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RELAZIONE DEL PRESIDENTE DELLA
FEDERAZIONE CICLISTICA ITALIANA
RENATO DI ROCCO
SULL'ATTIVITA' DEL QUADRIENNIO 2005-2008

 


Premessa
 

Quando si traccia il bilancio di un periodo è il punto di partenza che dà la misura dei risultati ottenuti. Premessa ovvia, persino banale, eppure, mai come per il quadriennio 2005-2008 necessaria.
Ricordiamo tutti la situazione trovata all’inizio del mandato. Quattro anni fa la Federazione era sull’orlo del commissariamento a causa del dissesto economico-finanziario: il disavanzo di 1.682.000 euro lievitato ad oltre quattro milioni di euro tra crediti non esigibili, contratti inevasi, debiti pregressi e cartelle esattoriali accertati in seguito; la gestione amministrativa e l’organizzazione degli uffici completamente fuori controllo; l’ambiente scosso e lacerato da divisioni e controversie.
Ma il vero nodo della crisi era il clima di sfiducia che aveva pervaso tutto il movimento. Molti dubitavano sulla possibilità del ciclismo italiano di rialzarsi.
Il problema non riguardava tanto la qualità dei singoli, atleti, tecnici, dirigenti – il ciclismo italiano è stato sempre ricco di risorse umane - quanto la capacità di ritrovare unità di intenti ed entusiasmo.
Senza il dialogo e la collaborazione, senza una visione d’insieme e un progetto globale, si possono anche ottenere risultati importanti al livello settoriale, con punte d’eccellenza come nella pista femminile, ma è impossibile perseguire lo sviluppo equilibrato delle varie specialità ed evitare la decadenza generale del patrimonio associativo.
Da qui bisogna partire per tirare le somme al termine, tenendo presenti gli obiettivi che ci eravamo posti.
E’ inoppugnabile che al termine del mandato tutti gli indici fondamentali volgono al meglio. E va dato atto al Coni, in particolare al Presidente Petrucci, di aver sostenuto i nostri sforzi.
Ci è stata aperta una carta di credito con l’approvazione del piano di risanamento e con il finanziamento del progetto speciale per la ricostruzione del vivaio, soprattutto nella pista maschile e nelle specialità depresse.
Se il ciclismo italiano ha ripagato la fiducia è perché ha ritrovato, prima di tutto, fiducia in se stesso. Si è capito che lo spirito di appartenenza non è un’espressione retorica, ma la carica necessaria per risalire la china e aspirare
a grandi traguardi.
Oggi possiamo dire che la situazione economico finanziaria è sotto controllo, la riorganizzazione amministrativa e gestionale è in fase avanzata. Nonostante la carenza di risorse e gli oneri del risanamento, il programma è stato portato avanti in ogni settore con progetti dedicati. I risultati ottenuti dagli atleti azzurri nei diversi settori in campo mondiale ed europeo ci dicono che siamo sulla strada giusta.
Attenzione però al facile ottimismo. Siamo appena all’inizio della ripresa.
Occorre consolidare e dare continuità al lavoro avviato, mantenendo quel “clima di fiducia, di dialogo e di collaborazione” posto, non a caso, al primo punto del nostro programma, e stimolando “soprattutto nei giovani l’orgoglio per la grande storia e la tradizione del nostro ciclismo”. [...]