18 Novembre Nov 2019 0954 18 days ago

Giro d'Onore 2019 - La Pista Azzurra è pronta per Tokyo

A pochi giorni dalla passerella di Modena ripercorriamo, settore per settore, la lunga stagione appena conclusa. 31 medaglie, di cui 11 d’oro, 2 titoli mondiali, 7 titoli europei, 2 record del mondo e 2 record italiani di valore assoluto lanciano i pistards azzurri ai vertici.

Ganna Record

Per la pista azzurra il 2019 è stato l’anno della svolta. Nel momento in cui bisognava fare sul serio, con la qualificazione olimpica da conquistare, i pistard italiani hanno impresso un’accelerazione che ci ha catapultati ai vertici assoluti. Impresa che assume contorni più definiti se si pensa che la stagione si era aperta con la “chiusura” (scusate il gioco di parole) di Montichiari, l’estate dello scorso anno. Poi, ai Campionati del mondo di Pruszków, a febbraio, è arrivato il secondo stop. La scivolata di Lamon costringeva il quartetto maschile al 10° posto: tanti punti persi, in previsione olimpica, nei confronti delle dirette concorrenti.

Così mentre la pista femminile già in Polonia dava corpo al progetto di Dino Salvoldi di un gruppo di giovanissime altamente competitivo anche a livello assoluto, ci pensava Filippo Ganna, sempre a Pruszków, a suonare la carica e ridare fiducia a tutto il settore dell'endurance maschile, vestendo per la terza volta la maglia iridata nell’individuale.

Quella maglia iridata ha aperto metaforicamente la stagione d’oro della pista italiana; il record italiano del quartetto maschile l’ha chiusa. In mezzo ci sono 31 medaglie, di cui 11 d’oro, 2 titoli mondiali, 7 titoli europei, 2 record del mondo e 2 record italiani di valore assoluto, 55 atleti convocati in rappresentanza di 31 società sportive.

I protagonisti di questa affascinante e superba stagione saranno premiati al Giro d’Onore che si terrà a Modena domani, martedì 19 novembre, presso il Baluardo della Cittadella, dalle ore 11,30.

Ai mondiali in Polonia, oltre al già citato Ganna, l’Italia porta a casa la medaglia d’argento di Letizia Paternoster nell’Omnium e quella di bronzo di Davide Plebani nell’inseguimento individuale. La ragazza trentina si conferma come uno dei talenti più cristallini del ciclismo italiano. L’argento alle spalle di una “cannibale” che risponde al nome di Kirsten Wild, in una disciplina olimpica difficile come l’Omnium, è la consacrazione per questa ragazza di soli 20 anni. In qualche modo Letizia impersonifica la nuova generazione di campionesse che quest’anno hanno lasciato il segno sui tondini di mezzo mondo ed firmato il nuovo record italiano dell’inseguimento a squadre: 4’15”915 realizzato a Gand in occasione dei campionati europei U23. Un quartetto (Elisa Balsamo, Martina Alzini, Letizia Paternoster, Vittoria Guazzini) di giovanissime e già fortissime. A loro aggiungiamo anche Marta Cavalli, che ha contribuito all’oro di Minsk, sempre nell’inseguimento a squadre, in occasione dei Giochi Olimpici Europei, e Martina Fidanza (scratch). Aggiungiamo, soprattutto, Maria Giulia Confalonieri, Campionessa europa nella corsa a punti per il secondo anno consecutivo, capace di onfermarsi in una specialità prestigiosa e complessa in cui vincere è difficile, ripetersi molto di più.

La “rivoluzione verde” della pista femminile è ben rappresentata dal quarto titolo mondiale consecutivo per l’inseguimento a squadre juniores femminile, conquistato a Frankfurt da Camilla Alessio, Giorgia Catarzi, Sofia Collinelli, Eleonora Gasparrini e Matilde Vitillo. Queste maglie iridate ci dicono che cambiano le interpreti, ma resta valido il sistema di lavoro che il tecnico azzurro ha saputo costruire.

Anche Marco Villa ha fatto intendere di avere diverse soluzioni nel settore dell’endurance. A Minsk, Giochi Olimpici Europei, è arrivata la medaglia d’argento nell'inseguimento a squadre grazie a Francesco Lamon, Davide Plebani, Stefano Moro, Liam Bertazzo. Ma è nel finale di stagione che la “ricorsa” dell’inseguimento maschile si concretizza con ben due record che hanno una valore ben superiore alle medaglie che hanno assicurato. Ci riferiamo al nuovo limite mondiale di Filippo Ganna nell’individuale e a quello italiano nell’inseguimento a squadre maschile.

Filippo ha scritto una pagina importante di questa disciplina, ingiustamente penalizzata dal programma olimpico. Ha mostrato al mondo che il muro dei 4’ è valicabile e il primo accreditato a poterlo fare è proprio lui. Come ha ricordato Villa in una recente intervista: “..se avesse corso in altura, il muro era già caduto...”. Potrà accadere presto, magari in una delle prossime prove di Coppa del Mondo.

Se i due record (nello spazio di un giorno) del verbanese hanno un valore storico, il record italiano ha un peso maggiore dal punto di vista olimpico. Liam Bertazzo, Simone Consonni, Filippo Ganna e Francesco Lamon ci avvicinano incredibilmente al podio olimpico. Con 3’49”464, oltre ad aver abbattuto un altro muro (3’50’) ci siamo portati a pochi decimi dal limite mondiale, attualmente dell’Australia. “Credo che il prossimo anno tutti saranno in grado di abbassare ancora i tempi – ha detto Villa in una recente intervista – anche noi abbiamo nelle gambe 1 - 2” di meno”.

Anche nel settore della velocità arrivano importanti segnali di ripresa. Basti citare l’argento di Francesco Lamon nel chilometro ai Giochi Europei di Minsk, i due bronzi dello junior Matteo Bianchi nella stessa specialità ai Mondiali e agli Europei, le medaglie di Miriam Vece a Minsk e agli Europei di categoria a Gand.

Al Giro d’Onore tra i più attesi sarà sicuramente Elia Viviani, campione europeo nella prova e in linea ed anche nell’Eliminazione a Aperdoorn. Elia rappresenta in questo momento il punto di riferimento del settore. E’ il campione olimpico uscente dell’Omnium e non ha nascosto di voler difendere il titolo anche a Tokyo. E’ tornato sul podio della specialità già in occasione della recente prova di Coppa del Mondo di Minsk. Marco Villa può contare su di lui anche nelle altre prove dell’endurance, a cominciare dall'Americana (in coppia con Consonni ha vinto la 6 Giorni di Londra) e perché no, anche nel quartetto. Il suo esempio rappresenta uno stimolo per i tanti giovani ed è la dimostrazione che la multidisciplinarietà aiuta nel processo di crescita sportiva.