Storia della Federazione Ciclistica Italiana

Storia

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La prima società italiana con regolare statuto fu il Veloce Club Fiorentino di Firenze che depositò l’atto di costituzione il 15 gennaio 1870. Un censimento fatto alla fine del mese di agosto del 1884 consentì di stabilire che le società regolarmente costituite erano 25.

A pensare in Italia alla creazione di un Ente Nazionale o di una Unione Velocipedistica fu il segretario del Veloce Club Torino, l’avvocato Gustavo Brignone, il quale riunì il 26 agosto 1884 in locali messi a disposizione dal Comune di Torino 12 società sportive, che firmarono un verbale su cui risultava la fondazione dell’Unione Velocipedistica Italiana; ma, benché verbalizzata la costituzione l’U.V.I. non dimostrò un’effettiva funzionalità.

L’anno successivo il congresso di Pavia del 6 e 7 dicembre 1885 alla presenza dei delegati di 17 società designò il primo Presidente dell’Unione Velocipedistica Italiana nella persona di Ernesto Nessi.

L’avvocato Edoardo Coopmans de Yoldi fu scelto come segretario e Como diventò la sede del massimo ente ciclistico nazionale. Per dimostrare che l’U.V.I. esisteva davvero ed era decisa a operare, venne fatto confezionare un lussuoso stendardo di velluto blu ricamato in oro e una stella d’argento come distintivo. Al centro un ricamo ben chiaro precisava l’anno di creazione dell’ente: 1885.

L’anno seguente, a seguito delle dimissioni di Nessi, venne nominato Agostino Biglione di Viarigi che come prima decisione spostò la sede da Como a Torino. Ha inizio un periodo florido da cui le iscrizioni si moltiplicarono e aumentarono le domande della licenza che dava diritto a partecipare alle competizioni. Questo durò fino al 1894, anno che risultò il più nero della storia dell’Unione Velocipedistica Italiana.

Avvenne infatti che un gruppo di dissidenti decise di fondare un Touring Club Italiano; si ingenerò una disputa tra i due enti che portò l’U.V.I. a trascurare l’attività agonistica destinando la maggior parte degli introiti al cicloturismo. Questo comportò che numerosi campioni dell’epoca non ricevettero gli aiuti necessari per partecipare alle più importanti competizioni. Preoccupati da quanto accadeva, i dirigenti delle società si riunirono in un congresso a Genova dove il consiglio direttivo dell’U.V.I. si presentò dimissionario.

Come nuovo presidente venne scelto Arturo Cortesi che rimase in carica per un anno. In occasione del congresso nazionale che si svolse ad Alessandria nel dicembre del 1898 venne nominato come presidente Carlo Cavanenghi; iniziò sotto questa presidenza la collaborazione con il giornale “La Gazzetta dello Sport”, con la convinzione che soltanto legandosi ad un mezzo di comunicazione di tale prestigio fosse possibile dare un nuovo, decisivo impulso all’attività. Grazie a questa sinergia vennero calendariate tre grandi manifestazioni che aumentarono il prestigio del ciclismo italiano nel mondo: Giro di Lombardia (1905), Milano- San Remo (1907), Giro d’Italia (1909).

Nel 1900 i dirigenti delle federazioni di Belgio, Francia, Italia, Stati Uniti d’America e Svizzera presero la decisione di staccarsi dalla International Cyclist Association e si riunirono sotto l’Unione Ciclistica Internazionale, come sede venne scelta la città di Alessandria in quanto come segretario e come vice-presidente vennero scelti due dirigenti italiani.

Nel 1902 per la disputa dei Campionati del Mondo venne scelta l’Italia (al tempo i Campionati del Mondo si svolgevano solo su Pista; nel 1921 a Copenaghen iniziarono su strada per i Dilettanti, mentre per i Professionisti nel 1927); il successo della manifestazione fu tale che l’U.V.I. venne indicata come “federazione modello”.

All’U.V.I. vennero assegnati anche i campionati del mondo del 1911 che si disputarono per la seconda volta a Roma.

