Dal dolore alla vittoria, la storia di Riccardo Bondavalli

Riccardo Bondavalli, classe 1991 e originario di Correggio, ha trasformato una storia segnata da un grave incidente stradale in un nuovo percorso fatto di sport, determinazione e rinascita. Dopo il diploma ha lavorato come cameriere e barista, per poi diventare receptionist e approdare all’area acquisti e commerciale di un’importante azienda del territorio, dove lavora ancora oggi. Nel 2011, a soli 20 anni, un incidente gli provoca una lesione midollare che cambia radicalmente la sua vita.
«Nel 2014 sono entrato in contatto con l’Istituto di Montecatone, che ha iniziato a seguirmi con day hospital e controlli periodici. Mi hanno aiutato tantissimo nella gestione delle conseguenze della lesione, dal dolore ai problemi gastro-vescicali. Ancora oggi sono seguito da loro e per me è una realtà fondamentale. Quando ero più giovane ho anche partecipato a studi e sperimentazioni con specialisti, provando terapie che sono state importanti nel mio percorso».
Dopo l’incidente, però, Riccardo si concentra quasi esclusivamente sul recupero fisico, trascurando quello psicologico. Prima del 2011 era un calciatore e militava nella prima squadra dell’Averetti di Carpi. La perdita improvvisa dello sport, unita ai dolori e alle difficoltà quotidiane, lo porta verso un periodo molto difficile.
«Dal 2011 al 2017 ho fatto uso di alcol e sostanze. La svolta è arrivata grazie alla mia famiglia e ai miei genitori. Nel 2017 sono entrato nella comunità di San Patrignano e sono rimasto lì fino alla fine del 2019».

È proprio durante quel periodo che Riccardo riallaccia i rapporti con Montecatone. Terminata l’esperienza in comunità, torna progressivamente a occuparsi di sé, riprendendo palestra, fisioterapia e soprattutto bicicletta.
«Nel 2020 ho iniziato a pedalare con maggiore continuità. Ho scoperto quanto la bicicletta mi facesse bene, non soltanto fisicamente ma soprattutto mentalmente. Ho iniziato ad allenarmi sempre di più, a perdere peso e a migliorare la mia condizione».
La lesione interessa la parte inferiore del corpo: Riccardo ha recuperato parzialmente la funzionalità fino al ginocchio, mentre al di sotto non ha sensibilità né movimento. Per pedalare deve utilizzare tutori e particolari accorgimenti, compresi quelli in carbonio che gli consentono di essere sostenuto. I primi risultati, però, gli fanno capire di poter competere.
La ricerca online lo porta a conoscere la Federazione Italiana e soprattutto Obiettivo3, il progetto ideato da Alex Zanardi.
«Mi sono appassionato a questa realtà, ho studiato la sua storia e ho deciso di contattarli. Mi ha chiamato Masini, responsabile del settore paraciclismo e impegnato anche con la Nazionale. Dopo il primo confronto mi ha inserito nel progetto. È stata una svolta e una grandissima motivazione».
Successivamente arriva l’incontro con la Ciclistica Omnia Imola e con il presidente Andrea Grillini, che decide di accoglierlo e seguirlo. Al campus Obiettivo3 di Piombino Riccardo conosce altri atleti e lavora per tre giorni tra allenamenti, lezioni e masterclass.
«Sono tornato a casa deciso a seguire tutti i consigli ricevuti, lavorando sull’allenamento, sull’alimentazione e sulla fisioterapia».
Poi arriva la classificazione sportiva: Riccardo viene inserito nella categoria MC1. Pochi giorni dopo, ai Campionati Italiani di Zoppola, conquista il quarto posto nella cronometro e, nella gara in linea, centra la vittoria diventando campione italiano.
«Non me l’aspettavo assolutamente. C’erano atleti della Nazionale e campioni del mondo, europei e paralimpici. Ero emozionato semplicemente di essere lì. Però sapevo anche quanto avevo lavorato. Obiettivo3 e Omnia mi hanno dato tantissimo e Andrea è stato al mio fianco per tutto il weekend, aiutandomi con strategia, alimentazione e gestione della gara».

La vittoria arriva dopo un lungo testa a testa
«Nella volata finale ho chiuso gli occhi e ho spinto più che potevo. Credo di averlo anticipato di uno o due secondi sulla linea. Non me lo aspettavo, però ci credevo tanto».
Ora il sogno è la maglia azzurra. «Ho la speranza e l’ambizione della Nazionale. Mi sto allenando tanto e a settembre Obiettivo3 dovrebbe prendermi in carico al cento per cento, seguendomi per la nutrizione e l’allenamento. Rimarrò comunque tesserato con Omnia Imola perché mi trovo bene con Andrea e voglio continuare con questa squadra. L’obiettivo è arrivare in Nazionale e correre gare internazionali».
E c’è anche il desiderio di tornare a correre proprio a Imola, dove da anni vengono organizzate gare di paraciclismo all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari.
«Ho avuto l’occasione di correre il primo Memorial Zanardi. Vivere una giornata a Imola è stato pazzesco. Girare in pista su un impianto storico, su un tracciato bellissimo ma molto difficile, con salite e un disegno impegnativo, è stata un’esperienza incredibile. Spero ci sia ancora l’occasione di ripeterla». Il traguardo finale, però, resta uno solo: «La speranza è poter vestire la maglia della Nazionale in una competizione internazionale entro la fine dell’anno. So che siamo quasi a fine stagione e forse bisognerà aspettare il prossimo anno, ma io continuo ad allenarmi. Sono stato via due giorni, ma non ho mai mollato. Voglio arrivare a settembre pronto e nella migliore condizione possibile». (da https://www.ilnuovodiario.com/)

