.

Nessuno dei due corridori, infatti, ha mai contestato al signor Savio di avere condizionato il loro ingaggio in squadra al reperimento di uno sponsor.

Ed infatti queste condotte non sono state contestate al signor Savio.

Non è, però, vero quanto affermato dal deferito nel corso del suo intervento in udienza: vale a dire che in nessun verbale del presente procedimento i suoi corridori hanno affermato di aver subìto richieste di soldi e/o di sponsor per fare parte della squadra.

Il corridore Patrick Facchini, al contrario, nel verbale di audizione del 13 giugno 2016 davanti ai rappresentanti della Procura Generale ha affermato testualmente che: “nell’anno 2012…tramite conoscenze mi avvicinai a Gianni Savio, manager della Androni, per chiedergli di potere passare professionista. Mi venne risposto che mi sarei dovuto procurare uno sponsor che contribuisse al mantenimento della società e che sostanzialmente garantisse il mio mantenimento come corridore…alla fine seppi che vennero garantite sponsorizzazioni da parte della BM Group e del comprensorio della Valle del Chiese…”.

Ascoltato in data 22 marzo 2017, come teste citato dalla Corte Federale d’Appello, il signor Massimo Valenti, nella qualità di presidente del Consorzio della Valle del Chiese, ha confermato in toto la circostanza che il suo consorzio chiese specificamente alla società Androni giocattoli di potere sponsorizzare la squadra, della quale doveva fare parte il Corridore Facchini, conoscente e compaesano del signor Valenti.

Quest’ultimo ha, poi, riferito come fu lo stesso corridore a far da tramite tra il Consorzio e la

società Androni per il perfezionamento dell’accordo di sponsorizzazione.

Che interesse poteva avere il corridore Facchini a reperire uno sponsor per la società Androni giocattoli, se non quello – per il principio del più probabile che non – di essere ingaggiato dalla squadra in questione?

Affermazione che trova un ulteriore riscontro dalle dichiarazioni rese dal signor Fabio Emilio Perego - Consigliere regionale della FCI e procuratore di ciclisti - in data 26 maggio 2016 davanti alla Procura Generale: rispondendo a specifica domanda, lo stesso riferiva infatti in merito alla vicenda dell’ingaggio dell’atleta Facchini: “interpellai, tra gli altri, Gianni Savio, che mi disse che aveva ancora un posto in squadra (smentendo, pertanto, l’assunto del deferito e del proprio difensore, che avevano evidenziato come l’organico della Androni giocattoli fosse in realtà al completo) ma non era interessato all’ingaggio del ragazzo…Contattai allora nuovamente Facchini ed il padre, i quali mi dissero che avevano nel frattempo reperito degli sponsor di cui non ricordo il nome e che, pertanto, avrebbero chiamato loro direttamente il Savio…Seppi poi che il contratto era stato firmato ma il Facchini Patrick mi riferì che però era tenuto a pagarsi lo stipendio”.

E’ chiaro ed evidente come il corridore Facchini nel riconoscere, davanti agli organi della Procura Generale “di aver ricevuto richiesta da Savio di procurarsi uno sponsor per passare professionista” (parole testualmente utilizzate alla pagina 3, righe 16 e 17, del provvedimento di primo grado, in quanto elemento pienamente accertato e provato), riferisca una circostanza che ha avuto una successiva, chiara e diretta conferma dal successivo ingresso nella squadra Androni giocattoli, come sponsor, sia della Ditta BM Group che del consorzio della Valle del Chiese.

Né può ipotizzarsi, come fatto per il corridore Mammini, che il corridore Facchini potesse nutrire un sentimento di inimicizia verso il signor Savio od uno spirito di rivalsa nei suoi confronti: ciò è infatti smentito dai fatti, in quanto il corridore venne effettivamente ingaggiato dalla società Androni giocattoli e lì vi rimase anche dopo la scadenza del rapporto (annuale) di sponsorizzazione con il Consorzio della Valle del Chiese (come confermato dallo stesso Facchini nel verbale dell’audizione sopra individuato nonchè dal signor Massimo Valenti nel corso della sua escussione all’udienza del 22 marzo 2017).

Pertanto, diversamente da quanto affermato sul punto specifico nel provvedimento di primo grado oggetto del reclamo, risulta provata la condotta specificamente contestata al signor Savio e, di conseguenza, si impone una riforma della pronuncia assolutoria di primo grado.

In ordine alla esatta quantificazione della sanzione da applicare al deferito devono evidenziarsi alcuni aspetti:

1) l’originaria richiesta avanzata dalla Procura Generale, l’inibizione per la durata di anni uno e mesi sei, aveva ad oggetto i tre diversi episodi disciplinari originariamente contestati al deferito;

2) il fatto risulta essere stato commesso nella stagione 2012/2013, pertanto è oggettivamente da considerarsi abbastanza risalente nel tempo;

3) il signor Savio non risulta essere mai stato sottoposto ad altri procedimenti disciplinari nel corso della sua lunga carriera di dirigente sportivo.

Per questi motivi si reputa equa e conforme a giustizia l’applicazione, nei suoi confronti, della

sanzione dell’inibizione per la durata di mesi 3 (tre).

 

9.2 La posizione del deferito signor Bruno REVERBERI

 

Anche in questo caso, in riferimento alla specifica posizione del signor Bruno Reverberi, deve evidenziarsi come la Procura Generale dello Sport abbia impugnato, nel reclamo presentato avverso il provvedimento di primo grado, solamente tre capi di incolpazione sugli originari quattro contestati.