Nel 1915 ci fu una nuova crisi federale, dovuta a contrasti con la “Gazzetta dello Sport”, che portò alle dimissioni di tutto il comitato direttivo dell’U.V.I.

Nello stesso periodo alcune società di minoranza crearono una federazione alternativa all’U.V.I. che chiamarono Federazione Ciclistica Italiana.

Lo scoppio della prima guerra mondiale bloccò l’attività dell’U.V.I. e della F.C.I.

Fu soltanto alla fine della guerra che l’U.V.I. e la F.C.I. si riconciliarono e l’attività agonistica tornò ad elevati livelli di eccellenza. All’estero un po’ tutti si persuasero che l’U.V.I. avesse raggiunto un alto livello organizzativo e tecnico e l’Italia venne scelta come sede dei campionati del mondo del 1926.

Il 1926 oltre ad essere l’anno dei Mondiali su strada e su Pista a Milano, fu l’anno in cui il Comitato Olimpico Nazionale Italiano assunse il compito di nominare i dirigenti delle varie federazioni. I responsabili romani della nuova conduzione sportiva non ebbero dubbi sulla riconferma di Geo Davidson alla presidenza e Alfredo Bersani alla segreteria dell’U.V.I.; Davidson provò la gioia di passare alla storia dell’Unione come il "presidente del trionfo di Adenau", infatti, nel 1927 si svolse il primo campionato del mondo su strada al quale vennero ammessi i professionisti (in una corsa open con i dilettanti) e la conclusione fu davvero trionfale per il ciclismo azzurro: primo Alfredo Binda, secondo Costante Girardengo, terzo Domenico Piemontesi, quarto Gaetano Belloni. Benito Mussolini dedicò un capitolo di un suo discorso a questa affermazione che aveva esaltato anche coloro che di ciclismo non si occupavano assiduamente.

Nel 1929, con il trasferimento di tutte le federazioni a Roma, il Coni affidò la conduzione dell’U.V.I. al commissario straordinario onorevole Augusto Turati; sotto la sua gestione nel 1932 l’Unione ottenne di nuovo l’organizzazione dei campionati del mondo che si svolsero a Roma sia su Strada che su Pista; fu una nuova ed esaltante vittoria degli italiani con Alfredo Binda sul gradino più alto del podio e Remo Bertoni medaglia d’argento, tra i dilettanti vinse Giuseppe Martano.

Nel 1933 il C.O.N.I. nominò presidente dell’U.V.I. l’ex campione Federico Momo che mantenne la carica fino al 1937, anno in cui il C.O.N.I. affidò la presidenza al generale Franco Antonelli.

Nonostante la situazione politica in Europa continuasse a peggiorare, l’Unione Ciclistica Internazionale non modificò il programma che prevedeva l’assegnazione dei campionati del mondo all’Italia per il 1939. Le prove ebbero inizio regolarmente ma, dato l’aggravarsi della situazione europea, fu indetta una riunione straordinaria dell’Unione Ciclistica Internazionale nella quale fu deciso di interrompere le competizioni e di rinviarle ad altra data. Gli eventi però impedirono che questi mondiali avessero seguito.

Scoppiò la guerra, il presidente Antonelli partì per il fronte africano e l’incarico di reggente dell’U.V.I. fu affidato ad Adriano Rodoni.

Nel dopoguerra, in seguito a una serie di avvicendamenti che coinvolsero oltre al già citato Rodoni, Giuseppe Micci quale reggente del C.O.N.I. (1944-1945), Pietro Baldassarre anch’esso reggente del C.O.N.I. (1945), Luigi Bertolino (1945-1946) ed Enrico Vignolini quale commissario (1946), si inaugurò nel 1946 il lungo periodo della presidenza di Adriano Rodoni, interrotta brevemente da Angelo Farina (1955-1956).

In quest’epoca la popolarità del ciclismo è in continua ascesa tanto che, a detta di molti, la vittoria di Gino Bartali al Tour de France del 1948 contribuì ad allentare il clima di tensione in Italia dopo l'attentato a Palmiro Togliatti del 14 luglio; lo stesso Bartali testimoniò l’intervento del Capo del Governo italiano (Alcide De Gasperi) ad esortarlo nel regalarci una vittoria utile alla pace sociale in Italia, cosa che poi avvenne regolarmente.

