1^ sezione - Motivazione dispositivo n. 1/17

Comunicato N. 3 del 8 febbraio 2017

Corte Federale d'Appello

Nella riunione collegiale, ritualmente convocata, svoltasi in data 08/02/17 a Roma, presso la sala “Presidenti” Palazzo H sede CONI, presenti l’Avv. Antonio Villani, Presidente, e i componenti Avv. Decio Barili e Avv. Claudio Cesare Iacovoni, nonché il Segretario Avv. Marzia Picchioni (funzionario FCI), la Corte Federale d’Appello I sezione ha emesso la seguente pronuncia:

RG. N. 1/17 RICORRENTE PROCURA FEDERALE FCI AVVERSO IL PROVVEDIMENTO EMESSO DAL TRIBUNALE FEDERALE DI CUI AL COMUNICATO  UFFICIALE  N.01  del  05/01/17,  PUBBLICATO  IN  DATA 05/01/17

SONO PRESENTI, per l’Ufficio della Procura Federale FCI il Procuratore Avv. Giorgio De Arcangelis ed il sostituto procuratore Avv. Antonino Lastoria, nonché il Segretario Sig. Alessandro Bezzi; è altresì presente per i signori Davide Gaburro, Filippo Rocchetti e Nicolò Rocchi il loro difensore, Dott. Andrea Fin;

DESIGNATO relatore l’Avv. Decio Barili il quale illustra i termini della vicenda processuale;

VISTO il reclamo della Procura Federale FCI avverso la decisione n. 1/17 del Tribunale Federale I sez. procedimento n. 31/16, comunicato n. 1 del 05/01/17 pubblicato nella medesima data;

CONCLUSIONI

Il RECLAMANTE UPF FCI, nella persona dell’Avv. Antonino Lastoria, insiste per l'accoglimento del reclamo interposto, la conseguente riforma della sentenza di primo grado e la condanna degli incolpati a mesi uno di squalifica ed euro 200,00 di ammenda ciascuno.

Il DIFENSORE DEGLI INCOLPATI, dott. Andrea Fin, chiede la conferma della sentenza di primo grado e nel riportarsi alle argomentazioni di cui alla memoria difensiva  agli  atti,  ribadisce  l'eccepito  “bis  in  idem”  relativo  al  procedimento disciplinare essendo stati gli incolpati già giudicati dalla Magistratura penale nel procedimento definito col rito alternativo del patteggiamento ex art. 444 c.p.p.; rileva l'anomalia dell'apertura del processo sportivo siccome non effetto di diretta comunicazione da parte della Procura della Repubblica di Treviso che ha indagato gli odierni incolpati; ribadisce infine che il comportamento posto in essere dai tre tesserati, oggetto di giudizio, non è riferibile all'attività sportiva e pertanto non passibile di censura alcuna stante la sfera di operatività della vigente normativa sportiva.

La Corte Federale d’Appello -I Sezione- FCI, all’esito della camera di consiglio,osserva quanto segue.

PREMESSO

CHE a seguito del deferimento prot. 7634 del 5.12.2016 la Procura Federale ha contestato a Davide Gaburro, Filippo Rocchetti e Nicolò Rocchi la violazione dell’art.1 commi 1 e 2 del regolamento di giustizia federale FCI ritenendo lesiva dei principi dettati da detta norma la condotta posta in essere dai tre giovani e promettenti ciclisti, in forza alla Zalf Euromobil Desirèe Fior di Castelfranco Veneto, la notte fra l’8 ed il 9 settembre 2016, allorquando sono stati tratti in arresto siccome colti nella flagranza del reato di furto aggravato in concorso fra loro per essersi introdotti nella sede della società sportiva “Salvarosa Calcio” di Castelfranco Veneto ed impossessati di una serie di oggetti di proprietà di detta società sportiva;

CHE il Tribunale Federale -I Sezione- FCI, con decisione pubblicata il 5.1.2017 ha prosciolto gli incolpati avendo fra le altre, più diffuse, argomentazioni ritenuto che “...non ogni fatto commesso da un tesserato o affiliato debba essere di competenza della giustizia sportiva, ma solo quelli attinenti a comportamenti posti in essere nell’ambito di una manifestazione sportiva o ad essi correlati”;

CHE la Procura Federale, a firma del sostituto Procuratore Antonino Lastoria, ha formalizzato reclamo a questa Corte Federale d’Appello chiedendo la riforma della decisione gravata e la inflizione ai tre incolpati della sanzione della sospensione (poi rimodellata in “squalifica” nel corso del dibattimento) per mesi 1 e della ammenda di euro 200,00 ciascuno, assumendo la illogicità della motivazione e la errata valutazione, da parte del Tribunale Federale, delle condotte dei deferiti in relazione alla contestazione mossa, per avere il Giudicante di primo grado esaminato i fatti contestati agli incolpati con riferimento ad una norma (l’art. 2 R.G.F. in tema di illecito sportivo) diversa rispetto a quella contestata dalla pubblica accusa ed avere pertanto di fatto omesso idonea motivazione in ordine alla ipotesi disciplinare in effetti contestata, cioè la violazione dell’art. 1 R.G.F. con particolare riferimento alla parte in cui il rispetto dei principi di lealtà, rettitudine e correttezza anche morale viene imposto ai tesserati non solo “...in tutti i rapporti riguardanti l’attività federale”, ma anche “...nell’ambito più generale dei rapporti sociali”;

