1^ sezione - Motivazione Dispositivo n. 14/16

Comunicato N. 9 del 18 novembre 2016

Tribunale Federale

Nella riunione collegiale, ritualmente convocata, svoltasi in data 10 novembre 2016 a Roma, in prosecuzione della riunione del 28 ottobre 2016, presso la sede federale della FCI Stadio Olimpico – Curva nord - Roma, presenti: il Presidente Avv. Salvatore Minardi ed i Componenti Avv. Giovanni Petrella ed Avv. Emiliano Celli, nonché il segretario Sig.ra Claudia Giusti (funzionaria FCI).

il Tribunale Federale I Sezione ha emesso il seguente dispositivo:

N°  14/16  GIANNI SAVIO E ANDRONI GIOCATTOLI VELOPIEMONTE SRL – BRUNO REVERBERI E G.S. BARDIANI GM SPORT – ANGELO CITRACCA E SOUTHEAST WILIEER THACOR LTD SPORT SERVICE SRL – MARCO COLEDAN -  UFF. PROCURA GENERALE DELLO SPORT CONI  – PROCEDIMENTO DISCIPLINARE N. 32/15 

In punto:

- della violazione dell’art. 1, del Regolamento di Giustizia e Disciplina nei confronti di Gianni Savio, Bruno Reverberi e Angelo Citracca per aver condizionato nell’anno 2013 il passaggio al professionismo di atleti al reperimento di uno sponsor che garantisse un utile alla società, a dispetto del merito sportivo; nei confronti di Bruno Reverberi per aver richiesto ad un atleta, in mancanza di qualsivoglia clausola contrattuale, il pagamento di somme di denaro per consentirgli lo svincolo dal rapporto contrattuale con la propria società nonché per chiesto ed ottenuto da atleti la sottoscrizione di contratti di durata maggiore rispetto a quello ufficialmente depositato, predisposti al solo fine di vincolare gli atleti stessi a vantaggio della propria società;

- della violazione dell’art. 1, del Regolamento di Giustizia e Disciplina nei confronti di Marco Coledan per aver rilasciato dichiarazioni mendaci, in  sede di audizione a cura della Procura generale, con riferimento alle richieste economiche avanzate nei suoi confronti dal Sig. Bruno Reverberi in ordina al suo svincolo contrattuale per l’anno 2013, contrariamente a quanto dichiarato da altri atleti ascoltati dalla stessa Procura Generale;

- della violazione dell’art. 1 comma 8 lett. b del Regolamento di Giustizia e Disciplina nei confronti di Androni Giocattoli Velopiemonte Srl, G.S. Bardiani GM Sport e Southeast Wilieer, Thacor Ltd Sport Service Srl, per responsabilità oggettiva in riferimento ai fatti di cui ai capi del deferimento reso dalla Procura Nazionale del C.O.N.I. .

NOMINATO relatore l'Avv. Emiliano Celli che espone i fatti del provvedimento di deferimento adottato dalla Procura Generale del CONI nei confronti dei deferiti e delle società così come formalizzato all'esito dell'attività d'indagine espletata

PRESENTI per la Procura Generale CONI: il Procuratore Generale Dott. Enrico Cataldi, il Procuratore Nazionale Avv. Antonio Marino ed il Procuratore Nazionale Avv. Massimo Ciardullo.

PRESENTI il Sig. Savio Gianni, assistito dall'Avv. Giuseppe Napoleone anche per la società Androni Giocattoli Velopiemonte; il Sig. Reverberi Bruno, assistito dall'Avv. Marco Danilo Cecconi anche per la società G.S. Bardiani; il Sig. Citracca Angelo, assistito dall' Avv. Maria Laura Guardamagna anche per la società Southesast Willer; l'Avv. Michele Re difensore dell’atleta Coledan Marco oggi assente ma presente la scorsa seduta. Presente infine la Dott.ssa Marta Censi.

I rappresentanti della Procura Generale del CONI confermano tutte le considerazioni, le attività e le conclusioni già rese nell'atto di deferimento nei confronti degli incolpati e riservano le conclusioni all'esito delle difese dei deferiti.

I difensori dei deferiti si riportano alle proprie memorie, contestano le conclusioni della Procura Generale del Coni. Rilasciano spontanee dichiarazioni i deferiti.