Con Rodoni l’Unione Velocipedistica Italiana consoliderà la sua struttura: cambierà nome nel 1964 e si chiamerà definitivamente Federazione Ciclistica Italiana, organizzerà una serie di Campionati del Mondo (1951 a Varese-Strada e Milano-Pista, 1955 a Frascati-Strada e Milano-Pista, 1962 a Salò-Strada e Milano-Pista, 1968 solo per professionisti ad Imola su strada ed a Roma su Pista, 1971 a Varese su Pista, 1976 ad Ostuni su Strada e su Pista) e contribuirà in maniera importante per la parte ciclistica all’organizzazione delle Olimpiadi di Roma, dove l’Italia del ciclismo conquisterà tutte le medaglie d’oro in palio ad eccezione della prova individuale su strada, dove il nostro Livio Trapè vinse comunque la medaglia d’argento battuto allo sprint dal Sovietico Kapitonov.

Dal 1981 al 1995 Agostino Omini, nel solco della continuità si avvicenda al “presidentissimo”; in questo periodo l’Italia organizza i Campionati del Mondo nel 1985 su Strada a Giavera di Montello e su Pista a Bassano del Grappa; nel 1994 su Strada ad Agrigento e su Pista a Palermo. Tra il 1984 ed il 1985 la Federazione Ciclistica Italiana iniziò ad interessarsi al BMX (anche se la nascita è datata 1968 negli Stati Uniti, il riconoscimento dall’Unione Ciclistica Internazionale viene nel 1996), una specialità in mezzo tra abilità, acrobazie e prestazione atletica, dove l’elemento chiave è il cross interpretato non solo agonisticamente, come nel ciclocross, ma soprattutto acrobaticamente come nel motocross. Sarà una novità assoluta rispetto all’ortodossia classica del ciclismo su strada, ciclocross e su pista, un’alternativa e anche un’integrazione all’impiantistica moderna.

L’avvento della Mountainbike nei primi anni ’90 e la sua consacrazione alle Olimpiadi di Atlanta del ’96, apre nuovi scenari e allarga campi d’azione a cui la Federazione Ciclistica Italiana non può restare indifferente: sentieri, boschi, percorsi rocciosi, sponde dei fiumi e loro guadi, divengono nuovi luoghi abituali al ciclismo e alle sue manifestazioni. Una nuova luce si accende sul ruolo del binomio natura- bicicletta.

Raffaele Carlesso diviene Presidente nel 1995 e sarà sostituito nel 1997 da Giancarlo Ceruti (1997-2005) sotto la cui presidenza l’F.C.I. organizzerà due Campionati del Mondo su Strada entrambi a Verona nel 1999 e nel 2004.

Nel 2005 Renato Di Rocco inizia il suo mandato; in questo periodo l’F.C.I. organizza i Campionati del Mondo su Strada (2008 a Varese e 2013 a Firenze) e due Campionati del Mondo Mountainbike (2005 a Livigno e 2008 in Val di Sole). È questa l’epoca in cui si afferma in maniera esponenziale l’attività paralimpica del ciclismo; anche se questo tipo di competizioni hanno inizio negli anni ottanta, entrano nella storia delle Olimpiadi dal 1988 a Seul e dal 1998 si corrono i campionati del mondo sotto la gestione dell’U.C.I., sarà il 2009 l’anno in cui la Federazione Ciclistica Italiana prende in carico dal CIP la gestione dell’attività, costituendo un settore dedicato; da allora gli atleti paralimpici italiani conseguiranno decine di medaglie olimpiche e mondiali; inoltre, questo settore vedrà l’organizzazione in Italia di prove di Coppa del Mondo nel 2012 a Roma, nel 2013 a Merano e nel 2014 a Castiglion della Pescaia.

Nel 2013 sull'onda di una politica di rilancio della multidisciplinarità, si organizza in Italia (Roma-Capannelle) una prova di Coppa del Mondo di Ciclocross.