|
Lettera del Presidente UCI al
Presidente FCI Renato di Rocco
Risposta del Presidente FCI Renato
di Rocco
Lettera del Presidente McQuaid alle
Federazioni Nazionali Europee e risposta del Presidente
della Fci Renato Di Rocco
Alla vigilia di una sessione elettiva del
Consiglio della Confederazione Ciclistica Europea, il
Presidente dell’UCI Pat McQuaid ha scritto alla
Federazioni Nazionali Europee.
Il pretesto è quello di rivolgere un augurio per il
nuovo anno, ma è evidente l'intento di attaccare ancora
una volta le Federazioni più grandi e di antica
tradizione, preoccupate della situazione di caos e
anarchia in cui sta precipitando il ciclismo mondiale.
Riportiamo la lettera di McQuaid e la risposta del
Presidente della Fci Renato Di Rocco.
QUESTA LA
LETTERA DEL PRESIDENTE DELL'UNIONI CICLISTICA
INTERNAZIONALE
LETTERA McQuaid alle
Federazioni Nazionali Europee
Presidente UCI
Presidenti delle Federazioni
Nazionali Europee
Aigle il 15 gennaio 2007
Rif: Président / PMQ / agz
Gentile Signor Presidente,
Le auguro un buon e armonioso anno
2007!
Ci tenevo a scriverle all’alba di
questa nuova stagione ciclistica, perché il 2007 si
annuncia un anno cruciale per tutti noi e per il futuro
di questo sport.
Delle sgradevoli circostanze hanno
fatto sì che, per prima cosa, dovremo avere a che fare
con i danni causati al nostro sport nel 2006.
Il 2006, infatti, è stato oscurato
dai casi di doping che hanno nuociuto fortemente
all’immagine del nostro sport. So dalle discussioni
avute con molti di voi che gli scandali hanno avuto
grandi ripercussioni all' interno delle nostre
Federazioni Nazionali. Per i danni causati alla
credibilità e all’immagine del nostro sport, siete
numerosi ad avere riscontrato difficoltà crescenti
nell’ottenere il sostegno necessario allo sviluppo del
ciclismo da parte delle vostre istituzioni governative e
dai vostri partner commerciali.
Vi assicuro che l’UCI considera molto
seriamente questo fenomeno e non può tollerare che
pratiche di doping continuino nel nostro sport.
Lavoriamo attualmente all’introduzione di nuove misure
di lotta contro il doping per il 2007. L’UCI non cesserà
mai di lottare per estromettere dal ciclismo gli
imbroglioni. Ogni Federazione Nazionale deve prendere
parte a questa lotta, promuovendo anche campagne di
informazione e di sensibilizzazione antidoping presso
gli atleti e applicando rigorosamente le regole nel caso
si verificasse una violazione.
Dovremo anche far fronte ai danni
causati dagli atti di alcuni membri della famiglia
ciclistica che cercano di imporre le loro proprie regole
e non esitano a nuocere al mondo del ciclismo e a
dividerlo per proteggere e rafforzare la loro situazione
privilegiata.
L’UCI è anche preoccupata dal fatto
che alcune delle nostre Federazioni Nazionali Europee le
più potenti e, tra l’altro, le più ricche, che dominano
il calendario organizzando il 70% delle prove
ciclistiche e controllando l’85% delle entrate del
nostro sport, cerchino di rafforzare il loro controllo
sul ciclismo europeo e di affrancarsi dalla grande
famiglia mondiale del ciclismo. Consideriamo che si
tratta di un passo indietro che compromette gravemente
la mondializzazione del nostro sport e che, se queste
Federazioni dovessero riuscirci, ciò nuocerebbe
fortemente alla nostra futura partecipazione ai Giochi
Olimpici
Queste Federazioni vi hanno mandato
qualche giorno fa una lettera per esporre le loro
posizioni. In qualità di Presidente dell’UCI, sono
sempre a disposizione dei Presidenti di Federazione per
trattare ogni domanda che abbia a che fare con il
ciclismo. Detto questo, mi rifiuto di avviare un
processo di consulto formale con un gruppo di
Federazioni che non rappresentano che i loro stessi
interessi e non hanno alcuna legittimità per esprimersi
al nome dell’insieme delle Federazioni. Questa
iniziativa è completamente indipendente e scavalca il
Comitato Direttivo dell’Unione Europea di Ciclismo,
organo democraticamente eletto per rappresentare le
posizioni di TUTTE le Federazioni Nazionali europee.