Dal dolore alla vittoria, la storia di Riccardo Bondavalli

Riccardo Bondavalli, classe 1991 e originario di Correggio, ha trasformato una storia segnata da un grave incidente stradale in un nuovo percorso fatto di sport, determinazione e rinascita. Dopo il diploma ha lavorato come cameriere e barista, per poi diventare receptionist e approdare all’area acquisti e commerciale di un’importante azienda del territorio, dove lavora ancora oggi. Nel 2011, a soli 20 anni, un incidente gli provoca una lesione midollare che cambia radicalmente la sua vita.
«Nel 2014 sono entrato in contatto con l’Istituto di Montecatone, che ha iniziato a seguirmi con day hospital e controlli periodici. Mi hanno aiutato tantissimo nella gestione delle conseguenze della lesione, dal dolore ai problemi gastro-vescicali. Ancora oggi sono seguito da loro e per me è una realtà fondamentale. Quando ero più giovane ho anche partecipato a studi e sperimentazioni con specialisti, provando terapie che sono state importanti nel mio percorso».
Dopo l’incidente, però, Riccardo si concentra quasi esclusivamente sul recupero fisico, trascurando quello psicologico. Prima del 2011 era un calciatore e militava nella prima squadra dell’Averetti di Carpi. La perdita improvvisa dello sport, unita ai dolori e alle difficoltà quotidiane, lo porta verso un periodo molto difficile.
«Dal 2011 al 2017 ho fatto uso di alcol e sostanze. La svolta è arrivata grazie alla mia famiglia e ai miei genitori. Nel 2017 sono entrato nella comunità di San Patrignano e sono rimasto lì fino alla fine del 2019».

È proprio durante quel periodo che Riccardo riallaccia i rapporti con Montecatone. Terminata l’esperienza in comunità, torna progressivamente a occuparsi di sé, riprendendo palestra, fisioterapia e soprattutto bicicletta.
«Nel 2020 ho iniziato a pedalare con maggiore continuità. Ho scoperto quanto la bicicletta mi facesse bene, non soltanto fisicamente ma soprattutto mentalmente. Ho iniziato ad allenarmi sempre di più, a perdere peso e a migliorare la mia condizione».
La lesione interessa la parte inferiore del corpo: Riccardo ha recuperato parzialmente la funzionalità fino al ginocchio, mentre al di sotto non ha sensibilità né movimento. Per pedalare deve utilizzare tutori e particolari accorgimenti, compresi quelli in carbonio che gli consentono di essere sostenuto. I primi risultati, però, gli fanno capire di poter competere.
La ricerca online lo porta a conoscere la Federazione Italiana e soprattutto Obiettivo3, il progetto ideato da Alex Zanardi.
«Mi sono appassionato a questa realtà, ho studiato la sua storia e ho deciso di contattarli. Mi ha chiamato Masini, responsabile del settore paraciclismo e impegnato anche con la Nazionale. Dopo il primo confronto mi ha inserito nel progetto. È stata una svolta e una grandissima motivazione».
Successivamente arriva l’incontro con la Ciclistica Omnia Imola e con il presidente Andrea Grillini, che decide di accoglierlo e seguirlo. Al campus Obiettivo3 di Piombino Riccardo conosce altri atleti e lavora per tre giorni tra allenamenti, lezioni e masterclass.
«Sono tornato a casa deciso a seguire tutti i consigli ricevuti, lavorando sull’allenamento, sull’alimentazione e sulla fisioterapia».
Poi arriva la classificazione sportiva: Riccardo viene inserito nella categoria MC1. Pochi giorni dopo, ai Campionati Italiani di Zoppola, conquista il quarto posto nella cronometro e, nella gara in linea, centra la vittoria diventando campione italiano.
«Non me l’aspettavo assolutamente. C’erano atleti della Nazionale e campioni del mondo, europei e paralimpici. Ero emozionato semplicemente di essere lì. Però sapevo anche quanto avevo lavorato. Obiettivo3 e Omnia mi hanno dato tantissimo e Andrea è stato al mio fianco per tutto il weekend, aiutandomi con strategia, alimentazione e gestione della gara».

La vittoria arriva dopo un lungo testa a testa
«Nella volata finale ho chiuso gli occhi e ho spinto più che potevo. Credo di averlo anticipato di uno o due secondi sulla linea. Non me lo aspettavo, però ci credevo tanto».
Ora il sogno è la maglia azzurra. «Ho la speranza e l’ambizione della Nazionale. Mi sto allenando tanto e a settembre Obiettivo3 dovrebbe prendermi in carico al cento per cento, seguendomi per la nutrizione e l’allenamento. Rimarrò comunque tesserato con Omnia Imola perché mi trovo bene con Andrea e voglio continuare con questa squadra. L’obiettivo è arrivare in Nazionale e correre gare internazionali».
E c’è anche il desiderio di tornare a correre proprio a Imola, dove da anni vengono organizzate gare di paraciclismo all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari.
«Ho avuto l’occasione di correre il primo Memorial Zanardi. Vivere una giornata a Imola è stato pazzesco. Girare in pista su un impianto storico, su un tracciato bellissimo ma molto difficile, con salite e un disegno impegnativo, è stata un’esperienza incredibile. Spero ci sia ancora l’occasione di ripeterla». Il traguardo finale, però, resta uno solo: «La speranza è poter vestire la maglia della Nazionale in una competizione internazionale entro la fine dell’anno. So che siamo quasi a fine stagione e forse bisognerà aspettare il prossimo anno, ma io continuo ad allenarmi. Sono stato via due giorni, ma non ho mai mollato. Voglio arrivare a settembre pronto e nella migliore condizione possibile». (da https://www.ilnuovodiario.com/)