 A questo punto la Procura Generale del Coni formula le seguenti richieste di sanzione:

1) per tutte le società deferite l'applicazione della sanzione del biasimo scritto ed un'ammenda di € 5.000,00;

2) per il Sig. Savio Gianni la sanzione dell'inibizione per anni 1 (uno) e mesi 6 (sei);

3) per il Sig. Reverberi Bruno la sanzione dell'inibizione per anni 2 (due);

4) per il Sig. Citracca Angelo la sanzione dell'inibizione per anni 1 (uno);

5) per l'atleta Coledan Marco la sanzione della sospensione per mesi 3 (tre).

 

I difensori dei deferiti si riportano alle richieste contenute nelle conclusioni formulate nelle rispettive memorie difensive ed insistono nella richiesta di assoluzione e non procedibilità nei confronti dei deferiti e delle società.

 

Il Tribunale Federale I Sezione

Presi in esame gli atti, le memorie, le eccezioni, le controeccezioni, le richieste e le repliche delle parti, sciogliendo la riserva del 10 novembre ai sensi dell'art. 43, comma 6 del Regolamento di Giustizia Federale di deposito della motivazione nei rituali termini, rileva i seguenti

MOTIVI

-A) con riferimento ai fatti posti ad oggetto del capo d’incolpazione nei confronti del deferito Savio Gianni, al medesimo viene contestato (i) di aver condizionato, nel corso dell’anno 2013, il passaggio al professionismo dei ciclisti Matteo Mammini e Patrik Facchini – chiedendo al primo la somma di 50.000,00 euro ed al secondo il reperimento di una sponsorizzazione per ottenere l’ingaggio nella squadra di cui Savio era team manager – nonché (ii) di aver richiesto al Sig. Giuseppe Rivolta, procuratore dei corridori Christian Delle Stelle, Angelo Pagani e Antonio Parrinello di reperire uno sponsor sempre l’ingaggio degli atleti.

I fatti raccontati dall’atleta Mammini al giornalista del Corriere delle Sera e, poi, riferiti alla Procura Generale dello Sport, a fronte della ferma e netta contestazione da parte del deferito Savio e del suo difensore, non hanno trovato alcun riscontro estrinseco; tale non può essere considerato, infatti, la deposizione resa dall’atleta Christian Delle Stelle, il quale si è limitato a dire ciò che lo stesso Mammini gli avrebbe riferito, dichiarando che lui, invece, non ha mai ricevuto richieste di somme e non ha mai pagato per correre.  Ma, al di là di ciò, le dichiarazioni rese dal Mammini alla Procura Generale dello Sport appaiono di per sé inverosimili: infatti, dopo aver confermato quanto riferito al giornalista – ovvero che nel corso di una cena (è stato contestato che l’incontro fosse avvenuto a cena e che, invece, si trattasse di un pranzo, ma la circostanza, nel contesto, assume francamente una rilevanza minima), il Savio “scrisse su un tovagliolo i nomi di suoi 8-9 atleti che si pagavano lo stipendio, con relativi sponsor” – a specifica richiesta di indicare qualche nominativo tra quelli segnalati sul tovagliolo, il Mammini non è stato in grado di indicarne alcuno, se non il capitano della squadra Pellizzotti. Ebbene, la difesa del Savio ha riferito i nominativi dei ciclisti facenti parte nel 2013 della squadra Androni Giocattoli, e – al di là del fatto che tale elencazione non è stata nemmeno contestata – si trattava per la maggior parte atleti di spessore, certamente noti anche soltanto a dei semplici appassionati di ciclismo figuriamoci ad un ”addetto ai lavori”. Ed allora appare verosimile che se Mammini avesse riferito esplicitamente che atleti di un certo livello fossero disposti a “pagarsi lo stipendio”, le sue dichiarazioni si sarebbero svuotate di contenuto, e sarebbero apparse poco credibili, dunque il medesimo ha preferito “non ricordare”.

