18 Febbraio Feb 2015 1215 one year ago

Novantaquattro anni fa nasceva Alfredo Martini

Il ricordo del Presidente Onorario della FCI attraverso le sue stesse parole in occasione del primo mondiale vinto da tecnico, a San Cristobal con Francesco Moser, nel 1977. Un estratto della sua relazione inviata allora alla Struttura Tecnica della FCI

Martini e campioni del mondo

Oggi, 18 febbraio 2015, Alfredo Martini avrebbe compiuto 94 anni. Tecnico della Nazionale professionisti dal 1975 al 1997, ha rappresentato, per umanità e passione, il padre nobile del ciclismo italiano.
Molte cose sono state scritte in occasione della sua scomparsa, lo scorso 25 agosto, per questo rimandiamo alla sezione specifica sul sito (link). In questa occasione vogliamo ricordarlo riportando alcuni passi della sua relazione inviata alla Federazione in occasione della stagione del 1977, quella del suo primo titolo mondiale da tecnico azzurro con Moser, a San Cristobal in Venezuela.

“IL VIAGGIO – Dopo il viaggio dell’aprile scorso in Venezuela per prendere visione del percorso e per rendermi conto del clima, oltreché fissare l’Hotel, una delle cose più importanti fu quella di essermi reso conto che per non affaticare eccessivamente i corridori, era necessario dividere il viaggio in due tappe, riposando a Caracas per riprendere il volo il giorno dopo. Infatti andò bene così. I corridori arrivati a Caracas dopo circa 12 ore di volo ebbero la possibilità di dormire… riposando fino al mattino inoltrato e pontendo fare una buona colazione prima di riprendere il viaggio e giungere all’aeroporto di Fria da dove, con il pullman, raggiunsero l’Hotel Las Lomas a San Cristobal….

RIUNIONE ALLA VIGILIA – Al sabato nel primo pomeriggio riunione con i corridori per una panoramica su quello che ci aspettava… cercai di passare in rassegna le cose più importanti come quelle riguardanti gli avversari più pericolosi su quel tipo di tracciato e l’importanza di commetter meno errori possibili, compreso quello di non sbagliare ad alimentarsi in un percorso del genere. Inoltre e più importante, l’assegnazione dei compiti in corsa.

LA CORSA - …dal gruppo di testa intanto partono lungo la discesa Moser, Bitossi e Thurau, favoriti da una mossa intelligente di Saronni. I tre guadagnano in breve 20” alternandosi al comando. Arrivano alla salita più lunga, quella di 2250 metri, ed è qui che Moser attacca a fondo in modo da non fare riavvicinare gli inseguitori del gruppo Maertens.

Quando mancano 700 metri al termine della salita Bitossi perde contatto… e cerca di farsi raggiungere solo al termine della salita stessa. Con Gimondi, Saronni e Bitossi la protezione di Moser è assicurata, tanto che quando qualcuno cerca di muoversi è subito bloccato.

Thuaru e Moser arrivano così sotto lo striscione dell’ultimo giro con 1’ di vantaggio. Fino a questo momento i due si sono alternati nel condurre, ma dopo l’inizio dell’ultimo giro Thurau incomincia a rifiutare i cambi. Moser si accolla il maggior lavoro, ma poi visto che l’altro non vuole o non può tirare, parte di scatto sulla salita dopo il traguardo… prendendogli una quarantina di metri che questo colma prima che la salita sia finita….

A 6 km. Moser fora la gomma anteriore, Marino Vigna… è subito su Moser, mentre il meccanico Pizzalunga ha già pronta la bicicletta di scorta. E’ un attimo, mentre Francesco scende e posa la bicicletta.. il meccanico gli dà l’altra. Io l’aiuto a ripartire e debbo dire che in quel momento, più che in altri, ho avuto la netta sensazione della grande efficienza che in quel momento sosteneva Moser il quale, contrariamente a come di solito usa fare il corridore che aspetta la spinta per farsi rilanciare, ripartì talmente forte che a stento riuscii ad alleggerirgli un po’ la ripresa… Raggiunse Thurau entro un chilometro…
LA VOLATA – Moser smette di tirare ma l’altro frena pur di non passare in testa, allora Francesco accenna a scatti portandosi tutto dal lato opposto della strada. L’altro segue tutte le mosse di Moser…marciano ad una media di 15-20, ma in questo tiro-e-molla comandato da Moser Thurau non è avvantaggiato… lo sarebbe stato se Moser avesse proseguito con andatura regolare… così facendo invece Moser impegnava il suo avversario più di quanto si possa immaginare… Agli ultimi 400 metri con un’andatura sempre molto lenta e con sempre Moser in testa che però controlla l’avversario. Compiono anche la leggera salita di 150 m lentamente e poi scattano quasi contemporaneamente. Thurau a circa 100 m. cerca di uscire.. ed in parte ci riesce arrivando fino alla pedaliera dell’azzurro, dopodiché allo scoperto non riesce ad andare oltre e cede di schianto.
Moser diventa così campione del mondo in virtù di una sua grande prestazione ed affiancato da un complesso di squadra molto forte.
BILANCIO FINALE – Ritengo che fra le cose più importanti siano da rimarcare in particolare queste:

1^ la superiorità della nostra squadra nel complesso, l’omogeneità di questa con la coscienza di avere in Moser l’uomo che avrebbe avuto più degli altri la possibilità di vincere.

2^ il funzionamento e il rispetto dei compiti assegnati ad ogni singolo componente in rapporto al percorso ed agli avversari più seri che c’erano da affrontare.

3^ l’aver detto a Moser nel momento più critico della corsa (km. 2500 dall’arrivo) di smettere di tirare (a quel momento il vantaggio era salito a 3’ sugli inseguitori) anche in relazione al fatto di avere nei tre che inseguivano (Bitossi, Kuiper e Perurena) un Bitossi in buona condizione e un Thurau che nella fuga con Moser non avendo collaborato quanto l’azzurro. Questo per non dare un vantaggio maggiore a Thurau discretamente veloce e quindi non metterlo nella condizione privilegiata nei confronti di un Francesco che si era accollato il maggior lavoro della fuga (25 km.)… Infatti Moser non aveva che da guadagnare rallentando l’azione in quanto poteva prendere fiato dopo il suo sforzo dovuto alla foratura e non poteva temere niente dagli inseguitori sia per il largo vantaggio sia perché dietro in volata non poteva infastidirlo nessuno se non il suo compagno di squadra (Bitossi) impegnato a controllare la sua fuga.”

Dopo questo primo successo per Alfredo Martini e la Nazionale Azzurra arrivarono le vittorie di Giuseppe Saronni, nel 1982 a Goodwood (Gran Bretagna), Moreno Argentin, nel 1986 a Colorado Springs (Stati Uniti), Maurizio Fondriest, nel 1988 a Renaix (Belgio), Gianni Bugno, nel 1991 a Stoccarda (Germania) e nel 1992 a Benidorm (Spagna), più altri sette argenti e sette bronzi. Tutti sempre contraddistinti da una grande prova di tutta la squadra frutto di un abile lavoro psicologico e diplomatico, caratteristiche distintive delle Nazionali di Martini e forse una delle più importanti eredità tecniche lasciate al nostro movimento.

Antonio Ungaro