CHE la difesa dei deferiti ha in sede di appello ribadito la linea adottata in primo grado, invocando la inapplicabilità alla fattispecie in esame del Codice Etico, trattandosi di comportamenti del tutto avulsi dal contesto sportivo, e sollevando le eccezioni “procedurali” di cui alle conclusioni sopra riportate;

CONSIDERATO

CHE, in primis, i fatti oggetto del procedimento disciplinare appaiono ormai assodati nei termini risultanti dalla rappresentazione dell’accusa, siccome mai contestati ed anzi confermati dalla difesa dei deferiti, la quale nella memoria agli atti ha allegato esclusivamente la ritenuta “tenuità” degli stessi;

CHE le doglianze della Procura Federale in ordine alla sostanziale assenza di motivazione della sentenza impugnata sul “thema decidendi” deferito al Tribunale appaiono per lo più fondate, risultando la decisione di primo grado per la gran parte concentrata sull’istituto dell’illecito sportivo previsto e sanzionato dall’art. 2 R.G.F.  - argomento in effetti ultroneo rispetto alla fattispecie in disamina-, fatta eccezione per il sintetico passaggio finale sopra trascritto in premessa, che risulta però privo di qualsivoglia correlazione con i fatti di causa;

CHE pertanto appare doveroso nel presente grado di giudizio, alla luce della portata devolutiva del gravame della Procura Federale nei termini della sua formulazione, operare una compiuta disamina del rilievo disciplinare delle condotte poste in essere dai tre incolpati con riferimento alla previsione regolamentare contestata e specificata dalla accusa;

RITENUTO

CHE una corretta interpretazione, sotto il profilo letterale e logico, della disposizione di cui all’art. 1 R.G.F. in vigore impone di ritenere che tutti i soggetti tesserati della FCI siano tenuti a comportarsi conformemente ai principi di lealtà, rettitudine e correttezza anche morale nei rapporti relativi alla attività federale (ergo, per gli atleti, nella loro attività sportiva), ma non solo in essi: la proposizione “e nell’ambito più generale dei rapporti sociali ed economici” introduce una dimensione più ampia di detto precetto, che -a pena di assegnare a detta espressione valenza meramente ripetitiva e significato di fatto nullo…- attiene alla sfera delle attività quotidiane e non necessariamente sportive, aventi riflessi sociali e/o economici;

CHE i fatti imputati ai tre giovani atleti della Zalf Euromobil Desiree Fior risultano tutt’altro che di tenue entità, a prescindere dal contesto “goliardico” nel quale sono asseritamente maturati e pur nel convincimento della loro occasionalità e non reiterabilità;

CHE ogni condotta avente gli estremi del furto aggravato in concorso risulta, ex se, adottata in spregio ai principi dettati dall’art. 1 R.G.F. come sopra indicati e pertanto ne integra una palese violazione;

CHE peraltro è dato rinvenire, nei fatti contestati ai deferiti, plurimi elementi di collegamento seppur “occasionale” con la loro attività di ciclisti: dagli articoli di stampa ritualmente confluiti negli atti di causa si apprende che i tre noti atleti, tutti della stessa blasonata squadra dilettantistica, si erano intrattenuti sino a tarda notte in festeggiamenti per i loro recenti successi ciclistici e che avevano consumato il furto aggravato ai danni di una struttura sportiva posta a ridosso dell’albergo ove erano ospitati a cura della loro società durante il periodo di attività ciclistica, siccome provenienti da diverse città o regioni, e dal quale la mattina successiva avrebbero raggiunto i luoghi indicati dalla società; non appare al riguardo irrilevante nemmeno l’innegabile discredito derivante a quest'ultima ed all’intero movimento ciclistico locale dalla diffusione mediatica avuta dall’episodio, così come sottolineato dalla Procura appellante;

CHE le argomentazioni difensive ed eccezioni procedurali formulate dai deferiti non risultano fondate: la asserita “inapplicabilità del codice etico” è irrilevante, non avendo la Procura Federale posto a sostegno del gravame siffatto riferimento; il principio del “ne bis in idem” non risulta certo violato per la contemporanea celebrazione di processo penale e processo sportivo, essendo ben noto che detto istituto mira ad evitare indebite duplicazioni nel medesimo ordinamento, e non certo ad impedire l’autonomo corso di ben distinti procedimenti; in ultimo, è privo di pregio il rilievo (per il vero formulato solo in sede dibattimentale) in ordine alla genesi del procedimento disciplinare ed alla asserita anomalia della richiesta di  trasmissione di atti da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Treviso, alla luce del chiaro tenore di cui all’art. 68 comma 3 R.G.F. e più in generale delle ampie facoltà concesse al Procuratore Federale dagli artt. 63 e segg. R.G.F. in tema di azione disciplinare;

CHE infine la sola sanzione afflittiva richiesta in via principale dalla Procura Federale appare equa e commisurata al rilievo disciplinare delle condotte assunte dagli incolpati, considerata la sospensione già loro inflitta dalla società di appartenenza e la intervenuta erogazione, da parte dei deferiti, di una significativa somma di denaro a titolo risarcitorio alla società sportiva, persona offesa nel processo penale, cui è stata peraltrorestituita tutta la attrezzatura sottratta;

P.Q.M.

La Corte Federale d’Appello -I Sezione- FCI, accoglie il reclamo così come proposto dalla Procura Federale e, per l’effetto, condanna i tesserati Davide Gaburro, Filippo Rocchetti e Nicolò Rocchi alla squalifica di mesi uno.

Il Relatore Estensore    Avv. Decio Barili                                      

Il Presidente                Avv. Antonio Villani

Data pubblicazione 17/02/2017