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UN UOMO IN FUGA Cent'anni di ciclismo in Sardegna |
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di: PIETRO PICCIAU Casa Editrice: Demos - OPE Il ciclismo e i suoi miti, le grandi corse, le stelle e i gregari di uno sport da sempre sospeso tra cronaca e leggenda. Nel secolo appena trascorso campioni di prima grandezza come Girardengo, Bartali, Coppi, Merckx, Moser, Saronni e Bugno hanno spesso gareggiato in Sardegna e contribuito, con le loro vittorie e sconfitte su pista e in linea, ad esaltare il fascino di una disciplina molto amata e praticata nell'Isola. Nel libro le vicende sportive di questi protagonisti s'incrociano idealmente con quelle di tanti corridori sardi, campioni solitari di coraggio e umanità che arricchiscono il racconto dandogli la levità della fiaba. Al centro della narrazione le fatiche, gli slanci, le delusioni di uomini che il ciclismo, praticato senza l'inganno del doping, ha reso un pò speciali. PIETRO PICCIAU (Monserrato, Cagliari, 1955), giornalista professionista, lavora a L'Unione Sarda. Ha insegnato giornalismo sportivo all'Istituto superiore di educazione fisica (Isef) e pubblicato "Storie e immagini, itinerari artistici su Gianni Argiolas" (1992).
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GONNOSFANADIGA Un secolo di ciclismo |
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di: MONDO PUTZOLU Casa Editrice: Grafica di Parteolla Attraverso le immagini fotografiche inserite nel libro è possibile vedere o riscoprire luoghi e ambienti, usi e costumi dimenticati che il tempo e razione dell'uomo cambiano continuamente. In quelle stesse immagini possono essere osservati i comportamenti e la partecipazione di uomini e donne, di adulti e bambini, affascinati da una stessa passione, il ciclismo, assiepati o accalcati su piste e rettilinei, sostenitori impegnati a infondere forza ai propri beniamini con l'incitamento. Queste arricchiscono il pensiero nel considerare i sacrifici richiesti a chi pratica questo sport, al di là della passione sportiva, sacrifici tanto più pesanti quanto più si va lontano nel passato, per giungere fino ai pionieri. Considerando che alcune parti, quali ad esempio le elencazioni delle gare a cui ciascun corridore partecipa, potrebbero apparire pesanti a causa dell'abbondanza di numeri e di dati, ho cercato per quanto possibile di variare l'impostazione tra la "storia" di un corridore e quella di un altro, senza alterarne i contenuti. In generale, la cronologia nella stesura e nell'ordine dei fatti prevale su qualsiasi altra considerazione. Qualche parte appare immancabilmente ripetitiva, nonostante lo sforzo di offrire una varietà espositiva. La disposizione dei capitoli è generalmente cronologica e al loro interno, nel caso di atleti che abbiano iniziato la pratica sportiva nello stesso anno, l'ordine è determinato dal numero di anni di attività ciclistica e dallo spessore che ciascun corridore esprime nel suo percorso sportivo. Per alcuni corridori la ricerca di un lavoro e l'impegno richiesto dalla propria professione costituiscono un ostacolo nella prosecuzione dell'attività sportiva; per altri nessuna incompatibilità divide l'attività professionale e lo sport; di rado il tesseramento per una Società ciclistica rappresenta per il corridore un vantaggio nell'ambito lavorativo, se non per riflesso indiretto. Queste ultime considerazioni trovano conferma nel momento in cui la storia centenaria del ciclismo gonnese, pur se ricca e straordinaria, non include nessuno dei nostri ciclisti tra i professionisti in senso stretto, non considerando tali Domenico Uccheddu, Antimo Murgia, Giannette Demontis e Walter Uccheddu, per fare quattro nomi tra quelli di maggior rilievo. Essi arrivano al margine del professionismo, lo sfiorano, corrono con Professionisti, ma, nel momento della scelta definitiva, per differenti motivi decidono di restare tra i Dilettanti. |
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LA GIALETO Cento anni nello sport dilettantistico sardo |
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di: MAURIZIO MARZO e FERNANDO
CABONI Casa Editrice: Grafica di Parteolla II 13 giugno del 2009 la Società Polisportiva Gialeto di Serramanna ha compiuto il centesimo anno d'età. Non è un avvenimento di poco conto, considerato che non sono molte le Società sarde che possono vantare una tale anzianità, e ancora meno sono quelle che hanno raggiunto questo traguardo in una piccola comunità agrìcola. L'idea di creare una Società sportiva a Serramanna fu frutto dell'entusiasmo e della forza di volontà di una persona sola, Chicchino Murgia, che mise in gioco tutto il suo patrimonio personale per realizzare il progetto. Nata inizialmente come Società di ginnastica, la Gialeto ha poi introdotto numerose discipline sportive: ciclismo, calcio, pugilato, tiro a volo, pallavolo, pallacanestro, e danza. Nell'arco di un secolo, ognuno di questi settori è riuscito a conseguire risultati importanti, anche a livello nazionale, rendendo onore all'impegno del suo fondatore. La presenza, nella prima fase di vita della Polisportiva, di un entusiasta organizzatore come Chicchino Murgia, ha di certo contribuito a far diventare il germoglio della passione sportiva a Serramanna un albero solido e dalla folta chioma. La popolazione del paese, dedita principalmente all’ attività agricola, era composta da molti giovani, robusti e resistenti agli sforzi fisici, ma poco atletici, che però hanno consentito a Murgia di realizzare il sogno della sua vita: creare una società di ginnastica che potesse gareggiare con le più blasonate società dilettantistiche sarde. La disponibilità di molti imprenditori serramannesi, unita alla costante partecipazione di tutto il paese, che non è mai mancata in cento anni di storia. Tutta la comunità serramannese, infatti, ha sempre seguito gli atleti locali e ha contribuito, come vedremo nel corso del libro, anche materialmente ai loro trionfi. Non era raro, soprattutto in passato, che in occasione di eventi importanti una parte della popolazione si offrisse di dare un contributo concreto alla Società: lavando gli indumenti sportivi degli atleti, allestendo il rinfresco dopo le gare e spesso ospitando in casa propria gli atleti che venivano da fuori. La funzione, per utilizzare un'espressione ampiamente abusata ma in questo caso appropriata, di "collante sociale" che la Gialeto ha svolto a Serramanna, e tuttora cerca di mantenere con grandi sacrifici, è da encomiare e sostenere concretamente: i giovani di diversa estrazione sociale si riuniscono per praticare la stessa attività e, imparando fin da piccoli la cooperazione e lo spirito di squadra, contribuiscono a migliorare e a rafforzare la vita sociale del paese. La Gialeto, inoltre, sin dall'inizio ha fatto la sua piccola parte anche nell'ambito culturale, insegnando a leggere e a scrivere agli atleti analfabeti che, impegnati fin da bambini a lavorare nei campi, non avevano avuto l'opportunità di frequentare la scuola dell'obbligo. A differenza di altre pubblicazioni di carattere sportivo, che hanno dedicato ampi capitoli ai singoli, atleti o allenatori, che si sono distinti nella storia delle varie Società, abbiamo scelto di considerare la Gialeto stessa come il principale personaggio della sua storia e di raccogliere tutte le informazioni disperse nelle biblioteche e negli archivi sardi. |