Nel reclamo, infatti, non si rinviene alcuna doglianza, alcun riferimento o alcuna domanda specifica in relazione al capo IV di incolpazione, avente ad oggetto l’accusa di avere richiesto al signor Giuseppe Rivolta, procuratore dei corridori Christian Delle Stelle, Angelo Pagani ed Antonio Parrinello, di reperire uno sponsor per ottenere l’ingaggio degli atleti in questione.

Per questi motivi, in virtù dell’effetto devolutivo – tantum devolutum quantum appellatum – del reclamo sancito dall’art. 45, comma 7, del RGF deve ritenersi raggiunto un giudicato parziale sulla specifica contestazione, con conseguente ed inevitabile conferma della decisione assolutoria intervenuta nel primo grado di giudizio.

Fatta questa necessaria premessa, è quindi ora possibile valutare la fondatezza o meno delle argomentazioni poste alla base del reclamo proposto dalla Procura Generale dello Sport avverso il provvedimento di primo grado circa l’assoluzione del signor Reverberi per tutti e tre i capi di incolpazioni sottoposti ora al vaglio di questa Corte.

Ebbene, da un’attenta ed approfondita lettura di tutti gli atti facenti parte del compendio decisorio sottoposto alla Corte, si ritiene che la decisione di primo grado, assolutoria, nei confronti del signor Reverberi debba essere confermata in ogni suo aspetto, alla luce delle motivazioni che di seguito verranno specificate per ognuno dei residui capi di incolpazione.   

 

A) CAPO I DI INCOLPAZIONE (VICENDA RELATIVA ALLA RICHIESTA DEL SIGNOR REVERBERI - AGLI ATLETI RUFFONI E COLONNA - DI REPERIRE UNO SPONSOR AL FINE DI OTTENERE IL PASSAGGIO AL PROFESSIONISMO NELLA PROPRIA SQUADRA)

 

Sulla decisione assolutoria riguardante la specifica contestazione incide in modo decisivo la mancanza di precisi riscontri e di dirette conferme a sostegno dell’ipotesi accusatoria.

Tali, infatti, non possono considerarsi le dichiarazioni rese dal signor Fabio Emilio Perego (si legga il verbale di audizione del 26 maggio 2016, di cui all’allegato n. 15 della richiesta di deferimento) cui invece la Procura Generale dello Sport attribuisce, nel proprio reclamo, grande rilevanza alla luce della conoscenza diretta dei fatti raccontati dal testimone.

In realtà, da un’attenta lettura del contenuto delle dichiarazioni in questione, emerge come il signor Perego riferisca al contrario fatti di cui non è a conoscenza diretta.

Sul punto è sufficiente evidenziare le seguenti locuzioni presenti nel verbale: “non ho mai assistito direttamente ad operazioni di quelle enunciate… seppi, per quanto si è saputo in giro… ho saputo, anche se io non ne ho parlato direttamente con lui… dedussi…”.

Orbene, dichiarazioni di questo tenore non possono considerarsi idonee a delineare un quadro certo, preciso e diretto sull’effettiva sussistenza degli illeciti disciplinari addebitati al signor Reverberi.

Valutazione analoga deve parimenti operarsi anche per le dichiarazioni rilasciate dal signor Domenico Garbelli, escusso in data 8 giugno 2016 (si legga il verbale di audizione, di cui all’allegato n. 16 della richiesta di deferimento).

Tralasciando le oggettive imprecisioni che il teste ha evidenziato in relazione ad altri aspetti della vicenda oggetto d’indagine, è però opportuno evidenziare come il signor Garbelli abbia fornito, sul punto fondamentale, una risposta assolutamente generica (“so che il nonno del corridore Ruffoni ha pagato anche per il passaggio ai professionisti di Paolo Colonna”), non chiarendo in alcun modo né le circostanze in cui sarebbe venuto a conoscenza del fatto né, eventualmente, la fonte che gliele avrebbe riferite (né, oltretutto, ciò gli è stato specificamente

richiesto dalla Procura Generale dello Sport).

Pertanto, per gli stessi motivi sopra evidenziati in riferimento alla testimonianza del signor Perego, anche queste dichiarazioni sono inidonee a costituire preciso elemento a carico del deferito.

Circostanza, al contrario, pacifica è quella che il padre del corridore Nicola Ruffoni, il signor Ivan, effettivamente sponsorizzò – attraverso la sua società Conf. Stir s.r.l. – per la durata di un anno (2013) la società ciclistica Bardiani, nella quale gareggiava il figlio Nicola e nella quale era stato anche ingaggiato il corridore Paolo Colonna.

Ma questa circostanza, presa in sè, è da considerarsi assolutamente neutra ed inconferente.

In nessun atto d’indagine risulta come il signor Reverberi abbia con certezza, od anche con alta probabilità, avanzato una richiesta di sponsorizzazione al signor Ivan Ruffoni al fine di ingaggiare il ciclista Paolo Colonna.

Nulla, sul punto specifico, riferisce infatti il diretto interessato Ivan Ruffoni, escusso in data 28 giugno 2016 dalla Procura Generale dello Sport (si legga il verbale di audizione di cui all’allegato n. 33 della richiesta di deferimento).

In tale verbale, rispondendo alla specifica domanda se avesse in qualche modo favorito l’ingresso di Colonna in Bardiani, il signor Ivan Ruffoni risponde testualmente: “no, non ne avevo nemmeno la possibilità in quanto i rapporti con la famiglia Reverberi non erano così stretti”.

Anche il figlio Nicola, ascoltato in data 28 giugno 2016 (si legga il verbale di audizione di cui all’allegato n. 32 della richiesta di deferimento), sulla stessa circostanza risponde: “non mi risulta e non ne sono a conoscenza”.