L’atleta Facchini, dopo aver riferito di aver ricevuto richiesta da Savio di procurarsi uno sponsor per passare professionista, non ha detto di essere stato poi ingaggiato dalla Androni Giocattoli grazie ad uno sponsor procurato da lui stesso, ma ha dichiarato di aver saputo “che vennero garantite sponsorizzazioni da parte della BM Group, una ditta della zona dove abito, e del Comprensorio della Valchiese”; una sponsorizzazione valida per un anno mentre il ciclista è rimasto in squadra per due anni, evidentemente grazie ai risultati ottenuti ed a dimostrazione del fatto che, certamente nel suo caso, il reperimento di una sponsorizzazione – nemmeno reperita dall’atleta stesso – non era condizione per l’ingaggio, visto che i risultati conseguiti gli hanno permesso di rimanere nella squadra (anche senza sponsorizzazione).

Analoga situazione è stata riferita dall’atleta Frapporti – il cui passaggio al professionismo non è oggetto di deferimento – il quale ha confermato che la sponsorizzazione della Fonderia di cui la madre è titolare, per il solo anno 2013, ha consentito il suo ingaggio alla Androni Giocattoli, squadra ove è rimasto anche negli anni successivi senza che vi fosse più alcuna sponsorizzazione, dunque, evidentemente per meriti sportivi.

Vicenda similare, seppur con risvolti differenti, quella vissuta e riferita dall’atleta Malaguti, con riferimento al quale la sponsorizzazione della Sidermec - “azienda romagnola che aveva piacere a che atleti romagnoli (come lui) facessero parte della squadra sponsorizzata” – ha consentito l’ingaggio alla Androni Giocattoli, ma non gli ha consentito il rinnovo del contratto per gli anni successivi, pur permanendo lo sponsor della società; e ciò, evidentemente, per mancanza di risultati sportivi (dunque l’esistenza di uno sponsor non è stata condizione necessaria all’ingaggio).

Altre testimonianze assunte, con riferimento alla Androni Giocattoli ed al suo team manager non hanno portato alla luce alcun fatto specifico o di cui i testimoni avessero cognizione diretta, ma solo dei “sentito dire” nemmeno riferibili a specifici atletici.

(ii) Quanto poi alla richiesta di reperire uno sponsor asseritamente avanzata a Giuseppe Rivolta al fine di consentire l’ingaggio degli atleti Delle Stelle, Pagani e Parrinello, lo stesso Rivolta ha smentito tale assunto, dichiarando che: “Si è trattato di un pour parler e mai di richieste ufficiali; è capitato in passato che, durante cene di lavoro o di piacere (in occasione di gare o tappe di competizioni) i Sigg. Gianni Savio, Bruno Reverberi o Angelo Citracca mi abbiano chiesto di reperire uno sponsor per le loro squadre cosa che avrebbe determinato come conseguenza l’ingaggio di uno o più corridori di cui ero procuratore”; dunque nulla di concreto, nulla di effettivamente realizzatosi.

L’atleta Parrinello (come Delle Stelle, di cui si è detto in precedenza), anch’egli atleta di cui Rivolta era procuratore, ha riferito di non aver mai ricevuto richieste di reperimento di sponsor né di averlo mai lui proposto a qualche squadra (e se il suo procuratore, Rivolta, avesse ricevuto richieste in tal senso, certamente l’atleta lo avrebbe saputo).

-B) con riferimento ai fatti posti ad oggetto del capo d’incolpazione nei confronti del deferito Reverberi Bruno, al medesimo viene contestato (i) di aver condizionato il passaggio al professionismo di atleti non sulla base di meriti sportivi acquisiti, bensì al reperimento di uno sponsor, in particolare avendo richiesto la sponsorizzazione della società Conf. stir. s.r.l. facente capo alla famiglia del sig. Ivan Ruffoni, al fine di garantire l’ingresso in squadra del giovane Paolo Colonna, amico del figlio Nicola Ruffoni, nonché partner di squadra, determinando di fatto l’estromissione dal team del corridore Andrea Di Corrado; (ii) di aver richiesto al ciclista Marco Coledan, in assenza di specifica clausola contrattuale, nel corso della stagione 2013, l’importo iniziale di 10/15 mila euro, poi innalzati a 30/40 mila euro, una volta appresa la disponibilità del Coledan, per consentirgli lo svincolo dal rapporto contrattuale in essere; (iii) di aver ottenuto dai ciclisti Andrea Di Corrado e Christian Delle Stelle la sottoscrizione di “contratti opzionali” (di durata maggiore rispetto a quello ufficialmente depositato) al fine di vincolare gli atleti a vantaggio della società e (iv) di aver richiesto al Sig. Giuseppe Rivolta, procuratore dei corridori Christian Delle Stelle, Angelo Pagani e Antonio Parrinello di reperire uno sponsor sempre l’ingaggio degli atleti.

