25 Agosto Ago 2014 2153 2 years ago

Una sensibilità fuori dal comune

Alfredo Martini ha rappresentato il punto di riferimento culturale per l’Italia sportiva, conciliando la doppia anima del nostro paese, guelfa e ghibellina. Questo ne ha fatto una delle figure di riferimento del '900 italiano, non solo dal punto di vista sportivo

Alfredo Martini e Franco Ballerini

In pochi minuti si è diffusa la notizia, come un tam tam sommesso e poi via via sempre più rumoroso. Alfredo Martini, 93 anni, padre nobile del ciclismo italiano, si è spento serenamente verso le ore 22,30 nella casa di Sesto Fiorentino, contornato dall’affetto dei suoi cari.

Con Alfredo Martini scompare una delle figure più rappresentative dello sport italiano dell’ultimo secolo. Il suo passato da ciclistica professionista, alla corte di Coppi e Bartali, quando ciclismo significava anche un’Italia da ricostruire e unificare, non è nulla rispetto alla sua esperienza di tecnico e CT della Nazionale negli anni di Moser, Saronni, Argentin, Fondriest e Bugno. Ma anche questa “seconda vita” non è nulla rispetto alla figura incarnata negli ultimi 15 anni della sua vita, da quando, nel 1998, la Federazione Ciclistica Italiana, lo ha nominato Presidente Onorario.

Alfredo Martini ha rappresentato il punto di riferimento culturale per l’Italia sportiva, conciliando la doppia anima del nostro paese, guelfa e ghibellina. Non è un caso che il suo massimo successo sia stato, nel corso degli anni, quello di trovare una sintesi, nelle sue squadre, tra i tanti campioni che ha sempre chiamato a comporle, appianando con le parole tensioni e contrapposizioni. Questo esercizio di sintesi, che è riuscito a sviluppare anche quando ormai l’età l’ha costretto lontano da ruoli di responsabilità, condito da una semplicità immensa, ne hanno fatto una delle figure più rappresentative della cultura italiana del ‘900.

Ma Alfredo Martini è stato soprattutto il punto di riferimento, per oltre 50 anni, per gli appassionati di ciclismo e di tutte le Nazionali che in questo periodo si sono formate. Da questo punto di vista è emblematico il suo rapporto con i tecnici che hanno raccolto il testimone e ai quali Alfredo non ha mai fatto mancare il sostegno. A cominciare da Franco Ballerini, che ha incarnato perfettamente la lezione di Martini, improntando squadre ricche di talento ma che “pedalavano” tutte nella stessa direzione; riuscendo così, in pochi anni, a raccogliere i successi che lo stesso Alfredo aveva raccolto in un ventennio. Martini ha sempre vissuto la scomparsa del Ballero come una ferita alla natura e al normale volgere delle cose; una sofferenza che non ha mai mascherato ogni volta che gli è capitato, in privato e pubblicamente, di ricordarlo.

Identico intenso rapporto l’ha poi avuto con Paolo Bettini, anch’egli toscano, grande amico di Ballerini e dello stesso Martini. Un rapporto culminato con la visita della Nazionale, lo scorso anno, alla vigilia della prova in linea. In quell’occasione attorno ad Alfredo sedettero venti ragazzi che, spogliati i vestiti dei campioni, si lasciarono cullare dalla voce pacata e dalle parole di Alfredo, come bimbi incantati. E Alfredo, anche in quell’occasione, non mancò di esaltare il ruolo del bicicletta, come mezzo antico e moderno, la responsabilità del singolo esaltata dal gruppo e il valore dello sport.

Non meno intenso il rapporto che l’ha legato a Davide Cassani, “suo” capitano in corsa quando insieme vincevano i Mondiali con Fondriest e Bugno. Per entrambi la nomina di Davide rappresentava la chiusura di un cerchio, un “ritrovare” il filo di un discorso interrotto. Un discorso fatto di passione e umanità, un linguaggio comune ad entrambi. Parole semplici che confermano la capacità di quest’uomo di toccare il senso intimo degli eventi e il cuore degli interlocutori. Una sensibilità che oggi l’Italia sportiva ha perso.
Ciao Alfredo.

Antonio Ungaro