La Procura Generale dello Sport, infine, sottolineava nel proprio reclamo come la responsabilità del signor Reverberi emergesse con forza dalle sue stesse dichiarazioni, citando espressamente il verbale di audizione del 5 settembre 2016 (di cui all’allegato n. 44 della richiesta di deferimento) e le dichiarazioni spontanee rese nel dibattimento di primo grado nel corso dell'udienza del 10 novembre 2016.

In realtà, però, il signor Reverberi nelle occasioni indicate dalla Procura Generale dello Sport si limita a riconoscere di avere accettato una sponsorizzazione proposta direttamente dal papà di Ruffoni circostanza che, di per sè, non integra alcun illecito disciplinare in quanto non risulta essere stata avanzata dal Reverberi e posta come condizione esclusiva per l’ingaggio del corridore Colonna.

Infine, in ordine alla specifica contestazione, non risulta in alcun modo provato che l’ingaggio del corridore Colonna abbia comportato l’automatica esclusione dell’atleta Andrea Di Corrado.

Oltre alle dichiarazioni rilasciate, sul punto, dallo stesso deferito – che ha sottolineato come la

mancata conferma del corridore fosse dovuta esclusivamente a motivi di ordine tecnico e sportivo - deve ulteriormente evidenziarsi come lo stesso corridore Andrea Di Corrado, citato come testimone da questa Corte ai sensi dell’art. 45, comma 7, del RGF, al fine di chiarire, anche nel contraddittorio con tutte le altre parti, i motivi alla base della sua mancata conferma

nel team Bardiani, non si sia presentato in udienza, limitandosi a fare pervenire in segreteria una dichiarazione nella quale ha sottolineato di non avere “nulla da dire”.

In conclusione, pertanto, la Corte ritiene di dovere confermare, per tutti i motivi appena specificati, la decisione assolutoria nei confronti del signor Bruno Reverberi assunta in primo grado sulla contestazione specifica, con conseguente rigetto del motivo specifico di reclamo proposto dalla Procura Generale dello Sport.

 

B) CAPO II DI INCOLPAZIONE (VICENDA RELATIVA ALLO SVINCOLO DELL’ATLETA MARCO COLEDAN)

 

Anche in relazione a questo specifico capo di incolpazione, la Corte ritiene di dovere confermare la pronuncia assolutoria intervenuta nel primo grado del giudizio, sebbene sotto aspetti e motivazioni differenti rispetto a quelli evidenziati nel provvedimento impugnato dalla Procura Generale dello Sport.

Sulla vicenda il Tribunale Federale ha speso varie argomentazioni per dimostrare il mancato raggiungimento della prova in ordine allo specifico illecito disciplinare contestato al signor Bruno Reverberi.

Non ha però messo in risalto, nel dovuto conto, una circostanza che questa Corte ritiene di fondamentale importanza e dirimente rispetto a tutte le altre.

La richiesta del signor Bruno Reverberi, nella qualità di team manager della società ciclistica Bardiani, di una somma di denaro per consentire lo svincolo dell’atleta Marco Coledan, faceva parte di una trattativa in atto tra le parti.

Questa circostanza emerge da diversi elementi e da varie testimonianze.

Risulta dalle dichiarazioni dello stesso Marco Coledan (si legga il verbale del 13 giugno 2016,

di cui all’allegato n. 18 della richiesta di deferimento): “confermo però che non potetti passare in Liquigas, rimanendo un altro anno in Bardiani, perché non erano stati raggiunti accordi tra le due società”.

Risulta, ulteriormente, dalle dichiarazioni rilasciate dal procuratore del signor Coledan all’epoca dei fatti, signor Mauro Battaglini (si legga il verbale del 23 giugno 2016, di cui all’allegato n. 26 della richiesta di deferimento): “ora che voi me lo dite, ricordo di avere parlato con Amadio, team manager della Liquigas, che su spinta del capitano della sua squadra, Viviani, voleva ingaggiare Coledan. Il problema era che Coledan era ancora sotto contratto con la Bardiani. Mi disse che se si fosse liberato, lo avrebbe ingaggiato, credo sulla base di 70/80.000 euro. Per quanto io ricordi la cosa non andò a buon fine perché Coledan non era d’accordo a pagare una penale”.

Risulta dalle dichiarazioni del signor Reverberi, contenute nel verbale del 5 settembre 2016 (di cui all’allegato n. 44 della richiesta di deferimento): “ricordo che il suo procuratore, Battaglini, quando mancava ancora un anno alla scadenza naturale del contratto di Coledan, mi propose 15.000 Euro per lasciarlo andare. Rifiutai. Dopo 15/20 giorni il Battaglini ritornò

alla carica offrendomi 30/35.000 euro. Rifiutai nuovamente".

Risulta dalle dichiarazioni del signor Alessandro Carera procuratore, dal mese di marzo del 2014, del signor Coledan, escusso in data 20 giugno 2016 (si legga il verbale di cui all’allegato n. 24 della richiesta di deferimento): “so solo che Coledan voleva andare via, ma con Reverberi non ha raggiunto un accordo, avendo un contratto in essere. Secondo il regolamento UCI, tre parti devono essere d’accordo: la società acquirente, quella cedente e l’atleta. Nel caso in ispecie, se è rimasto, vuol dire che almeno una non era d’accordo. Per tutte le squadre – con l’eccezione di quelle spagnole – non c’è l’obbligo di inserire una penale che, comunque, potrebbe essere inserita”.