Sebbene i problemi con quali
l’ambiente del ciclismo si confronta necessitino la
nostra più grande attenzione e, purtroppo, delle risorse
considerevoli che altrimenti avremmo potuto e dovuto
investire in azioni costruttive, non dimentichiamoci che
il nostro bilancio rimane positivo, che si tratti dello
sviluppo del nostro sport, della posizione che occupa
l’UCI nel mondo dello sport e della lotta contro il
doping ma, soprattutto, della dedizione della grande
maggioranza delle persone coinvolte nel ciclismo.
Voglio ringraziarvi personalmente,
così come voglio ringraziare le vostre Federazioni e
tutti i suoi membri, per il vostro sostegno e il vostro
impegno continui.
Vorrei anche tra l’altro garantirvi
che l’UCI si applicherà più che mai a promuovere lo
sviluppo del nostro sport ovunque nel mondo e ad
utilizzare le risorse a sua disposizione per
testimoniare la sua solidarietà con le Federazioni dove
il ciclismo è meno sviluppato, anche Federazioni
europee. A questo proposito continueremo e svilupperemo
il programma del Centro Mondiale del Ciclismo che negli
ultimi cinque anni ha accolto ad Aigle ragazzi di non
meno di 98 Federazioni.
Siamo lieti di vedere che i risultati
delle recenti riforme del ciclismo su strada stiano
portando i loro frutti ed è incoraggiante assistere allo
sviluppo molto positivo dei calendari e delle squadre su
tutti i continenti. Il futuro si annuncia dunque molto
promettente, anche per le altre discipline ciclistiche
come la pista, il Mountain Bike e il BMX che stanno
vivendo attualmente una crescita senza precedenti.
Gentile Signor Presidente, l’UCI si
augura più che mai di collaborare con Lei allo sviluppo
del nostro sport e Le assicuro del mio impegno totale
per raggiungere questo obiettivo. Pertanto sarei lieto
di accoglierLa a Aigle se dovesse farci una visita, o di
incontrarLa nel Suo paese se si presentasse l’occasione.
Le Faccio i miei migliori auguri per
il 2007 e La prego di gradire, Signor Presidente, i miei
distinti saluti.
Pat Mc Quaid
Presidente
LA RISPOSTA DEL
PRESIDENTE DI ROCCO ALLA LETTERA DI MCQUAID
RISPOSTA DI RENATO DI ROCCO
Roma, 24 gennaio 2007
Prot. n. 928 /gc/
Egr. Sig.
Pat McQuaid
Presidente U.C.I.
1860 Aigle
Suisse
Caro Presidente,
la Tua lettera del 15 gennaio alle
Federazioni europee conferma quanto fossero fondati i
dubbi sulla sincerità delle Tue scuse per le
dichiarazioni del 5 gennaio. Una volta di più offendi
non tanto la nostra, quanto la Tua intelligenza.
Spargi veleno su alcune Federazioni -
scusa se rappresentano il 70% del movimento ciclistico
mondiale, ma non possiamo eliminare tre quarti dei
nostri affiliati e della nostra storia per venirTi
incontro - alla vigilia di una tornata elettorale dell’UEC
per il rinnovo dei suoi organi direttivi. Ti sembra una
bella cosa? E’ un’ulteriore prova di come interpreti il
Tuo ruolo di Presidente del ciclismo mondiale "super
partes".
