24 Agosto Ago 2019 1411 25 days ago

Alfredo Martini e quell'amore per la bicicletta

Oggi sono cinque anni che ci ha lasciato. Lo vogliamo ricordare con alcune sue dichiarazioni che esaltano la dimensione civile della bicicletta e dello sport.

Martini Bartali al tour

Il 25 agosto del 2014 ci ha lasciato Alfredo Martini. Sono passati cinque anni ma il mondo del ciclismo non si è dimenticato di una delle figure più rappresentative e importanti della storia sportiva e culturale del nostro paese. Dimostrazione ne sono le numerose iniziative che nel corso di questi anni sono state realizzate per ricordarlo. L’8 giugno di quest’anno, per citare forse una delle più interessanti, è stata inaugurata la nuova rete ciclabile “Alfredo Martini” nella sua Sesto Fiorentino. Una rete che ha lo scopo di favorire l’uso della bicicletta, il mezzo al quale Alfredo ha spesso dedicato parole di amore.

A tal riguardo, in occasione dell’anniversario della sua scomparsa, ci piace ricordare quello che disse in occasione del discorso che tenne alla Nazionale allora diretta da Paolo Bettini prima del Mondiale di Firenze. Un discorso toccante, che si può rintracciare su internet. Ad un certo punto Martini parla della bicicletta e del ciclismo: “La bicicletta per essere amata ha bisogno del ciclismo, quello vero, quello che fa uscire le persone di casa e le porta in strada per farle essere protagoniste”.

Un amore per la bicicletta ed anche per lo sport dall'alto valore civile. In un'intervista di qualche anno fa ad una televisione locale, parlando dello sport e dei giovani, affermò: “Spesso si dice ai giovani: “dovete scarificarvi, lavorare per raggiungere i risultati”. E’ vero, però voglio ricordare che questo non è sacrificio. Sacrificarsi è andare a lavoro tutte le mattine, se uno è fortunato e ha un lavoro. Essere sportivi vuol dire sì fare anche rinunce, ma per una grande passione, che aiuta a conoscere se stessi, i propri limiti e le proprie qualità.”.

La statura umana di Alfredo Martini si comprende bene nelle sue innumerevoli interviste e nelle sue dichiarazioni perché pur essendo un uomo dei suo tempo è stato anche un grande comunicatore, lasciando frasi che, per la semplicità e la profondità, hanno segnato intere generazioni di sportivi, come quella che ha chiuse per sempre la “querelle” della borraccia di Coppi e Bartali “Quello che conta non è chi ha passato la borraccia, ma che due uomini che lottavano tra loro per giorni, dopo una gara estenuante di 200 chilometri, hanno trovato il coraggio e la grandezza di dividersi l’ultimo sorso d’acqua.” Un messaggio di impegno civico valido ancora oggi.

Ciao Alfredo.

Antonio Ungaro