Gino Bartali ha 100 anni: immortale, infinito, irraggiungibile

Personaggi

Gino Bartali

Il suggestivo ritratto di Marco Pastonesi, giornalista de “La Gazzetta dello Sport”, nel Centenario della nascita del grande Campione.

Gino Bartali – oggi, 18 luglio - ha cento anni. È uno dei padri della patria. Nudo come San Francesco, battagliero come Giuseppe Garibaldi, esplosivo come Roberto Benigni, patriottico come Sandro Pertini, visionario come Federico Fellini, polemico come Pier Paolo Pasolini. Un uomo storico e geografico, un campione letterario e cinematografico, anche una bandiera che sventola, un giornale che titola, una radio che gracchia, una canzone che ritorna, dunque anche un paracarro, un paio di sandali e un popolo – quello frances – che continua a incazzarsi.
Gino Bartali è un naso da pugile, una voce da bluesman, una memoria da elefante, una ragnatela di rughe, un corpo di ferro, di acciaio, oggi si direbbe di carbonio, è una bicicletta di quelle antiche, pesanti, incrostate, è un manubrio all’ingiù, è un corridore sui pedali, sui tornanti, sulle montagne, è un urlo che scuote le montagne, è una formica che attraversa le Alpi.
Gino Bartali è una leggenda che si tramanda, è un mito che si rinnova, è un nome-e-cognome, è un’epoca, è un’Italia, un’Italia divisa a metà, e a lui era stata assegnata quella delle chiese e delle preghiere, quella della Toscana e quella dalla Toscana in giù, quella del Chianti inteso come vino e delle Nazionali intese come sigarette, è l’Italia del ciclismo come passione, tradizione, povertà e opportunità di uscire dalla povertà, eredità, missione, testimonianza, codice, appartenenza, tutta roba avveniristica, perché solo adesso si realizza – completamente e compiutamente - il mondo a due ruote umane, come scelta, come modo, come filosofia, come salvezza di vita.
Gino Bartali è sempre il detentore di un record: nessuno ha mai vinto due Tour de France a dieci anni di distanza, lui nel 1938 quando il ciclismo era ancora pionieristico, nel 1948 quando era romantico, e sempre quando era eroico. Tant’è che di Gino Bartali è segnata, iscritta, intitolata l’Italia: vie, piazze, statue, busti, piste, alberi. E racconti, storie, ricordi, memorie, avventure, imprese, miracoli, rischi. Ed esistenze.
Gino Bartali è nato in un giorno sequestrato dal Tour de France (il 18 luglio del 1914, e quel giorno, da Grenoble a Ginevra, vinse il fuoriclasse Gustave Garrigou) ed è morto in un giorno dedicato alla morte (il 5 maggio del 2000: “Ei fu”). Ma quella è solo statistica. Perché Gino Bartali è immortale, infinito, irraggiungibile.

Marco Pastonesi (“La Gazzetta dello Sport”)