Ci accusi Tu, proprio Tu, di volontà
di potenza perché osiamo esprimere le nostre opinioni e
chiediamo di essere ascoltati su temi così impellenti? E
lo facciamo, non a nome di tutte le altre Federazioni,
come sostieni sapendo di dire il falso, ma ciascuno con
la propria firma di Presidente?
Deleghi scelte di stretta pertinenza
dell’UCI, in base allo Statuto e ai Regolamenti che
tutti siamo chiamati a rispettare, a componenti che
esprimono interesse di parte come i Gruppi ProTour, gli
Organizzatori e per ultimo, persino a una Tv privata, ma
pretendi d’impedire a membri istituzionali dell’UCI come
le Federazioni di dire la loro su questioni così
delicate, che le coinvolgono direttamente?
Scrivi che nel 2006 il nostro sport
ha avuto danni enormi a causa dello scandalo doping.
Sono mesi che, ignorando la separazione dei poteri, il
rispetto delle procedure, la dignità delle persone,
sbatti in prima pagina il ciclismo come ricettacolo
mondiale di tutto il marcio e Ti meravigli? Cosa
dovrebbero fare le Federazioni per partecipare alla Tua
lotta d’avanguardia? Dovrebbero lasciare che siano le
proprie società e gli organizzatori a decidere chi ha
diritto di svolgere l’attività ciclistica in barba agli
organi preposti? E’ in questo modo che difendi
l’autorità dell’UCI, del suo Direttivo e la sua e la
nostra sovranità, compresa quelle delle Federazioni a
cui dedichi i Tuoi complimenti?
In nome dello sviluppo del ciclismo
mondiale hai costruito una montagna sul ProTour, che
alla fine dei conti rappresenta nove nazioni. Certo, può
e deve essere una grande risorsa per tutti. Senza
dimenticare che il suo capitale atletico, in gran parte,
è prodotto dal lavoro, dall’impegno e dagli investimenti
del movimento associativo rappresentato dalle
Federazioni che disprezzi tanto. Senza di che sarebbe un
carrozzone vuoto che gira per il mondo. Scusaci se
pensiamo di avere qualche diritto di partecipare al
dibattito sulla sua formula e sui suoi ritorni
Devi ancora spiegarci perché l’UCI ha
fatto saltare il tavolo a Parigi, dopo che gli
Organizzatori avevano raggiunto l’accordo sulla
partecipazione a 18 squadre (e quindi riconoscevano le
licenze assegnate dall’UCI e i conseguenti diritti e
doveri, con relativo rispetto degli impegni assunti o
contrattualizzati dall’UCI a quella data). Era lo stesso
numero richiesto il 15 di agosto dai Gruppi Sportivi, e
le Federazioni avevano mediato per raggiungere questa
soluzione di equilibrio che ancora una volta l’UCI ha
respinto.
Ora fai il duro con i Grandi Giri
perchè rifiutano le Tue imposizioni e il compiacente coi
Gruppi Sportivi, che a Strasburgo hanno iniziato a
dettar legge escludendo atleti dal Tour senza alcun
riferimento alle norme UCI.
Poi è accaduto che gli stessi Gruppi
non hanno partecipato alla cerimonia di premiazione del
Giro di Lombardia. Peccato che l’UCI non abbia voluto
onorare la maglia del Campione del Mondo, di cui è
titolare e che non aveva nulla da spartire con la
controversia ProTour!
A proposito di democrazia: il
Direttivo UCI era al corrente di queste scelte, le ha
discusse, condivise e ratificate? Approva i regolamenti
dell’attività ? In particolare, l’ultima sulla formula
ProTour approvata dalla Commissione ? O le nomine
all’interno del CUPT ? A me e ad altri Presidenti di
Federazione non risulta dai documenti ricevuti e da
quelli pubblicati sul sito internet. Un mistero, come la
trasparenza di bilanci.
Permettimi di dire: da quale pulpito
viene la predica!
Renato Di Rocco |