Le Sei Giorni tra giri di pista e giri di poker

Proposte culturali

Seigiorni

18/11/2013 - E' arrivato nelle librerie a novembre, per la collana Sportivamente, il racconto dell'affascinante mondo delle Sei Giorni, dalla nascita fino ai giorni nostri, realizzato da Manuel Gandin, in cui si ripercorrono oltre 100 anni di storiche battaglie realizzate dai grandi personaggi del ciclismo, tra realtà e finzione... "ma il sudore è tutto vero"

Come è arrivato sul nostro tavolo il libro “La Sei Giorni, tra giri di pista e giri di poker”, di Manuel Gandin (Ed. No Replay, collana Sportivamente, pagg. 120, € 12,00, prefazione di Gian Paolo Ormezzano), abbiamo iniziato a ragionare su quali parole e suggestioni migliori potessero presentare questo piccolo e affabile tascabile. Colpisce sicuramente la citazione di Fausto Coppi, in controcopertina, che recita: “I seigiornisti sono zingari e dovendo fare lo zingaro è meglio non avere famiglia. Se non hai famiglia non ti vengono certe idee su quello che, per esempio, può fare tua moglie non potendo quasi mai dividere il letto con te”, che fotografa in modo quasi impietoso un mondo in cui, per citare lo stesso autore del libro “realtà e finzione si uniscono come per magia”. Un grande set cinematografico, in cui gli attori protagonisti, antagonisti e comprimari sono atleti in alcuni casi che hanno fatto la storia di questo sport, da Zimmerman a Girardengo, da Egg a Coppi, Van Steenbergen, Van Looy, Peter Post e Patrick Sercu.
In questo grande set, o circo (dipende dai punti di vista), gli italiani hanno recitato un ruolo fondamentale, con seigiornisti di valore in grado di ritagliarsi uno spazio autonomo nel cuore del grande pubblico. E’ il caso per esempio di Franco Giorgetti, Pietro Linari e Gaetano Belloni. Quest’ultimo, al secolo Tano, sarà il grande protagonista della stagione d’oro delle Sei Giorni negli Usa. Tra gli anni ’20 e ’30 si divide con Beniamino Gigli (di cui è grande amico) il jet set e l’attenzione del pubblico USA. E’ Tano che ispira il titolo del libro (gradevole e da leggere tutto di un fiato) di Gandin, riguardo il poker. Raccontano infatti gli annali che il giovane (e bello) Belloni viene sfidato a poker dal grande McNamara, signore di tutti gli anelli e il più grande seigiornista di sempre. L’australiano è convinto di avere a che fare con uno sprovveduto, sul tondino come sul tavolo verde. Tano accetta la sfida e lascia credere a McNamara; nelle prime mani perde quanto basta per farlo esporre e poi portargli via la posta conclusiva. McNamara non la prende sportivamente e giura vendetta sul tondino, imponendo per anni ordini di arrivo in cui l’italiano è sempre penalizzato. Belloni affronta il suo “destino” con coraggio ed audacia, al punto da guadagnarsi il rispetto del “signore dei tondini” e ritrovarsi a suo fianco, nella Sei Giorni di Chicago del 1929.
Questo, come altri episodi ed aneddoti, sono raccontati con rapida sintesi nel libro di Gandin, che ha il pregio di ricordare indirettamente la modernità delle Sei Giorni (massima espressione del ciclismo su pista) quando nacquero, alla fine del '800. Una modernità, però, che non gli ha permesso di sopravvivere, come formula, fino ai giorni nostri. L’ultimo capitolo è una sintesi delle Sei Giorni che mestamente hanno smesso di esistere. Resistono imperterrite poche piazze: Berlino, Gand, Copenaghen, Amsterdam, Rotterdam, Zurigo e Fiorenzula… a cui è affidato il compito di perpetrare un rito che rappresenta un ottima palestra per talenti e campioni di ciclismo, in cui, nonostante tutto, “il sudore è tutto vero”.

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