Risulta, infine, anche dalle dichiarazioni rese dal team manager della Liquigas, signor Roberto

Amadio (si legga il verbale dell’audizione del 20 giugno del 2016, di cui all’allegato n. 25 della richiesta di deferimento): “dopo che Coledan era passato con la Bardiani, presi in esame le liste dei corridori in scadenza di contratto per soddisfare le esigenze di Elia Viviani …la scelta ricadde su Coledan che, però, risultò avere un contratto in essere e, quindi, non era libero di sottoscriverne uno nuovo…per quanto ne sappia i corridori Viviani e Coledan si attivarono autonomamente. Ma la cosa non ebbe seguito, nonostante io avessi dato la disponibilità di pagare 80.000 euro qualora l’atleta si fosse reso libero”.

Le circostanze oggettivamente provate, in questa vicenda specifica, sono pertanto le seguenti: il corridore Marco Coledan aveva in essere un regolare contratto per ciclista professionista con la società del signor Bruno Reverberi, firmato in data 29 settembre 2011, con decorrenza 1 gennaio 2012 e scadenza in data 31 dicembre 2014 (come risulta nell’art. 2 del contratto, depositato agli atti del procedimento), la cui durata era pertanto di complessivi tre anni.

La richiesta di svincolo dalla società del signor Bruno Reverberi da parte dell’atleta Coledan è

stata avanzata nel corso dell’anno 2013, pertanto in un periodo in cui l’atleta si trovava pacificamente vincolato al contratto precedentemente stipulato.

In nessuna clausola del contratto depositato in atti è rinvenibile il diritto o la facoltà dell’interessato ad ottenere la cessazione anticipata dallo stesso (se non per alcune ipotesi, indicate nell’art. 8, non integrate nella fattispecie) né è presente alcuna clausola che consenta il diritto ad uno svincolo anticipato da parte del corridore.

Pertanto la richiesta da parte del signor Reverberi di una somma di denaro per consentire all’atleta di ottenere lo svincolo anticipato dall’impegno è da considerarsi assolutamente lecita, in quanto non vietata da alcuna norma o clausola presente nel contratto.

Di conseguenza nessun ammontare massimo risulta previsto od indicato per ottenere la risoluzione del vincolo contrattuale, essendo questo aspetto chiaramente rimesso alla volontà delle parti in causa.

Pertanto del tutto legittimamente il signor Reverberi avrebbe potuto richiedere una somma di denaro affinchè l’atleta potesse ottenere lo svincolo anticipato da un impegno in precedenza assunto in piena libertà dall’atleta.

La Procura Generale dello Sport contestava nel reclamo, invece, come la condotta posta in essere dal signor Reverberi fosse da considerarsi scorretta in quanto tendente ad approfittarsi della situazione in cui versava l’atleta Marco Coledan.

Sul punto è doveroso fare alcune precisazioni.

Il corridore Coledan era regolarmente tesserato dalla società del signor Reverberi e dalla società Bardiani si vedeva regolarmente pagare lo stipendio.

La legittima aspettativa del corridore Coledan di ambire a raggiungere il proprio amico Elia Viviani nella società Liquigas - che gli avrebbe proposto un ingaggio superiore a quello percepito dalla società Bardiani - deve però necessariamente confrontarsi con l’opposta aspettativa, ugualmente legittima, da parte del team manager della società Bardiani a “monetizzare” quanto più possibile lo svincolo (e quindi, la perdita) di un proprio corridore, sul quale la società aveva investito solamente l’anno precedente e sul quale aveva fatto un legittimo affidamento alla luce delle riconosciute qualità agonistiche del corridore in questione.

La circostanza che il signor Reverberi avrebbe quindi richiesto un importo finale di circa 30/40.000 Euro rispetto ad una prima richiesta di circa 10/15.000 euro per concedere lo svincolo all’atleta Coledan – un corridore sicuramente di prima fascia – rientra, a parere dell’Organo giudicante, nel legittimo e rispettivo gioco delle parti sempre sussistente quando ci sono trattative di questo tenore, nelle quali ciascuna parte tende a massimizzare il proprio interesse e/o guadagno.

Per questi motivi, pertanto, la Corte non ritiene che la condotta del signor Reverberi abbia integrato particolari e/o evidenti profili di scorrettezza, per cui non si rilevano oggettive violazioni dell’art. 1 RGF.

Il profilo appena evidenziato è, logicamente, assorbente e dirimente rispetto a tutte le altre considerazioni contenute sia nel provvedimento assolutorio di primo grado che nel reclamo presentato dalla Procura Generale dello Sport, che pertanto si ritengono superate in questa sede (verranno incidentalmente analizzate infra, in riferimento allo specifico capo di incolpazione ascritto al signor Marco Coledan).  

In conclusione, sul capo d’incolpazione specifico, la Corte non ritiene sussistente nella condotta del signor Bruno Reverberi alcuna violazione di profili disciplinari; ne deriva il rigetto della specifica doglianza contenuta nel reclamo proposto dalla Procura Generale dello Sport e la contestuale conferma della decisione assolutoria intervenuta nel primo grado del giudizio disciplinare.   

 

C) CAPO III DI INCOLPAZIONE (VICENDA RELATIVA AI COSIDETTI CONTRATTI OPZIONALI)

 

In ordine all’ultimo capo d’incolpazione, relativo all’indebita pressione che il deferito avrebbe avanzato nei confronti di due atleti, i corridori Christian Delle Stelle ed Andrea Di Corrado, ottenendo da questi ultimi la sottoscrizione di contratti di durata maggiore rispetto a quelli ufficialmente depositati, al fine di vincolare gli atleti stessi a vantaggio della propria società, è necessario sottolineare quanto segue.