In merito ai suddetti capi di incolpazione, il Tribunale rileva:

(i) dalle testimonianze acquisite, in particolare quella della Sig.ra Di Leo, Tecnico Allenatore, è emerso che sia Nicola Ruffoni che Paolo Colonna erano validi atleti che avevano acquisito il punteggio necessario al passaggio al professionismo in conseguenza dei risultati ottenuti (anche la testimonianza di Garbelli ha confermato la circostanza, ma è doveroso sottolineare che quest’ultima testimonianza, essendosi in Garbelli gravemente contraddetto su altri punti nel corso delle due distinte audizioni cui si è sottoposto, non può essere ritenuta attendibile). Di per sé la circostanza implica che i medesimi potessero aver richiamato l’attenzione di qualche squadra professionistica, senza la necessità che vi fosse alle loro spalle uno sponsor di supporto. Il fatto che l’azienda del padre di Ruffoni abbia per un solo anno sponsorizzato la squadra Bardiani non prova l’assunto dell’accusa, considerato che dopo quell’anno Nicola Ruffoni ha continuato a far parte della squadra, senza necessità di alcuna sponsorizzazione ma, evidentemente, per meriti sportivi. Il fatto che il contemporaneo passaggio al professionismo di Ruffoni e Colonna con la squadra Bardiani abbia comportato il mancato rinnovo dell’ingaggio di Andrea Di Corrado non ha trovato alcun riscontro, invero nemmeno nella trascrizione dell’intervista effettuata dal giornalista all’atleta (il quale non è stato mai direttamente ascoltato nel corso delle indagini); fermo restando che, in mancanza di riscontri estrinseci, anche una espressa dichiarazione in tal senso da parte dell’atleta non sarebbe stata sufficiente a dare veridicità a quella che è stata meramente ipotizzata come conseguenza del contemporaneo ingaggio di Ruffoni e Colonna nella Bardiani.

(ii) il diretto interessato, l’atleta Marco Coledan, ha testualmente riferito alla Procura Generale dello Sport: “Confermo che non potetti passare in Liquigas, rimanendo un altro anno in Bardiani, perché non erano stati raggiunti accordi tra le due società. Io certo non potevo offrire o mettere soldi perché ero già al minimo dello stipendio e non cercai sponsor. E’ vero che Viviani mi voleva con lui in squadra perché siamo amici ma neanche lui offrì soldi” (per quanto si dirà di seguito, Coledan ha risposto alle domande così come gli sono state formulate, nulla di più gli è stato chiesto in merito all’accaduto).

Riguardo alla vicenda l’atleta Viviani ha riferito di avere interesse che Coledan andasse nella sua squadra, ma “c’era un problema di opzione che la squadra di Reverberi (Bardiani) vantava nei confronti di Coledan”; ed ha aggiunto: “all’inizio si era parlato di una somma di 10-15 mila euro” – dunque non è dato capire se tale richiesta era stata fatta dalla Bardiani o se si volessero proporre alla Bardiani tali cifre per ottenere lo svincolo dell’atleta – “una cifra abbordabile, che Coledan si poteva far carico di versare alla Bardiani, a fronte di un contratto offertogli dalla Liquigas di circa 80 mila euro”; da tale affermazione si deduce solo che Coledan – unico a conoscere la proposta economica che gli aveva fatto la Liquigas – sarebbe stato disponibile a versare alla Bardiani 10-15 mila euro per ottenere lo svincolo. Ed ancora, ha riferito Viviani, “vista la disponibilità la Bardiani, credo nella persona del team manager, alzò la richiesta economica portandola a circa 30/40 mila euro … la trattativa saltò”: non vi è alcuna certezza del fatto che “la disponibilità”, ovvero il compenso che Coledan avrebbe ricevuto se fosse passato in Liquigas, fosse nota alla Bardiani, e nemmeno è stato riferito chi fosse il soggetto che, per conto della stessa Bardiani, avrebbe “alzato la richiesta economica”, fermo restando che, per quanto rilevato in precedenza, non è nemmeno certo che una “prima richiesta economica” sia partita dalla Bardiani. Ha aggiunto ancora Viviani che “per Coledan fu una sorpresa sapere che per svincolarsi dalla Bardiani si sarebbe dovuta versare una penale … nessuno gli aveva detto che per svincolarsi avrebbe dovuto versare una somma di denaro”.

