10 Settembre Set 2017 2031 2 months ago

VUELTA: Poker di Trentin a Madrid, Froome nella storia

Matteo conquista il successo prestigioso nella tappa finale ma per due punti non conquista la maglia a verde - Per Nibali, 2°, il decimo podio in un grande Giro

Vuelta Brindisi

Madrid (SPA) (10/9) - Con il successo nella tappa di finale di Matteo Trentin (poker, ma per due punti non conquista la maglia verde) e la passerella per le strade di Madrid va agli archivi un’edizione storica della Vuelta 2017.

In questo caso l’aggettivo è quanto mai pertinente soprattutto per due motivi. A distanza di 39 anni un corridore torna a vestire, nello stesso anno, la maglia gialla e quella rossa. L’ultimo a riuscirci, prima di Chris Froome, era stato addirittura Bernard Hinault. Allora la Vuelta si correva ad aprile e veniva scelta, sovente, come preparazione per gli impegni estivi seguenti. Froome, con la vittoria di oggi a Madrid, entra in un club molto esclusivo. Accanto a lui e al Tasso, infatti, soltanto Jacques Anquetil era riuscito in una simile impresa. Altro dato statistico che resterà negli annali: mai un britannico aveva vinto la corsa spagnola. Ci ha pensato Froome, che in questa edizione fa incetta di maglie, lasciando per strada solo quella a pois del GPM.

Con questo successo, perentorio per come è maturato e ancora più netto rispetto al Tour di luglio, Froome porta a compimento forse la sua migliore stagione di sempre. Non conosciamo i suoi programmi immediati, ma se dovesse puntare al mondiale crono siamo certi che riuscirebbe a lasciare il segno anche in Norvegia.

Contadorbrindisi

“Non potevo immaginare un addio al ciclismo più bello di questo” ha dichiarato entusiasta e un po’ commosso Alberto Contador al via della passerella conclusiva a casa sua, a Madrid. Il secondo elemento che consegna alla storia questo Giro di Spagna riguarda proprio l’addio alle corse di Alberto. Il Pistolero lascia con un curriculum impressionante: due Giri d’Italia, due Tour de France e 3 Vuelta, senza contare quelli revocati (il Giro del 2011 e il Tour del 2010). Per la caratura del personaggio, per il bel gesto simbolico degli organizzatori che gli hanno riservato il n. 1 alla partenza, per come ha onorato ogni giorno, ogni tappa e, soprattutto, la tappa dell’Angliru, è stato veramente un grande addio. Di quelli che ogni ciclista si sognerebbe di poter vivere. Il fatto che sia riuscito a realizzarlo dà l’esatta caratura del personaggio che, come ricordato ieri, mancherà sicuramente al ciclismo.

I COMPLIMENTI DEL PRESIDENTE DI ROCCO – Alla festa finale ha partecipato anche il Presidente Renato Di Rocco, volato a Madrid per complimentarsi con gli italiani oltre che per un incontro istituzionale con Unipublic, organizzatori della corsa: “Mi complimento, anche a nome di tutti gli appassionati, con il vincitore Chris Froome, con un grande Contador e con i corridori italiani che hanno lottato con valore, da Vincenzo Nibali, per la decima volta sul podio di un grande Giro, a Davide Villella, vincitore della classifica Gpm, a Matteo Trentin, fino a Gianni Moscon e gli altri che si sono distinti.

Aggiungo un elogio speciale a Sandro Coccioni, Presidente del Collegio dei Commissari qui in Spagna che, per tutta la manifestazione ma soprattutto ieri, ha saputo interpretare in maniera ottimale le regole, conciliando le esigenze di sicurezza con quelle di uno spettacolo antico e al tempo stesso moderno, nel quale il pubblico è in stretta simbiosi con i propri beniamini. Conferma di una scuola italiana dei Commissari che ha recuperato un forte legame con il ciclismo spagnolo.”

Vuelta Podiofinale1

ITALIANI PROTAGONISTI - E’ stata anche la Vuelta degli italiani, presenti non con una folta rappresentanza ma di grandissima qualità. A cominciare dall’ottimo secondo posto di Vincenzo Nibali, che permette al siciliano di salire per la decima volta sul podio di un grande giro. Dopo 2 Giri d’Italia, 1 Tour e 1 Vuelta, il secondo posto di oggi non può suonare come una sconfitta, ma come conferma del valore assoluto dello Squalo dello Stretto. Per Vincenzo si tratta di un 2017 di spessore, con le vittorie di tappa al Giro (unico italiano), il 3° posto finale sempre nella corsa rosa, a meno di un minuto da Dumoulin, la tappa e il secondo posto alla Vuelta. Una stagione che potrebbe non ancora essere finita. Ci sono gli appuntamenti autunnali, tra cui il Mondiale (anche se è da verificare la sua partecipazione a causa dei problemi derivanti dalla caduta di sabato nella tappa dell'Angliru) e il Giro di Lombardia, una classica che Vincenzo ha già vinto e che gli piace.

Bene, molto bene, a tratti addirittura irresistibile Gianni Moscon. Alcuni commentatori hanno rilevato che il luogotenente di Froome in alcuni momenti è sembrato più in forma del suo capitano e che spesso si è staccato, dopo aver fatto il suo lavoro, solo per non mettere in ombra il britannico. Non sappiamo se risponde a verità. Un po’ da tifosi, ci piace credere di si, cullandoci l’idea, soprattutto, di aver visto all’opera un sicuro protagonista futuro anche (ma non solo) di corse a tappe.

Vuelta Villella

Non si può fare a meno di ricordare, inoltre, Davide Villella che conquista, con grande determinazione e coraggio, la maglia di miglior scalatore. In una Vuelta come questa, ricca di salite (e che salite!).

Un grande risultato, impreziosito anche dal fatto che l’italiano è stato l’unico in grado di strappare una maglia a Froome, che invece indossa tutte le altre, compresa quella verde a punti.

Trentin Poker

Matteo Trentin ha provato fino all’ultimo sprint di soffiarla al britannico. Vederla sulle sue spalle sarebbe stato quanto mai meritato. Lui si è dimostrato il miglior velocista nella corsa spagnola, ha collezionato ben quattro successi e adesso guarda, legittimamente, a Bergen.

Lui, Viviani e Colbrelli, punte per tre diverse possibili soluzioni, ci permettono di volare al Mondiale in Norvegia con un certo ottimismo.

Un grande applauso lo merita anche Fabio Aru, che è rimasto nella top 10 finché la condizione gliel’ha permesso. Con una stagione caratterizzata dal brutto incidente che l’ha costretto a cambiare i programmi e alcune incomprensioni in squadra, oggettivamente era difficile pretendere di più.