L’accusa in questione, secondo l’assunto della Procura Generale, ha fatto emergere una discutibile prassi - esistente nel mondo del ciclismo – di cui il signor Reverberi sarebbe stato uno dei principali artefici e che così può di seguito riassumersi.

Il team manager, in questo caso il signor Bruno Reverberi, provvedeva a fare contemporaneamente firmare ai corridori due contratti:

uno ufficiale, che veniva regolarmente depositato, per una certa durata ed un altro, ufficioso, di durata maggiore, che veniva trattenuto esclusivamente dal team manager che successivamente ed unilateralmente decideva se utilizzarlo o meno, vincolando così a suo piacimento i vari corridori coinvolti.

E’ bene sottolineare come questa prassi, a parere della Corte, non sia stata accertata nei confronti del signor Reverberi e ciò nei termini e per i motivi che di seguito si espongono.

I due corridori in questione, gli atleti Christian Delle Stelle (ascoltato in data 28 giugno 2016 dalla Procura Generale dello Sport, si veda l’allegato n. 29 della richiesta di deferimento) ed Andrea Di Corrado (le cui dichiarazioni sono riportate nella trascrizione integrale dell’intervista resa al giornalista Marco Bonarrigo, di cui all’allegato n. 37 della richiesta di deferimento) utilizzano nelle loro dichiarazioni terminologie quali “contratto opzionale” ed “opzione”.

E’ verosimile che, nella loro qualità di persone probabilmente non abituate all’utilizzo ed alla conoscenza di terminologie tecnico/giuridiche, gli stessi non potessero essere in grado di dare una corretta definizione tecnico-giuridica all’atto da loro firmato e/o, comunque, non potessero avere avuto ben chiara la distinzione tra contratto ed opzione.

E’ ulteriormente da sottolineare sul punto, come ha correttamente fatto il Giudice di primo grado, come non sia emersa da nessuna parte la circostanza che l’opzione in questione venisse posta dalla società Bardiani come condizione per l’ingaggio degli atleti o che tale opzione venisse imposta contro la volontà degli atleti stessi.

Sussiste, inoltre, un’oggettiva differenza tra contratto opzionale (o contratto 2 + 1 che dir si voglia) ed un contratto principale al quale accede una opzione di rinnovo, a mezzo di scrittura

privata.

Esemplare, sul punto, è l’articolo depositato dalla difesa del signor Reverberi avente ad oggetto la posizione di altro corridore del Team Bardiani, l’atleta Giulio Ciccone: in tale articolo si legge, testualmente, come “al giovane abruzzese, che aveva firmato un contratto biennale con opzione per il terzo anno con la squadra del Reverberi, è stato proposto un incontro per trasformare l’opzione in un altro anno di contratto”.

Questo articolo assume una notevole importanza, perché testimonia in modo certo ed oggettivo come, all’interno della squadra Bardiani, esistesse un preciso modus operandi consistente nel fare stipulare agli atleti contratti con opzioni di rinnovo, sotto forma di scrittura privata, contenenti impegni per prolungare la durata del contratto principale.

La Procura Generale dello Sport, come prova a sostegno del censurabile comportamento ascritto al signor Reverberi, faceva specifico riferimento, nel proprio reclamo, alle dichiarazioni rese dal signor Christian Salvato, rappresentante sindacale della categoria dei corridori, escusso in data 28 giugno 2016 (si veda il relativo verbale, di cui all’allegato n. 30 della richiesta di deferimento) riportando testualmente alcuni stralci delle sue dichiarazioni: 

Reverberi fa firmare un contratto normale che viene normalmente depositato; parallelamente viene firmato un altro contratto di durata maggiore…mi sto attivando anche con la Federazione e la Lega affinchè venga espressamente bandito il fenomeno dei contratti paralleli non ufficiali”.

Queste dichiarazioni, che prima facie sembrerebbero riferire in modo assolutamente certo al Signor Reverberi, per conoscenza diretta di chi le ha rese, una prassi assolutamente criticabile, perdono però il loro valore probatorio nel momento in cui si procede alla lettura completa del loro contenuto.

Il signor Salvato, infatti, ha riferito circostanze di cui non ha avuto conoscenza diretta: la premessa da cui successivamente si sviluppano le dichiarazioni del teste è infatti la seguente:

c’è sempre stata questa voce in relazione al Reverberi”.

Ebbene questo inciso fornisce una chiave di lettura completamente diversa da quella data dalla Procura Generale dello Sport nel proprio reclamo: quella che infatti è stata considerata come una dichiarazione certa e diretta in ordine alla responsabilità del deferito, al contrario si è rivelata essere solamente una voce circolante nell’ambiente delle corse ciclistiche.

E’ di tutta evidenza che, in tale qualità, essa non possa sicuramente essere valutata come prova della responsabilità a carico del deferito.

Ma v’è di più.

La Corte Federale d’Appello, proprio al fine di avere un riscontro più chiaro sui fatti e per cercare di ottenere un contributo più completo, specifico ed approfondito da parte del signor Di Corrado – anche nel legittimo contraddittorio tra le parti - rispetto alle sole dichiarazioni rilasciate nella fase delle indagini (contenute in un colloquio registrato dal giornalista del Corriere della Sera Dott. Bonarrigo) aveva citato il teste in questione, ai sensi dell’art. 45, comma 7, RGF a comparire all’udienza del 22 marzo 2017.

Il signor Andrea Di Corrado, però, non si presentava in aula, limitandosi a far pervenire in Cancelleria, nei giorni immediatamente precedenti l’udienza, un proprio scritto con il quale affermava testualmente di “non avere nulla da dire”.

