17 Febbraio Feb 2021 1042 17 days ago

100 anni di Alfredo Martini, il Paese ha bisogno del suo esempio

La sua storia sportiva e umana ci dicono che per superare le difficoltà e vincere bisogna trovare la sintesi tra posizioni diverse, a volte contrapposte, parlando con la voce del cuore.

Martini Bartali al tour

Oggi, 100 anni fa, nasceva Alfredo Martini. Per ricordarlo sono previste due cerimonie, come ha sottolineato anche il Presidente Di Rocco in occasione dell'ultimo Consiglio federale: "... a Sesto Fiorentino, a casa di Alfredo Martini, due le iniziative predisposte: quella istituzionale si terrà presso la Biblioteca Ragionieri alle ore 11 con il mio intervento, quello dei familiari, del sindaco Lorenzo Falchi, il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, e quello dei campioni del mondo guidati da Alfredo. Alle ore 15 invece al Design Campus dell’Università di Firenze a Calenzano, sarà celebrato come maestro e uomo di sport. Saranno premiati, con cimeli storici e unici, gli otto Campioni del Mondo azzurri, alla presenza del sottoscritto, del sindaco di Calenzano Riccardo Prestini e Davide Cassani, commissario tecnico della Nazionale Italiana."

Tanto è stato scritto e raccontato sulla figura del Presidente onorario della Federazione Ciclistica Italiana. Soprattutto sono tante le testimonianze di chi l'ha conosciuto ed ha apprezzato la sua grande umanità, la sua profonda sensibilità e l'acutezza dei suoi ragionamenti.

Ricordare Alfredo Martini, in questi giorni, rappresenta il miglior antidoto allo sconforto e soprattutto un incoraggiamento a guardare il futuro con ottimismo. La sua storia personale, da ciclista, tecnico e dirigente è quanto mai attuale. Perché Alfredo è stato un uomo di sintesi. Da atleta gregario di campioni all’opposto, riuscendo ad esaltarne le doti e a mitigarne gli eccessi. Da tecnico ha compiuto i suoi capolavori, facendo coesistere e vincere personalità diverse e distanti. Da dirigente ha reso più forte il ciclismo e la Federazione Ciclistica.

Il suo vero successo è stato quello di rappresentare una sola Italia, in nome dell’amicizia e del rispetto. Ha contribuito alla pacificazione culturale del nostro Paese in un periodo in cui lo sport (e il ciclismo in particolare) veicolava messaggi più veloci di qualsiasi altro mezzo.

I suoi 100 anni anni, che cadono proprio a ridosso di una stagione difficile (che alcuni hanno paragonato ad una guerra) ci suggeriscono proprio questo: per superare le difficoltà, per vincere, bisogna trovare la sintesi tra posizioni diverse, a volte contrapposte, parlando con la voce del cuore. (au)