Non si può, però, non tenere in considerazione il fatto che Coledan avesse un contratto in essere con la Bardiani, che sarebbe scaduto l’anno successivo (dunque, non sarebbe stato vittima nemmeno del deposito di “contratti opzionali” appositamente stipulati per vincolarlo alla squadra) e che, come noto - e come spiegato dal Sig. Alessandro Carera (procuratore di Coledan dal 2014) in occasione della sua audizione presso gli uffici della Procura Generale dello Sport - “secondo il Regolamento UCI tre parti devono essere d’accordo: la società acquirente, quella cedente e l’atleta … Per tutte le squadre – con l’eccezione di quelle spagnole – non c’è l’obbligo di inserire una penale che, comunque, potrebbe essere inserita”. Il Sig. Carera, con specifico riferimento alla vicenda oggetto di deferimento, ha poi aggiunto “so solo che Coledan voleva andare via, ma con Reverberi non ha raggiunto un accordo avendo un contratto in essere”, dunque una delle tre parti non era d’accordo. A ciò si aggiunga che il Sig. Roberto Amadio, team manager della Liquigas all’epoca dei fatti, ha riferito in occasione della sua audizione presso gli uffici della Procura Generale dello Sport, che “dopo che Coledan era passato con la Bardiani, presi in esame le liste dei corridori in scadenza di contratto per soddisfare le esigenze di Elia Viviani che aveva bisogno di qualcuno che gli tirasse le volate. La scelta ricadde su Coledan, che però risultò avere un contratto in essere e, quindi, non libero di sottoscriverne uno nuovo”; e ancora “non ho avuto trattative con Roberto Reverberi che voi mi dite. Venni messo a conoscenza da lui che Coledan aveva un contratto. Per me, quindi, venne meno l’interesse e per quanto ne sappia i corridori Viviani e Coledan si attivarono autonomamente”.

Ciò che è emerso con certezza dai riscontri istruttori è che Coledan nel 2013 aveva un contratto, ancora per un anno, con la Bardiani; che, allettato dalla opportunità di raggiungere Viviani alla Liquigas – visto che quest’ultimo aveva espressamente richiesto alla società di ingaggiarlo – aveva interesse a svincolarsi prima della scadenza del contratto; che non vi fu una trattativa tra la Liquigas e la Bardiani, in quanto il team manager della Liquigas, appreso che Coledan non era svincolato ed aveva ancora un anno di contratto con la Bardiani, abbandonò l’idea di ingaggiare l’atleta; che Coledan e Viviani si attivarono autonomamente per far sì che il primo ottenesse lo svincolo dalla Bardiani prima della scadenza del contratto.

Non è emerso con certezza, invece, che vi fu un gioco al rialzo da parte della Bardiani – ovvero il comportamento contrario ai principi di lealtà e correttezza che viene contestato nel capo di incolpazione – considerato che sul punto le dichiarazioni rese da Viviani e dallo stesso Coledan sono assolutamente generiche, laddove nulla avrebbe impedito ai medesimi – visto che è certo che la richiesta di svincolo è stata gestita personalmente dagli atleti – di riferire fatti, nomi e cifre precise ed inequivocabili. Peraltro, proprio Coledan – parte del procedimento disciplinare per essere stato egli stesso deferito per le dichiarazioni rese in merito alla vicenda del proprio mancato svincolo dalla Bardiani – ha avuto l’occasione, presentandosi anche personalmente innanzi al Tribunale di riferire con chiarezza e precisione ciò che fosse accaduto nella vicenda. Ed invece, lungi dal riferire fatti circostanziati che lo avevano visto protagonista, anche nella memoria con la quale si è difeso dall’accusa di aver negato – contrariamente a quanto riferito da altri soggetti ascoltati dalla Procura Generale dello Sport – di essere stato oggetto delle richieste economiche avanzate dal Sig. Bruno Reverberi, si è limitato a dichiararsi “vittima delle pretese economiche di Reverberi, rectius della G.S. Bardiani” (pag. 6 della memoria difensiva) ed ha sostenuto di aver “confermato l’ipotesi accusatoria della Procura Generale nei confronti di Reverberi” (pag. 5 della memoria difensiva). Non è così e, non si può fare a meno di sottolineare che la presenza delle parti interessate innanzi al Tribunale rappresentava l’occasione – se ve ne fosse stata la volontà – di fare chiarezza sulla vicenda.