In conclusione, alla luce di un siffatto compendio istruttorio e decisionale, la Corte non può ragionevolmente ritenere che sia stata raggiunta, con il necessario grado di probabilità, la prova della contestazione disciplinare elevata a carico del signor Reverberi.

Di conseguenza l’unica decisione possibile per questa Corte è quella della conferma dell’assoluzione del deferito, in linea con il provvedimento di primo grado.

 

9.3 La posizione del deferito Signor Angelo CITRACCA

 

Anche in riferimento alla specifica posizione del signor Angelo Citracca è preliminarmente necessario evidenziare come, in relazione al secondo capo di incolpazione originariamente contestatogli dalla Procura Generale dello Sport – avente ad oggetto l’accusa di avere richiesto al signor Giuseppe Rivolta, procuratore dei corridori Christian Delle Stelle, Angelo Pagani ed Antonio Parrinello di reperire uno sponsor per l’ingaggio degli atleti nella propria squadra ciclistica – nessuna specifica doglianza, nessun riferimento, anche indiretto, e nessuna domanda è contenuta nel reclamo presentato dalla Procura Generale dello Sport.

Pertanto, in virtù del generale principio vigente in materia di impugnazioni “tantum devolutum quantum appellatum”, cristallizzato nell’art. 45, comma 7, del RGF (col reclamo la

controversia è devoluta al collegio davanti al quale è proposto nei limiti delle domande e delle

eccezioni non rinunciate o altrimenti precluse), anche in questo caso deve considerarsi formato un giudicato parziale in relazione alla specifica incolpazione non reclamata, con conseguente inevitabile conferma del provvedimento assolutorio intervenuto nel primo grado del giudizio.

Fatta questa doverosa premessa, è ora possibile analizzare il primo capo d’incolpazione contestato al signor Citracca, che è stato accusato dalla Procura Generale dello Sport di avere condizionato il passaggio al professionismo dell’atleta Giorgio Brambilla, chiedendo al procuratore di quest’ultimo, signor Fabio Emilio Perego, un importo in denaro a titolo di sponsorizzazione.

Il reclamo presentato dalla Procura Generale, sul punto, è fondato e merita accoglimento per i motivi appresso indicati.

Il provvedimento di primo grado non ha considerato integrata la violazione dell’art. 1 del RGF e, quindi, la violazione dei principi di lealtà e correttezza, da parte del signor Citracca – nella sua qualità di team manager della società ciclistica Vini Farnesi - in quanto lo stesso si sarebbe “limitato” a richiedere al signor Fabio Emilio Perego, procuratore del corridore Giorgio Brambilla, quale condizione per l’ingaggio, il reperimento di uno sponsor per coprire le spese di stipendio e di mantenimento del corridore, essendo la squadra già al completo ed il budget a disposizione già esaurito (pagina 7 del provvedimento di primo grado).

Ebbene questa condotta è assolutamente identica e sovrapponibile a quella, già oggetto di valutazione, relativa alla specifica posizione del signor Gianni Savio.

Sul punto, pertanto, non può che richiamarsi quanto già analiticamente motivato per la posizione del signor Savio.

A parere di questo Organo giudicante, infatti, il comportamento descritto nel provvedimento di primo grado risulta essere stato comunque lesivo dei principi di lealtà e correttezza.

Nella vicenda specifica, infatti, l’ingaggio di un corridore (l’atleta Giorgio Brambilla) è stato subordinato e condizionato al reperimento da parte di quest’ultimo di uno sponsor, che consentisse di coprire le spese di stipendio e di mantenimento del corridore.

Tale circostanza risulta, oggettivamente, discriminatoria ed ingiusta.

Così ragionando, infatti, si verrebbe ad operare una vera e propria distinzione tra i diversi corridori non fondata sull’unico legittimo criterio di distinzione possibile, quello fondato sulle

capacità e sulle qualità tecniche di ciascun atleta.

Una distinzione che contrapporrebbe, da una parte, atleti di serie A che hanno una certa capacità economica ovvero hanno le relazioni necessarie per poter reperire uno sponsor e, dall’altra parte, atleti di serie B che, al contrario, queste capacità economiche e queste relazioni non hanno.

La condotta contestata al signor Citracca risulta, a parere della Corte, pienamente provata, e ciò proviene anche dal tenore del provvedimento di primo grado (che, però, è giunto a conclusioni diverse da quelle dell’Organo giudicante di secondo grado).

A tal fine sono da ritenersi decisive le dichiarazioni rese dai signori Fabio Emilio Perego, procuratore dell’atleta Giorgio Brambilla, e dello stesso corridore signor Giorgio Brambilla.

Al contrario, in riferimento alle ulteriori dichiarazioni rese in data 8 giugno 2016 dal teste signor Domenico Garbelli, la Corte ritiene che esse siano generiche in quanto si limitano a riferire circostanze de relato e non frutto di percezione diretta.

Il signor Fabio Emilio Perego, si legga a tal fine il verbale di audizione del 22 luglio 2016 resa innanzi la Procura Generale dello Sport, riferiva infatti che nell’anno 2011 aveva parlato direttamente con il signor Angelo Citracca per valutare la possibilità di ingaggio dell’atleta Giorgio Brambilla.

La risposta del signor Citracca fu che il team era al completo e che l’ingaggio era pertanto subordinato al reperimento di uno sponsor per coprire le spese di stipendio e di mantenimento

del corridore.

Il ragazzo, pertanto, continuò a correre in società dilettantistiche e poi smise di correre.

Queste dichiarazioni appaiono al Collegio giudicante assolutamente credibili e veritiere, in quanto riferiscono circostanze di percezione diretta e non sono animate da alcun spirito di rivalsa.

