3 Ottobre Ott 2019 0901 17 days ago

Il ciclismo piange la scomparsa di Giorgio Squinzi

E' venuto a mancare ieri all'età di 76 anni. E' stato, con il Gruppo Mapei, sponsor dal 1993 al 2002 del gruppo sportivo più vincente degli ultimi 30 anni, collezionando oltre 600 successi e introducendo nel ciclismo un nuovo modo di intendere questo sport.

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Anche il ciclismo, come tutto lo sport italiano, piange la scomparsa di Giorgio Squinzi, avvenuta ieri a 76 anni a seguito di una grave malattia. Amministratore unico del gruppo Mapei, presidente di Confindustria dal 2012 al 2016, Squinzi è sempre stato un uomo di sport: attualmente presidente del Sassuolo Calcio, dal 1993 al 2002 nel ciclismo con la Mapei Quick Step che ha dominato un’epoca, collezionando oltre 600 vittorie. Solo nel 1997 i corridori Mapei collezionarono 95 successi: si trattò allora del record assoluto di successi per una formazione professionistica in una sola stagione. E’ stato il gruppo sportivo di Rominger, Bortolami, Ballerini, Museeuw, Tafi, Bartoli, Bettini e molti altri grandi campioni di quell’epoca.

E’ stato anche il gruppo che ha accompagnato al professionismo numerosi giovani e che ha introdotto nel nostro sport un approccio più scientifico nell’analisi della prestazione e della gestione dell’atleta, concretizzatosi nella creazione del centro di ricerche Mapei Sport, fortemente voluto dallo stesso Squinzi e diretto da Aldo Sassi.

Clamoroso e storico l’epilogo della Roubaix del 1996, quando sul traguardo del velodromo più famoso del mondo si presentarono tre corridori della Mapei con il successo poi del belga Museeuw davanti a Bortolami e Tafi.

Nel 2002, dopo dieci anni di successi, Squinzi annunciò, a sorpresa che il gruppo avrebbe lasciato il ciclismo. Nel comunicato stampa affermò: «Al ciclismo abbiamo dato molto in questo decennio; ma abbiamo anche ricevuto tanto in termini di soddisfazioni agonistiche. Nel movimento si intravedono finalmente segnali di cambiamento, indispensabili per ridare allo sport della bici quella credibilità che la sua popolarità e la sua storia meritano: ma si tratta di segnali ancora troppo deboli, di progressi lenti, rispetto alla gravità della situazione, non più tale da giustificare un impegno come il nostro». E' sempre rimasto però legato al ciclismo per una passione ereditata dal padre Rodolfo, con un passato da professionista.

Il Presidente Di Rocco, nel ricordare l'importanza che una figura carismatica come quella di Giorgio Squinzi ha ricoperto nel nostro sport, anche a nome di tutta la Federazione e del mondo del ciclismo, esprime i sensi del più profondo cordoglio ai famigliari.