Gli elementi forniti a questo Tribunale non consentono di riscontrare la veridicità dei fatti così come rappresentati nel capo di incolpazione.

(iii) le dichiarazioni rese dall’atleta Christian Delle Stelle non hanno trovato alcun riscontro estrinseco e l’atleta Di Corrado non ha nemmeno rilasciato alcuna dichiarazione alla Procura Generale dello Sport. Il deferito, anche a mezzo del proprio difensore, ha fermamente contestato quanto dichiarato dall’atleta Delle Stelle, ed ha spiegato di non aver fatto mai sottoscrivere ad atleti due contratti per periodi di durata differenti, bensì di aver fatto sottoscrivere ai corridori, oltre al contratto regolarmente depositato (solitamente di durata pluriennale), una scrittura privata avente ad oggetto un diritto di opzione della società per la sottoscrizione di un nuovo ulteriore contratto, alla scadenza di quello depositato. Tale scrittura privata, che recepisce un impegno del corridore verso la squadra, è del tutto lecita e, alla scadenza del contratto depositato è una facoltà della società avvalersi o meno dell’opzione, in base ai risultati conseguiti dall’atleta ed alle aspettative riposte sul medesimo. Non risulta, peraltro, che la sottoscrizione di doppi contratti o di scritture provate di opzione venisse posta dalla società come condizione per l’ingaggio degli atleti, né che tale sottoscrizione venisse imposta contro la volontà degli atleti stessi, i quali, assistiti dai propri procuratori, erano in condizione di comprendere il significato dell’impegno che stavano sottoscrivendo.

(iv) valga quanto detto in precedenza con riferimento al deferito Savio.

-C) con riferimento ai fatti posti ad oggetto del capo d’incolpazione nei confronti del deferito Citracca Angelo, al medesimo viene contestato (i) di aver condizionato il passaggio al professionismo dell’atleta Giorgio Brambilla, chiedendo al procuratore di quest’ultimo, Sig. Fabio Emilio Perego, un importo in denaro a titolo di sponsorizzazione, nonché (ii) di aver richiesto al Sig. Giuseppe Rivolta, procuratore dei corridori Christian Delle Stelle, Angelo Pagani e Antonio Parrinello di reperire uno sponsor sempre l’ingaggio degli atleti.

(i) il Sig. Fabio Emilio Perego ha riferito alla Procura Generale dello Sport di aver proposto a Citracca, nel 2011, l’ingaggio dell’atleta Giorgio Brambilla e di essersi sentito rispondere che “il team era già al completo”. La qual cosa, com’è stato spiegato nel corso del procedimento, significa che la squadra aveva utilizzato tutto il budget economico a disposizione per gli atleti già ingaggiati. Per poterne ingaggiare altri, in mancanza di risorse economiche a disposizione, sarebbe stato necessario reperire ulteriori risorse attraverso un nuovo sponsor. Ed infatti, ha riferito ancora il Sig. Perego, Citracca disse che l’ingaggio dell’atleta Brambilla “era subordinato al reperimento di uno sponsor per coprire le spese di stipendio e di mantenimento del corridore”. La circostanza è stata riferita negli stessi termini dall’atleta Brambilla. Queste le evidenze istruttorie, a giudizio del Tribunale non è ravvisabile alcun comportamento in violazione dei principi di lealtà e correttezza da parte del deferito Citracca

 (ii) valga quanto detto in precedenza con riferimento al deferito Savio.

- D) con riferimento ai fatti posti ad oggetto del capo d’incolpazione nei confronti del deferito Coledan Marco ci si riporta alle superiori considerazioni e motivazioni e, in particolare, al fatto che lo stesso ha risposto alle domande così come gli sono state formulate dall'Ufficio di Procura Generale CONI;  nulla di più, invero, gli è stato chiesto in merito all’accaduto né il Coledan ha formulato accuse dirette o indirette durante la seduta del 28/10/2016, pur avendone la possibilità.