Tali circostanze, ad abundantiam, sono state confermate dallo stesso atleta Giorgio Brambilla, prima in un’audizione telefonica resa in data 27 luglio 2016 con gli organi della Procura Generale dello Sport (si legga, a tal fine, il verbale di cui all’allegato n. 41 della richiesta di deferimento) e, successivamente, davanti alla Corte Federale d’Appello, nel corso dell’escussione del 22 marzo 2017, nella qualità di testimone citato ai sensi dell’art. 45, comma 7, RGF.

Il signor Brambilla ha, infatti, pienamente confermato la circostanza, riferitagli dal suo procuratore, che verso il mese di settembre – ottobre dell’anno 2011 il suo ingaggio presso la società Vini Farnesi del manager Citracca era stato subordinato al reperimento di uno sponsor per coprire le sue spese di stipendio e mantenimento.

Il signor Brambilla ha poi riferito di aver quindi deciso di correre nell’anno 2012 per un’altra squadra di livello inferiore, denominata Leopard Continental, e di avere poi deciso di terminare, ancora in giovane età, l’attività agonistica nell’anno 2014.

La difesa del signor Citracca, nella propria memoria difensiva del 4 gennaio 2017 ed anche oralmente nel corso del processo di secondo grado, ha evidenziato la presenza in atti di due dichiarazioni scritte – rilasciate dai signori Luca Scinto e Luca Amoriello – che in realtà contrasterebbero con l’assunto accusatorio avanzato dalla Procura Generale.

In realtà, osserva la Corte, la dichiarazione scritta del signor Luca Scinto fa riferimento a fatti estranei allo specifico capo di incolpazione contestato al signor Citracca, avendo infatti ad oggetto circostanze riferibili ai mesi di ottobre – novembre 2014 e riguardanti la vicenda relativa al procuratore di ciclisti signor Giuseppe Rivolta, oggetto del secondo capo di incolpazione e, come tale, non facente parte del reclamo proposto dalla Procura Generale dello Sport.

In relazione, invece, alle dichiarazioni scritte del signor Luca Amoriello, anche in questo caso la Corte osserva come facciano riferimento a circostanze individuate in un periodo temporale ben diverso da quello oggetto del capo di incolpazione, pacificamente individuato dai testi Perego e Brambilla, dalla Procura Generale dello Sport e dai Giudici del primo grado nell’anno 2011 (più nello specifico, nei mesi di settembre – ottobre).

Il teste Amoriello, infatti, fa riferimento a circostanze che, a suo dire, si sarebbero verificate durante la Coppa Agostoni dell’anno 2012 – svoltasi, da accertamenti della Corte, in data 17 agosto - in un periodo nel quale il corridore Giorgio Brambilla correva nella squadra Continental della Leopard.

Senza entrare nel merito delle dichiarazioni in questione, è però ictu oculi lampante come facciano riferimento ad un periodo ben successivo rispetto alla vicenda descritta dai signori Perego e Brambilla e quindi si riferiscano a fatti ben diversi temporalmente da quelli contestati dalla Procura Generale e non oggetto, peraltro, di ulteriore e specifica contestazione al signor Citracca.

Queste dichiarazioni sono state prese in considerazione da questa Corte ma, per i motivi indicati, sono state valutate inidonee ad apportare elementi di segno contrario rispetto all’assunto accusatorio.

Pertanto, per i rilievi e per le circostanze finora evidenziate, in accoglimento del reclamo presentato, sul punto specifico, dalla Procura Generale dello Sport, in riforma del provvedimento di primo grado, la Corte Federale d’Appello ritiene integrata a carico del signor Angelo Citracca la violazione dell’art. 1 RGF.

Sul punto della quantificazione della sanzione applicabile al signor Citracca vanno, come nella vicenda relativa al signor Savio, evidenziate le seguenti circostanze:

  • l’originaria richiesta di sanzione avanzata dalla Procura Generale – l’inibizione per la durata di un anno - aveva ad oggetto due capi di incolpazione;
  • i fatti oggetto dell’incolpazione fanno riferimento all’anno 2011 e pertanto sono, oggettivamente, da considerarsi risalenti nel tempo;
  • il signor Citracca non risulta essere stato ulteriormente coinvolto in fatti analoghi a quelli contestatigli.

Alla luce di quanto appena sottolineato, pertanto, si reputa equa e conforme a giustizia applicare nei confronti del deferito la sanzione dell'inibizione per la durata di mesi 3 (tre).

  

9.4 La posizione del deferito signor Marco COLEDAN

 

Il signor Marco Coledan veniva accusato dalla Procura Generale dello Sport di aver reso dichiarazioni mendaci in data 13 giugno 2016 in sede di audizione innanzi l’organo inquirente, con riferimento alle richieste economiche avanzate nei suoi confronti dal signor Bruno Reverberi in ordine al suo svincolo contrattuale per l’anno 2013, contrariamente a quanto dichiarato da altri atleti ascoltati dalla stessa Procura Generale.

Il motivo di gravame contenuto nel reclamo presentato dalla Procura Generale è fondato ed è meritevole di accoglimento per i motivi appresso indicati.

Nella motivazione del provvedimento di primo grado, i Giudici hanno affermato, alla pagina 7, l’insussistenza della specifica contestazione in quanto il signor Coledan avrebbe risposto alle domande così come gli sarebbero state poste dalla Procura Generale, non essendogli stato richiesto nulla in più e di diverso rispetto a quanto affermato.

Questa Corte, all’esito di un’attenta ed approfondita disanima degli atti istruttori, non ritiene di dovere aderire alla conclusione appena evidenziata.

Il signor Marco Coledan veniva ascoltato, in data 13 giugno 2016, dalla Procura Generale dello Sport su alcuni fatti oggetto dell’inchiesta giornalistica “Chi paga per giocare e correre” portata avanti dal giornalista del Corriere della Sera Dott. Marco Bonarrigo.

Leggendo con attenzione le domande rivolte al deferito e le risposte da quest’ultimo fornite è

possibile affermare quanto segue.

Alla domanda se, per ottenere il passaggio dalla società ciclistica Bardiani alla società ciclistica Liquigas, la prima società (nella persona del team manager Bruno Reverberi) avesse richiesto del denaro, il deferito non forniva una risposta specifica e diretta, affermando che “avevo un contratto di due anni che mi legava con la Bardiani. Non ricordo se per il terzo anno avessi copia del contratto…Di queste cose si è occupato il mio procuratore di allora Mauro Battaglini”.

Rispondendo alla domanda se fosse vera la circostanza che aveva parlato dei problemi relativi alla vicenda Bardiani – Liquigas al Dott. Fabio Emilio Perego in occasione della competizione denominata “6 giorni di Fiorenzuola”, il signor Coledan affermava: “ricordo che la competizione si è tenuta nel 2014…conosco il Dott. Perego ma non mi ricordo delle confidenze fattegli…confermo che non potetti passare il Liquigas, rimanendo un altro anno in

Bardiani, perché non erano stati raggiunti accordi tra le due società…”.

Ed ancora, rispondendo alla domanda se il corridore Elia Viviani si fosse offerto di aiutarlo economicamente per ottenere lo svincolo: “è’ vero che Viviani mi voleva con lui in squadra perché siamo amici, ma neanche lui offrì soldi”.  

Il contenuto delle risposte, appena evidenziate, del signor Coledan contrasta, in modo palese ed evidente, con le dichiarazioni rilasciate, sulle stesse circostanze, da altri soggetti.

In particolare:

1) il procuratore Dott. Fabio Emilio Perego, nel verbale di audizione del 26 maggio 2016 (di cui all’allegato n. 15 dell’atto di deferimento) affermava infatti di aver parlato direttamente con il Coledan della vicenda relativa allo svincolo per passare nelle fila della società Liquigas;

2) il corridore Elia Viviani, nel verbale di audizione del 14 giugno 2016 (di cui all’allegato n. 21 dell’atto di deferimento) affermava, in relazione al passaggio del signor Coledan dalla società Bardiani alla società Liquigas: “mi ero offerto personalmente di aiutare il Coledan a contribuire al pagamento (dei soldi inizialmente richiesti da parte del Reverberi per concedere lo svincolo)”;

3) il signor Cristian Salvato, rappresentante sindacale della categoria dei corridori ciclistici, nel verbale di audizione del 28 giugno 2016 (di cui all’allegato n. 30 dell’atto di deferimento) affermava di aver parlato di persona con il deferito, che gli aveva espressamente detto che la società Bardiani aveva giocato al rialzo, raddoppiando la somma che in un primo momento gli era stata richiesta per ottenere lo svincolo contrattuale.

Risulta, pertanto, palese ed evidente come il signor Coledan abbia:

1) negato di avere parlato al Dott. Perego della sua vicenda;

2) negato che il corridore Elia Viviani gli propose un aiuto economico personale per ottenere lo svincolo;

3) omesso di riferire come il signor Bruno Reverberi avesse richiesto una somma più alta, rispetto a quella in un primo momento indicata, per ottenere il suo svincolo.

Si è in presenza, in modo chiaro ed evidente, di negazioni ed omissioni che sono state puntualmente smentite dalle testimonianze in atti di altre persone - in alcuni casi anche amici del deferito - che, logicamente, non avevano alcun interesse nella vicenda se non quello di riferire i fatti come da loro conosciuti.

In conclusione, pertanto, quest’organo giudicante ritiene di avere accertato la violazione dell’art. 1 RGF contestata al signor Coledan e, di conseguenza - in accoglimento del reclamo presentato dalla Procura Generale ed in riforma del provvedimento di primo grado –dichiara il deferito responsabile della contestazione ascrittagli.

Sul punto della determinazione della sanzione applicabile alla fattispecie, la Corte osserva come il signor Coledan - alla luce delle considerazioni sopra evidenziate con riferimento alla posizione specifica del signor Bruno Reverberi al capo II d’incolpazione - abbia comunque negato o taciuto circostanze e fatti considerati da questa Corte privi di rilievo disciplinare.

Per questo motivo si ritiene equa ed adeguata l’applicazione nei confronti del signor Marco Coledan dalla sanzione della squalifica per la durata complessiva di giorni 15.

 

P.Q.M.

La Corte Federale, all’esito della Camera di Consiglio, in parziale riforma della decisione di primo grado, accoglie il reclamo della Procura Generale del Coni e, per l’effetto, condanna limitatamente ai profili di impugnazione proposti:

Angelo CITRACCA per il capo a) di incolpazione alla sanzione della inibizione per mesi tre;

 

Gianni SAVIO per il capo a) di incolpazione quanto alla vicenda Facchini alla sanzione della inibizione per mesi tre;

 

Marco COLEDAN alla sanzione della squalifica per giorni 15.

 

Conferma nel resto.

 

Ai sensi e per gli effetti di cui all’art.45, comma 8, Regolamento di Giustizia Federale riserva il deposito della sola motivazione in giorni 10.  

 

Il Relatore

Avv. Claudio Cesare Iacovoni 

 

Il Presidente

Avv. Antonio Villani

 

Data di pubblicazione: 06/04/2017