Di fatto, e dagli esiti dell'istruttoria dibattimentale, è emerso che nessuna scelta esercitata su atleti - mediocri o di valore - inseriti nelle varie società ha comportato l'esclusione di altri più validi per il solo fatto che il reperimento di uno sponsor

Per quanto attiene, invece, alla posizione delle società chiamate in giudizio così come individuate ed indicate nell’atto di deferimento da parte della Procura Generale del C.O.N.I., il Tribunale Federale previo esame di tutta la documentazione allegata ed afferente al fascicolo dell’Organo inquirente, nel difetto di produzione documentale delle anagrafiche societarie deferite, ex officio, ha provveduto  all’acquisizione di tutte le anagrafiche federali di riferimento per l’anno 2013 (epoca dei fatti contestati in deferimento), così come riconducibili alle medesime società deferite.

Da detta verifica è emersa per tabulas l’errata vocatio in ius delle società indicate, rispetto a quelle che avrebbero dovuto essere chiamate a rispondere per la violazione di cui all’ art. 1 comma 8 lett. b del regolamento di Giustizia e Disciplina (cd. responsabilità oggettiva) per tutti i fatti e gli addebiti mossi ai soggetti del deferimento .

In realtà si è appalesato che per i fatti contestati ed afferenti alle rispettive posizioni dei deferiti Sigg:

  •  Gianni Savio, quale Team Manager dell’Androni Giocattoli, la società collegabile alla gestione del 2013 non era la convenuta Velopiemonte Srl  bensì la Teamgalli Srl corrente in Torino ;
  •  Bruno Reverberi,  quale Team Manager della G.S. Bardiani, la società collegabile alla gestione del 2013 non era la convenuta GM Sport Srl bensì l’ Aster Sport Ltd con sede in Dublino (Irl);
  • Angelo Citracca, quale Team Manager  della Southest Wilier Tharcor LTD (già Vini Farnese), la società collegabile alla gestione del 2013 era la A.S.D. Yellow Fluo con sede in provincia di Pistoia .

Dalle evidenze fattuali di cui innanzi nessuna delle deferite società potrà mai rispondere - anche se a titolo di responsabilità oggettiva - di addebiti che afferiscono nella sfera giuridica di altre società con distinta ragione sociale , sede e personalità giuridica, per cui il Tribunale dispone “non luogo a provvedersi” nei confronti delle società deferite per loro palese carenza di legittimazione passiva.

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In merito alla richiesta di condanna alle spese formulate dal Sig. Angelo Citracca si rileva l’inammissibilità della pretesa in quanto non applicabile alla fattispecie la norma del R.G.S. vigente che la prevede; l’azione promossa dalla Procura Generale dello Sport non può essere configurata come azione promossa da una “parte”, ma deve essere configurata nell’ampia e più pertinente e naturale attività d’indagine (necessaria e prevista dalla legge), come svolta dall’Organo inquirente proprio in riferimento all’acquisizione di fatti e/o atti che configurano espresse notizie di violazioni sia del Regolamento di Giustizia e Disciplina Federale che del R. G. S. in senso più lato (cfr. inchiesta ed interviste del  giornalista  Bonarrigo) .

P.Q.M.

 Il Tribunale Federale  I^ Sezione,

 

  • per Savio Gianni, in riferimento all’ incolpazione di cui al capo A del deferimento, dispone l’assoluzione;
  • per Reverberi Bruno, in riferimento all’incolpazione di cui ai capi A, B, C e D del deferimento,  dispone l’assoluzione;
  • per Citracca Angelo, in riferimento all’incolpazione di cui ai capi A e B del deferimento,  dispone l’assoluzione;
  • per Coledan Marco, in riferimento all’incolpazione di cui al deferimento, dispone l’assoluzione;
  • In riferimento alla posizione delle società deferite si dispone il non luogo a procedere;
  • dichiara inammissibile la domanda formulata dalla difesa di Citracca Angelo di condanna alle spese legali sostenute per pretesa “lite temeraria”.

 

Il Presidente

Tribunale Federale I Sez.

Avv. Salvatore Minardi

 

Data di pubblicazione 18/11/2016